Solo una decina di persone sarebbero sopravvissute. L'imbarcazione aveva lasciato l'Egitto lo scorso 6 settembre. È la prima volta che dei trafficanti speronano deliberatamente il natante dei migranti.

500 migranti muoiono in mare, affondati dai loro scafisti

Le Temps

Solo una decina di persone sarebbero sopravvissute. L’imbarcazione aveva lasciato l’Egitto lo scorso 6 settembre. È la prima volta che dei trafficanti speronano deliberatamente il natante dei migranti.

Gli inquirenti dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) hanno fatto molta fatica a credere a quello che hanno sentito dalla bocca dei due soli superstiti palestinesi giunti in Sicilia, le cui testimonianze sono state incrociate con quelle di altri sopravvissuti arrivati a Creta. Tutti concordano. Hanno permesso all’organizzazione di ricostruire quello che sembra essere stato uno dei più terrificanti naufragi di migranti nel Mediterraneo.

Partiti dal porto egiziano di Damietta nella speranza di raggiungere l’Europa, quasi 500 persone sono morte annegate la settimana scorsa, 300 miglia nautiche a sud-est dalle coste maltesi. La loro imbarcazione non è colata a picco accidentalmente: è stata deliberatamente affondata dagli scafisti.

Da un’ imbarcazione all’altra

I candidati all’esilio, gazesi, siriani, egiziani, uomini, donne, bambini avevano di certo pagato 2000 dollari di anticipo per fare la traversata. Lo scorso 6 settembre si sono prima imbarcati su una barca sovraccaricata lunga fra i 15 e i 18 metri. Nei quattro giorni seguenti , i trafficanti li avrebbero obbligati per ben tre volte,a passare da un’imbarcazione all’altra in mare aperto. Quando hanno ordinato un nuovo trasferimento, i migranti si sono rifiutati: la barca era troppo piccola. «Cambiare imbarcazione è una pratica corrente per gli scafisti. Molto ben organizzati, procedono spesso a operazioni di raggruppamento. Ma questa volta, perché era più piccola delle precedenti? Questo sfida ogni logica», si interroga Flavio Di Giacomo, portavoce dell’OIM in Italia.

Furiosi, gli scafisti minacciano i migranti di tornare verso l’Egitto. Questi ultimi non cedono: tutto, piuttosto che mettere un piede in quella bagnarola. Gli scafisti, palestinesi ed egiziani secondo le testimonianze, brandiscono dei bastoni, la loro imbarcazione si avvicina troppo a quella dei migranti e finisce per speronarla. Per le 300 persone bloccate nella stiva l’annegamento è immediato. «Hanno aspettato per essere sicuri che la nostra imbarcazione fosse completamente affondata prima di andarsene. Ridevano», ha riferito un superstite.

Alcuni dei 200 migranti stipati sul ponte riescono a formare un cerchio tenendosi per le braccia e a restare con la testa fuori dall’acqua. Ma al terzo giorno, il meteo cambia e le onde si portano via i superstiti uno dopo l’altro. Solo dieci fra loro, fra cui una bambina di 2 anni, saranno infine salvati dalle navi che incrociano nel Mediterraneo, una delle quali, battente bandiera panamense, aveva già soccorso 386 migranti di un altra barca.

«Ci sono ancora dei dubbi da chiarire. Ma è la prima volta che un simile incidente è provocato dai trafficanti», prosegue Flavio di Giacomo. Per il suo carattere inedito e le sue dimensioni, questa nuova tragedia supera quella che aveva commosso l’Europa, il 3 ottobre 2013, quando 380 migranti erano naufragati al largo di Lampedusa. Dall’inizio dell’anno, 3000 migranti sono morti in mare, quasi quattro volte di più del 2013 e del 2012. Domenica scorsa, soltanto 38 dei 200 migranti imbarcati sono sopravvissuti ad un altro naufragio al largo della Libia. Spinti dal moltiplicarsi delle crisi al Nord e ad Est dell’Africa, e dai conflitti nel vicino e medio Oriente, i candidati alla traversata non sono mai stati tanto numerosi. Quest’anno più di 100000 tra loro sono giunti sulle coste italiane, soccorsi per lo più nel quadro dell’operazione «Mare Nostrum», messa in atto dall’Italia in seguito al dramma di Lampedusa. Lodata dall’OIM per il suo lavoro «straordinario», quest’operazione mobilita la Marina Militare e alcuni elicotteri fin nelle acque internazionali. A dispetto dei suoi appelli per un sostegno europeo, l’Italia resta la sola a sostenerne i costi di 9 milioni di dollari al mese.

 

[Articolo originale "500 migrants périssent en mer, coulés par leurs passeurs" di Angélique Mounier-Kuhn]

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Traduzione di:
Roberto SimoneItalia Roberto Simone
Sono laureato in fisica, quindi mi sono riciclato come programmatore ed oggi faccio il consulente informatico a Milano. Ma sono e resto salentino. Credo che compito dell'Informazione sia controllare il potere in tutte le sue forme e non vezzeggiarlo. E credo che senza Informazione non ci sia Democrazia. Traduco dal francese
Revisione di:
Silvia Olivieri