Fin dall’inizio era chiaro che non si sarebbe arrivati a conclusioni importanti, gli assessori di turno da giorni avevano avvisato che non sarebbero state prese decisioni. Quindi, a che cosa è servito ai capi di Stato o di Governo dei 15 paesi dell’Unione Europea il vertice sul lavoro che si è riunito a Milano?

La Merkel fa da madrina a Renzi a Milano

El Mundo

Fin dall’inizio era chiaro che non si sarebbe arrivati a conclusioni importanti, gli assessori di turno da giorni avevano avvisato che non sarebbero state prese decisioni. Quindi, a che cosa è servito ai capi di Stato o di Governo dei 15 paesi dell’Unione Europea il vertice sul lavoro che si è riunito a Milano?

Sicuramente è servito per analizzare politiche, per sottoporre problemi e proposte al fine di potenziare il mercato del lavoro europeo, che negli ultimi sei anni, secondo il documento preparatorio del vertice scritto dalla presidenza italiana, ha perso 7,6 milioni di posti di lavoro e la cui ripresa “potrebbe durare ancora molti anni”.

E soprattutto è servito affinché il primo ministro italiano Matteo Renzi, il cui Governo sta spingendo per una riforma radicale del mercato del lavoro che prevede il licenziamento libero e che è fortemente contestata persino all’interno del suo stesso partito, possa dimostrare il suo impegno ai suoi soci europei. E, tra l’altro, anche per beneficiare dell’appoggio pubblico dell’UE riguardo ad  una riforma del lavoro molto criticata in Italia e che è stata sottoposta ieri al voto del Senato, dove la maggioranza a favore di Renzi è molto fragile.

La disputa che scioglie la riforma che Renzi vuole portare a termine è emersa in modo molto evidente ieri [07 Ottobre 2014, NdT] al Senato, dove prima che la proposta di legge fosse sottoposta al voto si è verificato un piccolo scontro che ha visto come protagonisti i membri del Movimento Cinque Stelle (il movimento anticasta con a capo Beppe Grillo) e la Lega Nord, che ha assistito al lancio di monete, fogli e libri, alcuni indirizzati contro Pietro Grasso, il presidente del Senato. La sessione è stata sospesa.

Credibilità

Ma queste proteste, definite da Renzi come “scenette”, non intimoriscono il primo ministro italiano. “L’Italia sarà credibile solo se porterà a termine tutte le riforme che promette da 30 anni e quelle che ha messo in cantiere negli ultimi sei mesi” sottolineava ieri durante il suo intervento.

Risulta in questo senso fondamentale la pacca sulla spalla che Angela Merkel ha dato a Renzi di fronte agli altri colleghi europei, nell’assicurare che “l’Italia sta facendo un passo importante” con la riforma del lavoro che sta portando avanti e che è assolutamente necessario eliminare le barriere che ancora esistono nel mercato del lavoro. “Il Governo italiano è fantastico, sta facendo tutto il possibile per mobilitare gli investimenti e io lo sostengo in questo. Non avremo mai bilanci sostenibili senza crescita e aumento delle entrate”, sottolinea da parte sua Martin Schultz, presidente del parlamento Europeo.

[Articolo originale "Merkel amadrina a Renzi en Milán" di Irene Hdez. Velasco]

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Traduzione di:
Michela Grugni
Revisione di:
Elena Bergamaschi