L'odore non è così insopportabile come può sembrare. È dolciastro, sa un po' di calce. Eppure è chiaro il modo in cui Demba balza verso un lato, quando sente qualcosa muoversi sul prato: qui ci sono ratti e altre bestie. Un profugo siriano racconta di aver trovato recentemente una vacca in decomposizione nelle vicinanze. Giaceva lì gonfia e puzzolente, sarebbe stata morsicata da una vipera. Nessuno vuole assumersi il compito di smaltire i rifiuti.

I richiedenti asilo in Italia-naufraghi (Parte VI)

Der Spiegel

Parte I_Arrivo

Parte II_Il Capitano

Parte III_Il Minorenne

Parte IV_Lo Scafista

Parte V_Nel centro di accoglienza

 

Parte VI_L’immondizia

L’odore non è così insopportabile come può sembrare. È dolciastro, sa un po’ di calce. Eppure è chiaro il modo in cui Demba balza verso un lato, quando sente qualcosa muoversi sul prato: qui ci sono ratti e altre bestie. Un profugo siriano racconta di aver trovato recentemente una vacca in decomposizione nelle vicinanze. Giaceva lì gonfia e puzzolente, sarebbe stata morsicata da una vipera. Nessuno vuole assumersi il compito di smaltire i rifiuti.

Demba viene dal Gambia, nell’Africa Occidentale e ha un’incredibile somiglianza con un giovane Samuel L. Jackson. Come molti suoi connazionali, è arrivato in Sicilia per mare; qualcuno gli ha chiesto le sue impronte digitali, come prevede la legge europea, lui le ha fornite. Così è stato registrato e a quel punto avrebbe potuto fare domanda di asilo.

Ha vissuto nel campo profughi per un brevissimo periodo,  ad un certo punto non poteva più rimanere lì, dice. Adesso vive non lontano dal centro di accoglienza Umberto I di Siracusa: in un rudere con tre pareti insieme a tre connazionali in mezzo alla spazzatura. Intorno all’edificio si accumulano cataste di rifiuti puzzolenti, fino all’orizzonte, dove il Mediterraneo si fa blu indaco.

Solo il 9% dei profughi provenienti dal Gambia sono cristiani  e Demba è uno di loro. “So che avrò i miei documenti. Dio mi aiuterà”, dice. “Neanche per sogno, siamo spacciati”, lo contraddice furioso il suo coinquilino Yaya, un giovane muscoloso con i rasta. Aspetterebbero il permesso di soggiorno da un’eternità, chiedono sempre più spesso alle autorità, ma la cosa viene continuamente rimandata. “Non sono un animale, ma vivo come se lo fossi”, dice e mostra il lenzuolo sporco nel letto comune.

Dall’altra parte della strada, nel centro di accoglienza Umberto I, la situazione è tesa. Troppi profughi ammassati qui per la mancanza di spazio, si passa alle risse, le aggressioni, lo spiegamento di poliziotti è davvero grande. Poiché gli immigrati sono una questione politica e i responsabili sono stanchi della stampa spazzatura, i giornalisti non sono ben visti. Quando proviamo a dare un’occhiata al centro di accoglienza, senza troppi complimenti veniamo subito mandati via da un gruppo di poliziotti. “Ne ho le scatole piene” urla un funzionario adirato. “Non faccio entrare più nessuno, basta”.

“Tutte chiacchiere”, dice un uomo con la barba grigia mentre osserva rabbioso la scena. “Non c’è niente qui, il Governo non c’è, la Chiesa neppure”. E viene fuori che  l’uomo è il proprietario della casa confinante con il rudere dei migranti. Da mesi vede i profughi andare e venire, sopporta il puzzo, la spazzatura e il rumore. E dice: “Non ho nulla contro gli africani, poveracci, non ci possono fare nulla. Ma che nessuno cerchi una soluzione, ecco di questo ne ho abbastanza”.

Immigrati: vita nella spazzatura

Perché nessuno butta i rifiuti? Spallucce. Da un’indagine viene fuori che  il terreno devastato appartiene alla Chiesa Cattolica, come confermato dalla Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione, sostenuta dalla Casa famiglia Padre Luigi Monti di Siracusa che si prende cura degli immigrati minorenni non accompagnati. Il direttore della casa accoglie sorridente.

Certo è molto preoccupato, dice Padre Antonio sospirando. Sarebbe pericoloso vivere lì, con i serpenti, i rifiuti e poi l’edificio è allo stremo, potrebbe persino crollare. Hanno provato insistentemente a prendere in mano la situazione ma sono arrivati sempre più immigrati.

Cosa pensa di fare la Chiesa? “Abbiamo un progetto per le fondamenta, lo abbiamo in testa e anche nero su bianco,  ma non abbiamo i soldi”. E Papa Francesco, in che modo si è adoperato per gli immigrati di Lampedusa? “Eh, il Papa non può essere dappertuto”, dice Padre Antonio indulgente. Il Comune alla fine gli ha detto: “Lasciate lì gli immigrati”.

 

[Articolo originale "Asylbewerber in Italien: Gestrandet-Das Müllhaus" di Annette Langer e Giulio Magnifico]

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Traduzione di:
Valentina GiagnorioGermania Valentina Giagnorio
Revisione di:
Claudia Marruccelli