Gli occhi di Amar sono spalancati, il suo labbro inferiore, come tutto il suo corpo, trema e sobbalza per l’agitazione. Nervoso, il ragazzo armeggia con le bretelle del suo zaino e, come se avesse il raffreddore, continua a tirare su con il naso e socchiude leggermente gli occhi quasi stesse piangendo.

I richiedenti asilo in Italia – naufraghi (Parte III)

Der Spiegel

PARTE I_Arrivo

PARTE II_Il Comandante

 

Parte III_Il Minorenne

Gli occhi di Amar sono spalancati, il suo labbro inferiore, come tutto il suo corpo, trema e sobbalza per l’agitazione. Nervoso, il ragazzo armeggia con le bretelle del suo zaino e, come se avesse il raffreddore, continua a tirare su con il naso e socchiude leggermente gli occhi quasi stesse piangendo.

Amar è tutto sottosopra: da 24 ore si trova in Italia ma è ancora presto per potersi rilassare. “Sto bene, non sono malato” risponde allarmato a chi gli chiede se un medico lo abbia visitato. Unica cosa da fare è non finire in quarantena e poi proseguire con il viaggio il più velocemente possibile. “Ha dormito” riferisce il suo nuovo amico e compagno di fuga Mohammed. “Ci prendiamo cura noi di lui, lo portiamo in Svezia”.

Amar ha 16 anni ed è solo. E’ sfinito dall’eccessiva paura, dalla visione dei morti sulla sua barca e ha paura per la madre, rimasta da sola a Damasco, e per il padre, catturato dai fedelissimi di Assad, in Siria. Amar, disorientato, si trova ora in una stanza quadrata dell’edificio di primo soccorso per rifugiati nel paese siciliano di Pozzallo. Dietro a vetri appannati a causa del caldo eccessivo e dei respiri pesanti, i migranti provenienti dall’Africa e dall’Asia gesticolano: vogliono essere rilasciati per raggiungere un altro centro e, forse, iniziare una nuova vita.

La rabbia dopo l’arrivo

Il giorno precedente, la „Dattilo“, nave della guardia costiera, approdava al porto di Pozzallo con 948 migranti a bordo, dei quali 182 minorenni. Un triste primato. Con l’avvicinarsi dell’autunno, sempre più migranti cercano di raggiungere l’Italia prima che le violente burrasche rendano la traversata del tutto impossibile.

“Il gommone che ci seguiva si è rovesciato con più di 60 persone a bordo. Non c’è stato alcun sopravvissuto“ racconta Mohammed, amico di Amar, un cittadino libanese di origine palestinese. La situazione al momento della partenza dalla Libia era, già di per sé, catastrofica. “C’era un solo bagno per centinaia di persone, niente da mangiare, nemmeno una doccia.” Mohammed ha pagato 1500 dinari, circa 900 euro, per questo viaggio rischioso. Il carburante è finito velocemente, senza punti di riferimento si sono spinti in mare fino a quando la marina italiana li ha raccolti.

Amar armeggia con il suo passaporto che spunta dalla tasca dei pantaloni: molto presto scoprirà che, per chi vuole raggiunger il Nord Europa il prima possibile, possedere un documento d’identità non è, in alcun modo, un privilegio.

A partire dal 2003, infatti, il documento europeo “Regolamento Dublino II” stabilisce che i profughi che fanno il loro ingresso nell’Unione Europea possano richiedere asilo esclusivamente nel primo stato in cui sono approdati: nel caso di Amar, quindi, in Italia.

Le autorità sono perciò obbligate a stabilire l’identità degli immigrati illegali. Il sistema Eurodac obbliga tutti gli stati membri a raccogliere, nell’immediato, le impronte digitali: tuttavia, dal momento che l’Europa si rifiuta fermamente di sostenere finanziariamente e materialmente gli italiani nella gestione dell’enorme flusso di profughi, gli incentivi a far approvare le norme dell’UE calano drasticamente. Se in passato veniva esercitata una maggiore pressione, oggi le autorità chiedono gentilmente se possono prendere le impronte digitali di un migrante: se si rifiuta, lo lasciano proseguire.

I minorenni che viaggiano da soli tuttavia incontrano delle difficolta: una volta identificati, non possono lasciare da soli l’Italia fino a compimento della maggiore età. Bambini e ragazzi vengono sistemati in appositi centri per profughi dove, in maniera approssimativa, vengono preparati alla vita quotidiana del paese. Ottengono un permesso di soggiorno e l’aiuto di un tutore nel caso in cui frequentino la scuola. Le autorità sembrano essere oberate dalle operazioni di sistemazione.

“L’Italia ha delle difficoltà a gestire il flusso dei profughi”, dichiara Giovanna di Benedetto dell’organizzazione umanitaria “Save the Children”. “ Dappertutto bisogna improvvisare, nei centri di raccolta mancano le strutture adeguate, anche le scuole pubbliche che dovrebbero accogliere i bambini immigrati faticano a portare a termine il loro compito.”  Nei centri di primo soccorso vengono “sistemati centinaia di bambini su sedie sdraio”.

Dei 41.200 migranti che, tra gennaio e maggio 2014 sono stati salvati dalla marina italiana, vi sono 6700 minorenni. I bambini, nella maggior parte dei casi non accompagnati, vengono soprattutto dall’Eritrea e, nel viaggio verso la Libia, dove i trafficanti si mettono in mare verso l’Italia, hanno vissuto l’indescrivibile.

Raggiungere la costa, tuttavia, non è sinonimo di salvezza. “Molti giovani profughi spariscono semplicemente”, riferisce Di Benedetto. “Spesso finiscono nell’illegalità e non sono, per noi, più raggiungibili”.

 

[Articolo originale "Asylbewerber in Italien: Gestrandet-Der Minderjährige" di Annette Langer e Giulio Magnifico]

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Traduzione di:
Claudia SalogniGermania Claudia Salogni
Laureata in lingue e letterature euroamericane, ha una passione per la lingua e la letteratura tedesca. Ama Berlino (est), i grandi romanzi e la natura. Aspirante traduttrice professionista, ritiene la libera circolazione di informazioni un bene da non sottovalutare.
Revisione di:
Claudia Marruccelli