Il commercio tradizionale nel centro storico di Roma è in declino. Gli affitti sono in rapido aumento. A poco a poco gli abitanti della capitale se ne devono andare e far spazio ai turisti – volenti o nolenti.

Che ci fa un romano con una baguette?

Frankfurter Allgemeine Zeitung

Il commercio tradizionale nel centro storico di Roma è in declino. Gli affitti sono in rapido aumento. A poco a poco gli abitanti della capitale se ne devono andare e far spazio ai turisti – volenti o nolenti.

Il quartiere tra il Pantheon e Largo di Torre Argentina tra le chiese Sant’Eustachio e di Santa Maria sopra Minerva è un paese nel centro di Roma; ricco di tradizione e qualità della vita. Ma nei prossimi anni tali vantaggi potrebbe perderli, risultando così meno appetibile. Maria Mariani, vedova, può ancora fare tutte le sue commissioni per le strade vecchie del quartiere. Ci sono la posta e la banca, ma anche calzolai, imbianchini, tornitori e fabbri. Eppure i turisti, ai quali Roma si conforma sempre di più, non hanno bisogno di questo. Si godono la vetrina di una tradizionale bottega, tipicamente romana, ma poi passano oltre, non comprano. Da quando molti romani da tempo hanno abbandonato il centro, le botteghe hanno meno clienti. Il vecchio volto di una città scompare, laddove i mestieri, i palazzi dei notabili, le chiese e l’edilizia residenziale erano elementi costitutivi del paesaggio urbano. I turisti dominano le strade e le piazze: di giorno per lo più in gruppi guidati che poi si fermano solo nei ristoranti più a buon mercato quelli con molti posti a sedere; gli stessi che di sera allegramente ad alta voce si affollano attorno alle fontane nelle piazze. Arrivano in massa al Pantheon e nelle chiese con le opere di Michelangelo e Bernini, guardano i gatti tra le rovine dei templi e vagano nelle zone degli scavi; sulla loro sua scia proliferano uno stuolo di gelaterie e negozi di cianfrusaglie. Tutte cose che alla vedova Mariani non interessano. “Quello che ci serve sono solo un alimentari, un artigiano, una chiesa parrocchiale, un bar, un’edicola,” dice. “E che non costino troppo”. 

Gli italiani confinati alla periferia di Roma   

Ogni mattina Maria Mariani esce di casa con i due cagnetti presi dal canile anni fa, compra il Messaggero e beve un cappuccino al bancone del solito bar. Scende in strada alle 7.45, proprio come il sindaco di Roma, Ignazio Marino; sul marciapiede lo aspettano due guardie del corpo, in tuta da ginnastica come lui, quando si tratta di andare in bici, o in giacca e cravatta se invece lo portano in macchina. Quando fu eletto senatore qualche anno fa, Marino affittò un appartamento da un ente ecclesiastico spagnolo che non pretendeva un affitto così alto come altri proprietari. Marino ha solo un piccolo appartamento, la figlia è già fuori di casa. La vedova Mariani, al contrario, vive in un appartamento più grande, da trent’anni. Qui ha cresciuto tre figli e si era presa cura del marito morente. Adesso dà una stanza in affitto. Da poco tempo ha dei vicini di pianerottolo tedeschi. Negli ultimi anni molti dei suoi amici e parenti hanno traslocato dal centro alla periferia o addirittura alle porte di Roma, una città di quasi tre milioni di abitanti. Dove gli affitti sono più bassi,forse si può ancora acquistare un appartamento. Le merci nei negozi sono più economiche e spesso la zona è tranquilla e verde. Di giorno i “fuggiaschi” ritornano in centro a lavorare, nei negozi, ad esempio, nei ristoranti per turisti, alberghi e pensioni. Sempre più appartamenti vengono trasformati in “Bed & Breakfast”: posti letto per turisti. Il sindaco Marino ha provato ad arginare il fenomeno con tasse ad hoc e mandando gli ispettori dell’ufficio igiene a verificare bagni e cucine. 

Il paesaggio urbano sta cambiando 

Alcune vecchie famiglie hanno ancora i loro palazzi nel centro città e affittano a parenti e conoscenti. Vivono da generazioni nelle loro case per poi cederle in eredità. Molte vecchie case sono tuttavia affittate ad avvocati, medici e aziende oppure deputati e senatori (ce ne sono ancora mille circa). Quindi una casa come quella della signora Mariani è un’eccezione. Quasi tutte le chiese nazionali posseggono fondazioni che gestiscono e affittano immobili simili; la chiesa nazionale tedesca di Santa Maria dell’Anima ne è un esempio. Praticamente solo in queste case i “romani normali” possono permettersi l’affitto. Nel palazzo della vedova Mariani vivono un poliziotto, un artigiano, una segretaria e una psicanalista con le rispettive famiglie; al piano terra ci sono un salone di parrucchiere e un negozio di biancheria intima. In questo palazzo ci si conosce tutti. I vicini ti versano l’acqua ai fiori mentre sei in ferie e ti prendono la posta. Le chiavi di casa le puoi tranquillamente lasciare dal parrucchiere di sotto. Una volta alla settimana alle nove circa viene la fioraia da Frosinone a vendere fiori davanti casa. Anni fa ci metteva solo due ore a venderli tutti, dice la contadina. A quel tempo la gente si affrettava a comprarle gli ultimi mazzi di fiori freschi del tardo pomeriggio, appena colti dal suo giardino. Oggi questi clienti vivono altrove. Anche se il vecchio orologiaio dice: “Ovunque ci saranno sempre orologi rotti che devono essere riparati.” Ma suo figlio, che lavora nello stesso ramo, pensa invece di spostarsi in un altro luogo. Nel negozio dove fino a poco tempo fa il secondo cestaio del quartiere metteva in vendita i suoi articoli, ora ha aperto una “Baguetteria”. Un negozio di alimentari ha fatto posto a un pasticcere libanese che vuole vendere Baklava e Knafeh ai romani, sbalorditi. Accanto, da poco si trova anche una lussuosa pralineria di Bruxelles. L’artigiano che fa paralumi dice che la notte non riesce più a dormire. “Non potrò più pagare le bollette, se continua così.” Di clienti se ne vedono sempre meno, quelli di prima sono andati a vivere altrove. Prima si faceva pagare in nero e quindi riusciva a essere più conveniente; ora deve segnare tutto nel registro di cassa. I controlli sono severi; la crisi economica si fa in tal modo sentire ancora di più. Per lui la bancarotta è quasi certa.

[Articolo originale "Was soll der Römer mit Baguettes?" di Jörg BremerTzermias]

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Traduzione di:
Alessio Colonnelli
Revisione di:
Claudia Marruccelli