I combattenti della Forza di Spedizione Brasiliana sono considerati eroi in alcune città italiane, che ogni anno celebrano la Liberazione.

L’Italia rende omaggio ai “liberatori” brasiliani

Gazeta do Povo

I combattenti della Forza di Spedizione Brasiliana sono considerati eroi in alcune città italiane, che ogni anno celebrano la Liberazione.

Nomi come Montese, Camaiore e Massarosa risultano sconosciuti a molti brasiliani. Tuttavia, per una parte degli italiani che vive in queste località, il Brasile ha un significato speciale. Non si tratta di turismo, samba o calcio, ma di una parte importante della storia di quella regione. Settanta anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Forza di Spedizione Brasiliana a liberare la popolazione di queste città dai nazifascisti. L’episodio viene ancora oggi ricordato  nei discorsi tra gli abitanti e durante le celebrazioni annuali.

Lo sbarco delle truppe brasiliane sul suolo italiano avvenne il 2 giugno del 1944. La prima battaglia occorse a settembre nella Valle del Serchio, in Toscana. Da quel momento ebbe inizio un’offensiva che porto’ alla conquista di varie città della regione fino a raggiungere il momento più critico a Monte Castello, con una battaglia che durò quasi tre mesi. La conquista della città fu fondamentale affinché gli Alleati sconfiggessero le forze dell’Asse in Italia.

Celebrazioni

Mario Pereira è nato in Italia, ma è figlio di brasiliani. Più precisamente del sottotenente Miguel Pereira, membro della Forza di Spedizione Brasiliana, il quale decise di stabilirsi nella regione dopo la guerra. Fino alla sua morte, nel 2003, era l’ex combattente a prendersi cura del Monumento Votivo di Pistoia, eretto nel luogo dove fino agli anni ‘60 si trovava il cimitero in cui erano sepolti i brasiliani morti in battaglia (in seguito i resti furono trasferiti in Brasile). “Ogni 2 novembre ha luogo una cerimonia solenne per ricordare i soldati brasiliani morti in suolo italiano”, racconta Mario, che ha preso il posto del padre nella manutenzione del monumento.

Secondo il suo racconto celebrazioni di questo tipo sono realizzate in molti comuni della zona, dove sono stati eretti anche monumenti per ricordare l’azione brasiliana. “La comunità italiana vede i brasiliani come veri liberatori. Molti sono stati testimoni di quei fatti, e raccontano alle nuove generazioni quei momenti di sofferenza e il grande aiuto che hanno ricevuto” spiega Mario, che fa notare come non ci siano monumenti simili dedicati ad altri paesi alleati.

Memoria

La generosità dei militari è ricordata nelle città liberate.

Solidarietà. Questa è la parola che Sirio Sebastião Frölich, militare e ricercatore dell’esercito, più di tutte ha ascoltato dagli italiani quando si riferiscono all’azione dei brasiliani durante la Seconda Guerra Mondiale. In Italia, Sirio ha rifatto il tragitto di buona parte della missione compiuta dalla Spedizione Brasiliana durante il conflitto. “Senza eccezione, gli italiani che hanno convissuto con i militari hanno confermato che erano i generosi”, rivela.

Sirio è autore del libro “Longa Jornada – Com a FEB na Itália” [“Il lungo Viaggio – Con la Spedizione Brasiliana in Italia”, NdT] nel quale descrive il viaggio e la vita quotidiana di alcuni soldati che partirono dal Rio Grande do Sul [Stato del Brasile meridionale, NdT] per combattere in suolo italiano. Secondo lui, la riconoscenza verso i militari è più grande fuori dal Brasile che nel Paese. “Cio’ è dovuto principalmente alla conoscenza della condotta tenuta dai soldati in combattimento e nella convivenza con la popolazione italiana”, afferma.

Questo sentimento è condiviso dall’avvocato Zafer Pires Ferreira Filho, il cui padre lottò nella Spedizione. Nel 2012 con la sua famiglia ha visitato alcune città liberate dalle truppe brasiliane. “E’ stato emozionante ma triste allo stesso tempo, poiché ci siamo ricordati del sentimento opposto provato dai brasiliani in generale e dalle autorità, di scarsa conoscenza e indifferenza verso un periodo così importante nella storia del Brasile”, lamenta.

Il racconto

Il riconoscimento da parte degli italiani contrasta con l’oblio in Brasile.

Io e la mia famiglia facemmo un viaggio sugli Appennini dove rimanemmo per 12 giorni, nel settembre del 2012. Il cammino che percorremmo fu organizzato secondo un circuito elaborato in Brasile e che prese come riferimento la campagna militare della Forza di Spedizione Brasiliana nella zona, tra il 1944 e il 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale. L’obiettivo consisteva nel visitare i luoghi in cui combatterono i nostri soldati, in cerca di eventuali testimonianze della loro presenza.

La realizzazione del progetto di questo tour, accarezzato per tanti anni, ha rappresentato una felice unione tra il presente e il passato, simbolizzato dal risveglio di ricordi e memorie addormentate ma non dimenticate di quando, ancora bambino e preadolescente, ascoltavo da mio padre, sottotenente del Reggimento Sampaio, il racconto di episodi che lui aveva vissuto da vicino.

Ciò che mi ha veramente motivato a scrivere queste righe è stata la forte impressione che ci ha fatto l’esperienza di questo viaggio: dal nostro arrivo a Montese, fino all’ultimo giorno a Fornovo di Taro, mi hanno colpito i ricordi, la memoria ancora estremamente viva e il sentimento di gratitudine tutt’oggi presente negli abitanti della zona. Loro attribuiscono la Liberazione [in italiano nel testo, NdT] dal nazifascismo al passaggio dei soldati durante la guerra.

Non è una novità l’oblio in cui i nostri soldati sono stati relegati in Brasile. Il contrasto ci ha segnato profondamente: di aver visto l’altra faccia dell’oblio nei luoghi più reconditi di quella regione, nella riverenza, nella gratitudine e nella riconoscenza per i brasiliani, espresse con l’affetto e l’attenzione che ci dedicavano. Era un misto di allegria e tristezza. Allegria per la riconoscenza di un popolo, e tristezza per l’oblio di una delle pagine della nostra storia.

Zafer Pires Ferreira Filho, avvocato e figlio di un ex combattente della Spedizione Brasiliana.

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25.000 soldati brasiliani furono inviati in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale; di questi, 465 morirono. Secondo il ricercatore Sirio Fröhlich, la battaglia più sanguinosa avvenne a Montese, dove in quattro giorni ci furono 34 morti e 392 feriti.

 

[Articolo originale "Itália cultua ‘libertadores’ brasileiros" di Anderson Gonçalves]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Amina Iacuzio