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Napoli supercattiva, una città impazzita

Pubblicato Mercoledì 28 Maggio 2008 in Canada

[Globe and Mail]

Rinomato per la sua bellezza, cultura e cucina, l’antico porto italiano sta affondando rapidamente in una palude di crimine, violenza e corruzione. Eric Reguly e Lorenzo Tondo si sono avventurati oltre la facciata da cartolina per scoprire perché cosí tante persone ormai credono che la patria della pizza e di Scarlatti sia fuori da ogni controllo.

Sabato 23 febbraio 2008

Le vedette ci individuano in pochi secondi. “Maria! Maria!” urlano, lanciando l’allarme con la parola in codice usata per individuare la polizia. Tentando di restare calmi, entriamo comunque nell’edificio e ci accorgiamo che tutte le finestre sono state distrutte. Il cemento e il marmo sono stati strappati via come da una artiglio gigantesco. Gli ascensori non esistono più. Tubature rotte perdono acqua dappertutto e i pavimenti sono coperti di immondizia. L’aria odora del fumo proveniente da un incendio esterno.

La carcassa di una macchina, il tetto divelto, giace nel piano interrato.”Guardate la nuova Fiat Cabriolet!” ci dice uno della nostra scorta.

Incredibilmente il posto è ancora abitato, anche se sembra una zona bombardata e dichiarata inagibile. Una madre e sua figlia sgaiattolano via, lanciandoci una occhiata incuriosita prima di sparire. Una semplice sedia di legno occupa un lungo corridoio aperto, in uno dei piani superiori. E’ lí che lo spacciatore si siede quando esercita la sua attività.

Siamo a Scampia, il quartiere alla periferia nord di Napoli che rappresenta bene il lato oscuro dell’Italia, quello di cui non si parla ai turisti e che i politici nazionali, alle prese con le elezioni di aprile, vorrebbero piuttosto dimenticare. Mai, nei miei 25 anni di lavoro come giornalista in quattro Paesi, ho visto un tale scioccante decadimento urbano e una tale desolazione. E’ chiaro perché Antonio Puglisi, il capo della polizia di Napoli, insista a dire che l’unico modo per venire qui è con una scorta armata.

Parliamo con Puglisi nel suo ufficio rivestito in legno nel centro di Napoli, a una confortevole distanza dall’orrore di Scampia. In un primo momento è proprio di buon umore. I suoi uomini hanno appena arrestato Vincenzo (Fatso) Licciardi, uno dei principali boss della mafia locale, nota come camorra.

Le montagne di immondizia in decomposizione - l’eccedenza delle discariche strapiene che dovuto smettere di ricevere i rifiuti poco prima di Natale - stanno cominciando lentamente a essere ripulite con l’aiuto dell’esercito.

Napoli, ci spiega, è solo un’altra grande città con i problemi di una grande città; alcuni vengono risolti, altri no. “A parte l’immondizia, non c’è nessuna altra particolare emergenza” ci dice. “Gli Stati Uniti hanno le gang, noi abbiamo la camorra. Abbiamo 4 milioni di abitanti e ci sono un centinaio di omicidi l’anno”.

Il suo messaggio tra le righe è: l’usuale ritratto che dipinge questa “bellissima città” come ingovernabile e violenta, è falso oppure esagerato.

Poi, quando annunciamo la nostra intenzione di visitare Scampia, l’atteggiamento di Puglisi cambia improvvisamente. Pochi minuti dopo compaiono due ufficiali della Squadra Volante, la squadra per le emergenze, e ci invitano a seguire la loro Alfa Romeo di servizio Bianca a blu.

CAPITOLO 1: LA BELLA E LA BESTIA

Il capo della polizia ha ragione, naturalmente. La sua città è incredibilmente bella. Fondata dai greci piú di 2500 anni fa con il nome di Neapolis (città nuova) in una ampia baia del mare Tirreno, incorniciata dal Monte Vesuvio a est e dall’isola di Capri a ovest, la città e la circostante regione Campania hanno la fama di essere un paradiso terrestre.

L’imperatore Tiberio ne fu cosí affascinato che, per gran parte del suo regno, essenzialmente governò l’impero romano da una villa su una collina dei Capri. E per decenni la Costiera Amalfitana a sud di Napoli è stata una calamita per le star del cinema, per scrittori come Gore Vidal e Virginia Woolf, per dinastie come quella dei Kennedy e per i super-ricchi in generale. Gli yachts dei miliardari riempiono i porti e molti romani considerano Napoli piú bella e animata della Città Eterna, con un cibo e un clima migliori - e una popolazione famosa per il suo fascino, la sua generosità e la sua amichevolezza.

Nonostante questo, è possibile che Napoli sia la città governata in peggior modo nel paese d’Europa governato nel modo peggiore.

L’eccesso di immondizia è stato un problema per quasi vent’anni. I tassi locali di incidenza di tumori sono ben al di là della media nazionale, probabilmente poiché le discariche che traboccano di rifiuti tossici illegali – un regalo della camorra – hanno contaminato le falde acquifere. Pur essendo cosa di routine, le faide interne alla camorra possono essere estremamente violente e a volte uccidere o ferire dei passanti innocenti; due anni fa un proiettile vagante colpì ad una gamba un turista canadese. L’esercito è stato chiamato ad intervenire ogni paio d’anni per rinforzare l’operato della polizia o per ripulire le strade. Il porto di Napoli è noto per essere uno dei maggiori centri di smistamento del contrabbando e degli stupefacenti. La corruzione, la povertà e una generale mancanza di legalità sono diffuse. Lo stesso vale per la maggioranza delle zone circostanti. Anche le vendite del suo famoso formaggio – la mozzarella di bufala – sono calate.

In realtà, probabilmente la sfortunata Campania ha contribuito alla caduta, il mese scorso, del governo di centro-sinistra del primo ministro Romano Prodi.

La catena di avvenimenti è cominciata in gennaio, quando Clemente Mastella, ministro della Giustizia del governo Prodi e cittadino campano, e sua moglie furono oggetti di una inchiesta della Magistratura. L’accusa, che entrambi hanno negato, era di aver manipolato per interessi politici le nomime in un ospedale locale. Mastella ha poi dato le sue dimissioni, togliendo quindi l’appoggio del suo piccolo partito, di tre senatori, alla coalizione di governo.

Il governo - il 61esimo dalla seconda Guerra mondiale - puntualmente cadde in una votazione sulla fiducia. Non aiutò certo il fatto che Prodi fosse sotto attacco per la crisi dei rifiuti a Napoli, fatto che ha prodotto numerosi articoli in tutto il mondo, facendo diminuire il turismo a Capri, nella Costiera Amalfitana ed in città, e ha portato a minacce di provvedimenti da parte della Commissione Europea.

Se la crisi dei rifiuti non verrà risolta subito, o se scoppia una nuova guerra di camorra per il controllo del territorio, Napoli potrebbe diventare uno degli argomenti principali nelle elezioni indette per il 13 e il 14 aprile. Anche adesso gli stranieri non riescono bene a comprendere come la città passi da una crisi all’altra e, nonostante questo, solo raramente riceva poco piú di una attenzione superficiale dal governo nazionale.

”Una una situazione come quella di Napoli non sarebbe tollerata in nessun altro paese” dice Franco Pavoncello, scienziato politico e presidente della John Cabot University di Roma che considera l’Italia l’unico “paese del mondo occidentale dove un quarto dello stato non è controllato dal governo”.

Afferma che Napoli, insieme al resto della Campania ed alle confinanti Calabria e Sicilia - cioè una fetta enorme dell’Italia meridionale – sono piú o meno ingovernabili e quindi i politici finiscono per chiedersi: perché scomodarsi per risolvere il problema? “Lo stato italiano non controlla queste areee e i cittadini sanno che lo stato non le puó controllare”.

Napoli è sempre stata sull’orlo dell’anarchia. Dalla caduta di Roma, nel quinto secolo, la città ha subito una lunga serie di occupazioni, dai Goti, Bizantini e Longobardi, a Borboni, Francesi e Spagnoli in epoche più recenti. Fino all’unità d’Italia nel 1860 è stata essenzialmente uno stato feudale. I napoletani hanno imparato a non fidarsi delle autorità.

E’ stata forse questa diffidenza nei confronti dell’autorità centrale che ha reso piú facile la vita delle organizzazioni criminali. La piú vecchia e ricca di inventiva tra le principali mafie regionali d’Italia (La Sicilia ha Cosa nostra e la Calabria la ’Ndrangheta), la camorra risale al 1800, quando la monarchia Borbonica impiegò dei “duri” nelle forze di polizia e come ufficiali dell’esercito

La camorra subì un eccezionale periodo di stasi sotto la mano dura dei fascisti di Benito Mussolini, la cui nipote Alessandra è stata quasi eletta sindaco di Napoli nel 1993, ma tornò a farsi potente dopo la seconda Guerra Mondiale quando, abbandonata e ignorata da ogni governo, la città si rivolse ai boss della mafia per cibo, lavoro e sicurezza.

Una povertà endemica ha incoraggiato sia la crescita della camorra sia la mentalità diffidente dei napoletani. I giganti industriali dell’Italia e del resto del continente hanno ampiamente evitato il meridione, in parte a causa della mancanza di infrastrutture e della notevole distanza dal cuore dell’Europa, in parte anche a causa della criminalità, della corruzione e della mafia. La mancanza di investimenti in ogni ambito, dai ponti alle fabbriche, ha portato a un livello di disoccupazione permanentemente alto - il tasso ufficiale di Napoli è quasi il 20%.

I disoccupati e i sottosalariati si rivolgono quasi in modo naturale a quello che Pavoncello chiama la “micro-criminalità” - scippi, contrabbando di sigarette, evasione fiscale, ecc. - per arrivare alla fine del mese. Gli scippi di orologi costosi sono talmente comuni che alcuni hotel forniscono ai loro ospiti economici modelli in plastica da indossare durante le passeggiate.”I napoletani sono sempre stati un popolo senza risorse” dice “quindi hanno sempre dovuto arrangiarsi”.

Oppure i napoletani entrano nella camorra, che paga bene, sebbene il lavoro potrebbe costare la vita. Nominate una cosa qualsiasi - prostituzione, riciclaggio, narcotraffico, sequestro di merci, falsificazioni di contratti di appalto, contraffazioni di marchi, usura, pizzo, discariche illegali di rifiuti tossici, sequestri - la camorra vi è implicata, spesso con un aiuto a livello di amministratori locali. Il tasso di omicidi è sceso negli ultimi anni a circa 100, ma solo nell’estate del 2006 sono stati riportati piu’ di 750 rapimenti a scopo estorsivo a Napoli.

CAPITOLO 2: “BRONX NAPOLI”

Seguendo la nostra scorta della polizia verso Scampia ci scontriamo col traffico caotico salendo le colline alle spalle del bel centro cittadino, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. C’è immondizia dappertutto, in mucchi alti e spessi lungo le strade dato che la città non riesce a trovare una alternativa alle discariche ormai stracolme.

Vediamo dei graffiti che dicono: “Bronx Napoli 1999″ un ironico gemellaggio di Napoli con il famoso quartiere violento e disorganizzato di New York (la polizia dice di non sapere cosa significhi la data).

E’ impossibile mancare la nostra destinazione - un insieme di enormi alti edifici di cemento, alcuni a gradoni come delle piramidi, costruiti dopo il terremoto di Napoli del 1980 e abitati da circa 60000 persone. Dal punto di vista urbanistico è l’opposto di quel layout che rende così vibranti e attraenti molte delle città italiane. Non ci sono né piazze, né negozi o strade alberate, nessun posto per stare all’ombra o prendersi un caffè.

Dal punto di vista della polizia, Scampia non è assolutamente un “quartiere”. E’ il più grande supermercato della droga di Italia, uno dei maggiori d’Europa, e probabilmente l’industria che da alla camorra i maggiori profitti, insieme alle discariche abusive. I giudici hanno detto che il traffico della cocaina, crack, hashish, eroina e un tipo meno raffinato di eroina chiamata kobret porta alla camorra più di 20 miliardi di dollari all’anno [circa 13 miliardi di euro, NdT]. La polizia dice che le droghe arrivano dalla Spagna, Gibilterra, Marocco e dalla Colombia. Da Scampia vengono poi smerciate in Italia e oltre.

La stazione del distretto di polizia è un blocco di cemento armato su un lato di questo inferno urbano. Il suo capo Michele Maria Spina, un uomo instancabile, esperto di karatè con tanto di sigaro, ci dice perché è così difficile fare degli arresti o dei Fermi (delle condanne sicure) incarcerazioni: la causa sono le vedette.

Di solito giovanotti con occhiali da sole scuri, che passano il tempo intorno agli ingressi degli edifici, sui balconi o sui tetti e avvertono gli spacciatori quando vedono qualcuno di sospetto. Questi non portano droghe, armi o denaro e sono pagati 300-400 dollari [200-250 euro, NdT] al giorno - una fortuna in questa zona di Napoli dove il tasso di disoccupazione è pari al 50% o maggiore. A volte la perseveranza della polizia porta a dei risultati, come ha fatto il mese scorso quando 23 vedette sono state ed accusati per complicità in comportamenti illeciti.

Dalla stazione, tre muscolosi agenti in borghese ci portano con delle machine private nel cuore di Scampia: un vasto edificio di 13 piani in uno stato tale di decadimento che potrebbe essere il set di un film horror post-apocalisse. Pochi anni fa il più grosso sequestro di eroina pronta per la vendita - 18000 dosi in tubi di plastica - fu effettuato proprio qui.

Una delle nostre scorte ricorda una rissa in cui fu coinvolto mentre tentava di arrestare un pusher nel 1998 e in cui la 17enne fidanzata incinta del sospettato gli sottrasse la pistola di ordinanza e, puntatagliela contro, premette il grilletto. Sarebbe morto se la ragazza non avesse accidentalmente chiuso la sicura dell’arma nel corso della colluttazione. (Fino a poco tempo fa, le armi di grosso calibro erano cosa rara a Scampia, ma questo starebbe cambiando. Recenti indagini hanno scoperto l’esistenza di un taser e di un Kalashnikov).

A causa dei recenti arresti le vedette sono evidentemente nervose. Spariscono all’interno dei loro edifici, presumibilmente per avvertire gli spacciatori, e ritornano in posizione. Dato che l’interesse sembra aumentare per il piccolo gruppo di estranei, uno dei quali con un grosso obiettivo sulla macchina fotografica, decidiamo che è tempo di andarcene.

Entrati in macchina percorriamo un lungo e sporco passaggio che corre lungo l’edificio. In un campo vicino alcuni ragazzini giocano a pallone in un paesaggio lunare. Ma il terreno qui è coperto di siringhe. Ci sono parecchie persone, chiaramente drogati, lungo i bordi della strada e anche loro sembrano agitati.

“Vaffanculo” ci sibila uno di loro. Un altro ci chiede: “Perché non pulite questa schifezza?”

CAPITOLO 3: Il RUSHDIE ITALIANO

Roberto Saviano sta cercando di dare il suo contributo alla pulizia di Napoli mettendo in luce l’orrore e le raffinatezze delle associazioni del crimine. A 29 anni è già uno degli autori più venduti in Europa. Recentemente pubblicato in inglese, il suo libro Gomorra (il titolo è un gioco di parole tra camorra e la maledetta e immorale città biblica) ha venduto più di un milione di copie e ha vinto numerosi premi da quando è apparso un anno e mezzo fa.

Nato a Napoli, Saviano ha passato la sua vita osservando la camorra. Ha fatto ricerche e l’ha vista in azione, al punto da diventare amico di un “ufficiale pagatore” della mafia che consegnava i soldi alle mogli dei mafiosi in galera. (Ha anche lavorato per loro, anche se indirettamente, come assistente di un fotografo la cui specialità erano i matrimoni di mafia.) In una intervista del 2006 ha detto che la camorra ha ucciso “circa 3600 persone” da quando lui è nato. A oggi si possono aggiungere un paio di centinaia di unità a quella cifra.

Il suo libro copre l’intero spettro della cultura e degli affari della camorra, dagli effetti sulla vita di tutti i giorni (le donne hanno smesso di indossare tacchi alti - troppo difficile correre quando li si porta) a come venga bistrattata la città per potervi costruire i suoi imperi criminosi. La descrizione è così dettagliata che ne ha fatto il Salman Rushdie italiano, dipingendo tali scenari di morte da essere ormai costretto a non mettersi in rilievo e a ricevere la protezione costante della polizia.

Rispondendoci via e-mail, ci ha detto che la crisi dei rifiuti a Napoli non è una sorpresa per lui - il crimine organizzato ricava miliardi ogni anno dallo scarico illegale di rifiuti.

Afferma che il problema è cominciato agli inizi degli anni ‘90, quando la camorra intelligentemente risolse la mancanza di discariche e la scarsa capacità degli inceneritori nel nord Italia trasportando l’immondizia con dei camion al sud e versandola in siti illegali e già quasi pieni ricavati in terreni agricoli o cave dismesse. (Una grotta è stata trovata riempita con l’equivalente di 28000 camion di immondizia.)

Poiché i costi della mafia per la raccolta dell’immondizia sono simili a quelli di mercato, ma lo scarico è quasi a costo zero, i margini di profitto sono smisurati. “Stiamo parlando di quasi 6 miliardi di euro in due anni” ci dice Saviano. “Zone agricole comprate a prezzi bassissimi sono state trasformate in discariche abusive. Infiltrando i propri uomini nelle amministrazioni locali, la camorra entra a tutti i livelli nell’affare discariche. (…) Il tipo di rifiuti scaricati include di tutto: barili di pittura, toner di stampanti, scheletri umani, stracci usati per pulire le mammelle delle mucche, zinco, arsenico e residui delle industrie chimiche”.

Le autorità finalmente cominciarono ad agire nel 2002, quando cominciò il primo processo alla “eco-mafia”. Ma il problema persiste e chi ci rimette è la popolazione campana. Nel 2006 uno studio su 196 comuni della regione, effettuato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, trovò “un eccesso significativo” - fino al 12% maggiore rispetto alla media nazionale - di cancro allo stomaco, fegato, reni, polmoni e pancreas.

Nella città di Acerra, circa 20 km a nord-est di Napoli, le pecore stanno morendo per l’alto livello di tossicità trovato nel terreno. Le vendite della famosa mozzarella di bufala, un formaggio bianco a pasta morbida fatto dal latte di bufale, sono crollate in seguito alla scoperta di casi di brucellosi tra gli animali. Le malattie batteriche possono anche non essere direttamente collegate al terreno contaminato, ma i consumatori non vogliono correre rischi e circa 60000 animali sono stati soppressi.

La paura dell’inquinamento è talmente elevata che i residenti di Pianura, nelle colline a ridosso di Napoli, hanno eretto barricate nelle strade e hanno attaccato la polizia per impedire alle autorità di riaprire una vecchia discarica nei pressi della città.

Il governo di Romano Prodi ha nominato un nuovo “Zar dei rifiuti “ - il nono dal 1990 - per risolvere il problema dei rifiuti a Napoli. E’ riuscito a riaprire alcune discariche, sebbene questa sia solo una soluzione temporanea, e i rifiuti sono stati spediti in Germania per essere inceneriti. Altre parti d’Italia si sono offerte di prendere una parte delle eccedenze e si sono pianificati nuovi inceneritori, ma lo stoccaggio illegale è lungi dall’essere eliminato - porta semplicemente troppi profitti sia alla camorra sia a coloro che ne coprono gli affari. (Saviano afferma che “l’impunità dei politici” porta “all’impotenza dei cittadini”.)

CAPITOLO 4: MI VERGOGNO

Ogni tanto, Napoli si ritrova disgustata a tal punto con se stessa da ribellarsi. Circa 20 anni fa la città sembrò toccare il fondo dopo una guerra per il controllo del territorio tra il 1979 e il 1985 che lasciò sul terreno 700 morti. I cittadini ne avevano abbastanza e negli anni ‘90 Napoli sperimentò qualcosa che sembrava un vero rinascimento sotto la guida di un energico e orgoglioso sindaco, Antonio Bassolino, politico di centro-sinistra che è ora Governatore della Campania.

Bassolino ripulì il centrocittà. La magnifica Piazza del Plebiscito di fronte al palazzo reale fu restaurata e liberata dal traffico. Chiese e musei furono rimessi a nuovo. La città migliorò a tal punto che potè orgogliosamente ospitare nel 1994 l’incontro del G7. I napoletani si riappropriarono delle strade e il turismo tornò fiorente.

Non c’è dubbio che la città da allora sia regredita. I turisti vanno diminuendo. Alcune città del Nord Italia hanno stampato delle pubblicità che affermano : “Visitateci: noi non siamo Napoli”.

Gli abitanti erano frustrati dalla corruzione e dalla violenza anche prima che le montagne di rifiuti inondassero le strade (e la casa di Bassolino è diventata un luogo comune per i manifestanti che lanciavano l’immondizia). Carla di Napoli, una giornalista del quotidiano Il Mattino, spera che i suoi figli decidano di vivere altrove. “Avevamo qualche speranza negli anni ‘90″ afferma “ma ora Napoli è davvero come il Bronx”.

“Non mi sento più sicura a camminare per le strade. Mi vergogno di essere italiana in questo momento.”

La sig.ra di Napoli dà la responsabilità ai politici e alla magistratura per la corruzione e l’inefficienza e il suo punto di vista è ampiamente diffuso. Ernesto Gallo, un 61enne raccoglitore di residui metallici che lavora nell’area degradata e piena di rifiuti di Sant’Erasmo appena fuori del centro, è cinico nelle sue conclusioni “Manderei tutti i politici in galera” ci dice “dove vivono i politici, è pulito”.

A Scampia i rifiuti sono il minore dei problemi per la polizia e gli abitanti intrappolati in una vera zona di guerra. Ripulire l’area sembra impossibile. La camorra è troppo forte, senza pietà. Gli omicidi sono ancora routine. Il mese scorso, un giovane ben vestito con un Rolex al polso è stato ucciso con quattro colpi alla testa mentre attraversava in moto il quartiere. Pensavano fosse uno spacciatore.

Abbiamo chiesto alla polizia se c’è una soluzione e solo in parte sembrano scherzare quando ci hanno risposto che il problema potrebbe semplicemente risolversi da sé: tre edifici del sogno urbanistico degli anni ‘80 sono già dovuti essere abbattuti e l’abbandono ridurrà probabilmente gli altri alla rovina. Allora Scampia cesserà semplicemente di esistere.

[Articolo originale di Eric Reguly e Lorenzo Tondo]

Gli ultimi commenti.

  1. Mercoledì, 10 Settembre 2008 alle 4:45 pm, Mauro ha scritto :

    e perchè questi signori giornalisti non si sono fatti anche un giro al centro italiano delle ricerche aerospaziali?(Cira)o al Tigem(centro all’avanguardia per la ricerca sul genoma umano)? o alla città della scienza a bagnoli? o x le innumerevoli gallerie d’arte contemporanea di livello nazionale presenti a napoli? o nei 2 musei d’arte contemporanea considerati tra i piu importanti d’italia? perchè non hanno visitato la metropolitana (ancora in via di completamento) gia definita dal times come una delle piu belle al mondo? perchè non hanno fatto un giro tra le varie avanguardie artistiche e culturali presenti tra i giovani di napoli(musica,cinema,teatro)? perchè non hanno fatto un salto tra le varie boutique sartoriali di lusso che producono abiti e accessori x presidenti,re e uomini d’affari di tutto il mondo?
    Il vero problema di Napoli è che non ha mai avuto una centralità mediatica(presente a roma e milano) se non per le notizie di cronaca nera! napoli è molto complessa e per ogni faccia oscura ne possiede una completamente opposta.
    La napoli che si vede nei media non è una napoli ”completa” ma solo quella che ”Vende” di piu la notizia. Non esiste campo delle conoscenze o delle attività culturali,artistiche,scientifiche dove Napoli non dica la sua autorevole parola in campo mondiale:cinema,letteratura,teatro,moda,ricerca,arti contemporanee,università,bellezze architettoniche e naturali e molto altro ancora…napoli è come una new york italiana di cui l’italia si è dimenticata di raccontarne una metà e continua a raccontarne omicidi,corruzzione,sporcizia,violenza ecc…il problema è l’incompletezza nel raccontare la città ridotta nel migliore dei casi ad una macchietta di se stessa…pizza e mandolino sono la napoli positiva raccontata dai media….ma fatemi il piacere…

  2. Giovedì, 29 Maggio 2008 alle 4:27 pm, alcatraz ha scritto :

    sara’ anche una citta’ supercattiva e degradata ma ha un tasso di criminalita’ molto molto piu’ basso di altre zone (sarebbe piu’ adeguato dire “palazzi”) d’italia ! solo che a napoli si fanno omicidi e rapine,nelle altre zone si fanno genocidi e leggi!

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