L'ex scuola "Principe di Napoli" di Augusta, in Sicilia, è tutt'altro che sfarzosa. L'intonaco si sta staccando, i pavimenti sono unti e bisunti e con dodici brandine in una stanza si sta stretti quando sono tutte occupate. Di sopra, appena sotto il soffitto dell'ingresso, qualcuno ha messo un vecchio televisore. Chi vuole vedere qualcosa si fa venire il torcicollo e ha bisogno di una buona vista.

I richiedenti asilo in Italia-naufraghi (Parte V)

Der Spiegel

Parte I_Arrivo

Parte II_Il Capitano

Parte III_Il Minorenne

Parte IV_Lo Scafista

 

Parte V_Nel centro di accoglienza

L’ex scuola “Principe di Napoli” di Augusta, in Sicilia, è tutt’altro che sfarzosa. L’intonaco si sta staccando, i pavimenti sono unti e bisunti e con dodici brandine in una stanza si sta stretti quando sono tutte occupate. Di sopra, appena sotto il soffitto dell’ingresso, qualcuno ha messo un vecchio televisore. Chi vuole vedere qualcosa si fa venire il torcicollo e ha bisogno di una buona vista.

Il centro di prima accoglienza è previsto per la permanenza in Italia nei primi 10/15 giorni. In realtà i minorenni giunti qui da soli dovrebbero essere smistati nelle strutture dell’intero Paese. Eppure vi sono ragazzi che si trovano qui da mesi e vivono in una condizione provvisoria che si fa sempre più definitiva. Come il 17enne Yacouba della Costa d’Avorio.

Yacouba è seduto su una brandina, è un giovane uomo tranquillo, vestito in modo irreprensibile, con in mano una versione francese de “Il piccolo principe”. La sua storia sembra di altri tempi, ma non ha nulla di bello.

“Ad Abidjan non avevo più nessuno. Mio padre è morto e anche mia madre. A otto anni mi sono trasferito da mio zio che aveva tre mogli. Dicevano che avrei preso il posto dei loro figli. Mio zio lavorava tutto il giorno, non c’era mai. Quando tornava a volte mi portava qualcosa da mangiare. Quando è morto, nel 2009, mi sono ritrovato senza casa. Poi ho iniziato un corso di formazione per saldatori, potevo vivere presso il mio formatore. Quando avevo 13 anni ha avuto un incidente e ha chiuso l’attività. Non potevo restare, aveva già 20 bocche da sfamare”.

Tristezza e buone azioni

Nel 2013 Yacouba si trasferì in Burkina Faso, lavorò per un pò per poi trasferirsi in Niger e arrivare infine in Libia.

“La Libia era così caotica, lì sono successe molte cose terribili. Due miei amici sono stati uccisi, non si sa da chi. Una volta nel nostro alloggio siamo stati aggrediti nel cuore della notte da un gruppo di persone armate di Kalashnikow e pistole. Ci hanno portati via, poi un uomo mi ha detto di voler fuggire in Italia. ‘La traversata è pericolosa, le possibilità di sopravvivere sono del 10%’, ha detto. Ma non mi importava”.

“Tutto è meglio della Libia” conferma Bakary, 18 anni dal Gambia. “I libici odiano noi neri, i loro figli ci uccidono per strada, per il solo gusto di vedere dei morti”. Solo a luglio 21.127 persone sono sbarcate in Italia provenienti dalle coste nordafricane. Bakary, un giovane goffo, era uno di loro.

Bakary ha lasciato il Gambia perché, secondo il suo racconto, minacciato di morte. Suo padre è stato accusato di aver organizzato un colpo di stato contro il presidente. Bakary è rimasto nove mesi in Libia, lavorando per 15 dinari (nove euro) al giorno. Come racconta, è stato poi arrestato per ragioni sconosciute e imprigionato insieme a molti altri africani di colore. “Eravamo 50 persone in una cella minuscola con pavimenti in argilla e bagno in comune: era incredibilmente sudicio”. La via d’uscita? “Dammi 500 dinari e ti libero, altrimenti marcirai qui”, avrebbe detto la guardia. Gli amici di Bakary gli hanno procurato circa 314 euro, è stato rilasciato e si è avvicinato all’Italia.

Secondo l’Associazione dei comuni italiani (Anci), solo quest’anno sono sbarcati più di 11.000 profughi minorenni non accompagnati. I comuni hanno enormi problemi legati alla sistemazione e all’assistenza dei giovani. Attualmente è stato creato un centro di coordinamento del Ministero dell’Interno, di cui il governo di Roma dovrebbe organizzare e finanziare un primo intervento a lungo termine.

Nei corridoi della vecchia scuola di Augusta regna la noia. Alcuni profughi restano a letto, leggono fumetti, sfogliano libri di di italiano.Gli altri stanno con le mani in mano.

Enzo Amato del Comune di Augusta ci guida nell’edificio: è un 49enne servile e cordiale che si sforza di nascondere il suo disgusto. “Chattano o parlano via Skype con i loro parenti” dice. “A volte organizzano dei tornei di calcio, oppure si costruiscono dei dormitori all’esterno, giocano con l’acqua, cosa che farebbe chiunque con il caldo”. Ci sono corsi e lezioni di lingua? “Certo che ci sono”, dice Amato.

Dal mese di aprile abbiamo 110 giovani uomini nel centro, la gran parte tra i 15 e i 17 anni, alcuni anche solo dodicenni. Circa la metà di loro proviene dall’Egitto, gli altri dal Gambia, Mali, Costa d’Avorio ed Eritrea.

Quando visitiamo la vecchia scuola, i volontari hanno appena organizzato una festa. Ballano con i migranti, si inventano degli sketch suonano la chitarra e cantano. Il triste cortile diventa all’improvviso colorato, tutti sono felici del diversivo.

C’è un medico che viene ogni mattina, una mediatrice culturale e i volontari di “Emergency”. Eppure i giovani sembrano persi. Chi li accoglie, chi parla con loro dei corpi in barca, degli stupri, del dolore che hanno visto? O è troppo presto parlarne?

“Le persone qui sono molto gentili, questo mi aiuta a dimenticare”, dice Yacouba. Ad esempio la nave che ha virato quando i profughi in fin di vita nella sua barca hanno chiamato l’SOS. Oppure l’elicottero che ha fatto qualche giro e poi è tornato indietro.

Bakary adesso è maggiorenne e non vive più nel campo profughi. Ha un tutore che lo assiste, gli paga la stanza e lo aiuta con denaro e vestiti, in attesa dei documenti. Ora ha degli amici italiani che lo sostengono. “Mi hanno salvato” dice. “La mia vita va bene, resto qui; se avessi un lavoro, farei venire mia madre”.

 

[Articolo originale "Asylbewerber in Italien: Gestrandet-Im fluchtlingzentrum" di Annette Langer e Giulio Magnifico]

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Traduzione di:
Valentina GiagnorioGermania Valentina Giagnorio
Revisione di:
Claudia Marruccelli