L'economia stagnante ha portato i lavoratori italiani ad andare all'estero in cerca di un futuro migliore.

Gli Italiani abbandonano il proprio paese per lavorare all’estero

Exame

Quando i londinesi Anthony Perotto e sua moglie vanno a cena fuori a volte neppure si preoccupano di parlare in inglese. Parlano semplicemente la propria lingua: l’italiano.

“Molte volte e indipendentemente dal tipo di cucina, i camerieri sono giovani italiani altamente qualificati”, dice Perotto, 49 anni, un avvocato di Milano trasferitosi nel Regno Unito assieme alla sua famiglia nel 2008.

“E’ chiaro che siamo di nuovo un paese di emigranti, proprio come cento anni fa.”

Un’economia ferma ormai da 14 anni ha portato i lavoratori italiani – specialmente i più giovani – ad andare all’estero, in cerca di un futuro migliore.

Il diritto di poter lavorare in qualsiasi luogo dell’Unione Europea rappresenta una facile scappatoia alla disoccupazione, che a maggio ha raggiunto il 43% tra i giovani dai 15 ai 24 anni.

Il governo divulgherà domani [31 luglio 2014, NdT] i dati relativi alla disoccupazione di giugno, con gli economisti che prevedono un tasso in aumento vicino al record storico.

Il primo ministro Mattero Renzi, che ha solo 39 anni, si è dato molto da fare per cercare di mettere un freno alla cronica fuga di cervelli e per trattenere quelli più dinamici e laureatisi in Italia affinché aiutino il Paese a superare gli ostacoli della recessione.

Visto che secondo la Banca d’Italia la crescita economica per quest’anno sarà appena dello 0,2%, la parte più difficile è sapere quanti altri lavoratori se ne andranno e quali saranno gli effetti a lungo termine.

 

Aumento del PIL

“Dato che il mercato del lavoro in genere comincia a migliorare due trimestri dopo che il prodotto interno lordo inizia a recuperare, è molto improbabile che ci sia un cambiamento di rotta nei prossimi mesi”, ha spiegato in un’intervista del 25 luglio Filippo Taddei, responsabile delle politiche economiche del Partito Democratico di Renzi.

Il tasso di disoccupazione in Italia è salito a Maggio al 12,6%, vicino al record del 12,7%.

Secondo le indagini di otto economisti intervistati da Bloomberg, nel mese di giugno non ci saranno variazioni rispetto a maggio.

Questi dati sono da mettere a confronto con la media dei 18 membri europei che nel mese di Maggio ha raggiunto un tasso di disoccupazione pari all’11,6%, quasi il doppio  rispetto al 6,7% della Germania, la più grande economia dell’area.

Domani verranno resi noti i dati per i mesi di Giugno e Luglio, rispetto ai quali gli economisti intervistati da Bloomberg, annunciano, non ci sarà alcun mutamento, né per quanto riguarda la Germania né per l’Europa in generale.

 

Contrazione economica

L’economia italiana ha subito una contrazione in 10 degli ultimi 11 trimestri, mostrando una crescita dello 0,1% negli ultimi tre mesi del 2013. L’ISTAT pubblicherà il 6 agosto i dati del PIL preliminari per il secondo trimestre.

“Nonostante i segnali di miglioramento della fiducia negli scambi commerciali, la crescita economica fa ancora fatica a riprendersi”. Questa dichiarazione della Banca Centrale con sede in Roma, risalente al 18 luglio, fa riferimento alle previsioni che vedevano, nel mese di Gennaio, un aumento del PIL  dello 0,7%.

Il Fondo Monetario Internazionale, durante l’aggiornamento della Prospettiva Economica Mondiale della scorsa settimana, ha previsto che il PIL italiano aumenterà quest’anno dello 0,3%, invece che dello 0,6 previsto ad aprile.

Il peggioramento dello scenario economico rappresenta una brutta notizia per Renzi che contava sui 10 miliardi di Euro in tagli all’imposta sul reddito per le persone fisiche a basso reddito, con lo scopo di aumentare la domanda dei consumatori.

Taddei ha affermato che, per stimolare la performance dell’Italia, il governo è pronto a ridurre le tasse tanto alle aziende quanto ai dipendenti.

 

Migrazione dei lavoratori

La migrazione dei lavoratori dal Paese, che ha quasi 62 milioni di abitanti, potrebbe essere più seria di quanto suggeriscono i dati ufficiali italiani.

Secondo uno studio dell’Istat del 24 maggio, che si basa sui dati forniti dalle autorità locali e dai consolati,  sono circa 94.000 i lavoratori che hanno cominciato la carriera presto e hanno lasciato il paese nei cinque anni precedenti il 2012.

Nel frattempo, un rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistiche con sede a Londra ha mostrato come, dal 2013, sono oltre 44.000 gli italiani che hanno ottenuto per la prima volta dalle autorità del Regno Unito il numero di assicurazione richiesto per lavorare nel paese anglosassone.

L’aumento del 60% in un anno del numero delle tessere sanitarie riservate agli italiani è stato il più alto rispetto agli adulti entrati nel paese provenienti da tutti gli altri paesi europei, secondo l’istituto.

Alcuni dati sui nuovi residenti di città europee come Berlino, ci suggeriscono che “sempre più giovani italiani stanno emigrando per trovare lavoro in altri paesi, come la Germania, ad un ritmo che, in un certo senso, può essere paragonato ai dati forniti dal Regno Unito”, afferma in un’ intervista del29 luglio un importante demografo italiano, Massimo Livi Bacci.

“Non vi è dubbio che i dati ufficiali dell’Italia sottostimino la dimensione reale del fenomeno”, dice Livi Bacci.

 

‘Fattore recessione’

Livi Bacci dice che, mentre il “fattore recessione” ha spinto molti italiani ad andare all’estero, anche i biglietti aerei low-cost e l’aumento della ricchezza per alcuni hanno favorito la mobilità.

Un professore di Demografia dell’Università di Firenze, autore del libro “La popolazione del mondo” uscito nel 2006, dice che solo una piccola parte di coloro che si trasferiscono all’estero vanno a registrarsi entro 2-3 settimane presso i consolati italiani, gli altri non lo fanno per mesi e persino per anni, fino a quando non hanno bisogno di chiedere un documento.

Ciò si riflette nei numeri dell’ISTAT e spiega perché differiscono così tanto da altri dati, ha detto.

Tra coloro che attualmente sono disposti ad incrementare il numero di italiani all’estero in cerca di un lavoro e di un futuro migliore, troviamo Marco Antonielli, 28 anni, laureato nel 2011 in Economia all’Università di Firenze, il quale ha lavorato per un anno in un istituto di ricerca a Bruxelles prima di avventurarsi alla ricerca di lavoro nel suo paese.

“Ho inviato i miei CV in tutta Italia ma senza risultati, quindi ora sto cercando lavoro fuori: Londra sarebbe la città ideale” ha detto. “E sono disposto a fare anche lavori più umili per guadagnare un po’ di soldi prima di trovare un lavoro sicuro”.

[Articolo originale "Italianos abandonam o país por trabalho no exterior" di Lorenzo Totaro]

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Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola. simone.giovannini01@gmail.com http://www.proz.com/translator/1087309
Revisione di:
Teresa ScolamacchiaAmina Iacuzio