L’Austria-Ungheria, l’odiato alleato, doveva cedere per dissanguamento.

Il doppio gioco dell’Italia tra Triplice Alleanza e Intesa (Parte I)

Journal 21

L’Austria-Ungheria, l’odiato alleato, doveva cedere per dissanguamento.

 Agli spari di Sarajevo nell’estate del 1914 che innescarono il funesto automatismo delle alleanze tra le grandi potenze europee, causa della catastrofica prima guerra mondiale, l’Italia rimase inizialmente in disparte. All’epoca in cui si unì alle potenze centrali di Austria-Ungheria e impero tedesco a formare la cosiddetta Triplice Alleanza del 1882, il paese si era costituito in regno solo vent’anni prima . Ma il rapporto con Vienna era stato fin dall’inizio reso precario dalle rivendicazioni dell’Italia verso le “regioni irredente”, Trento e Trieste, per lo più di lingua italiana. La monarchia danubiana era considerata alla stregua di una forza occupante all’interno del Paese.

 “Sacro egoismo” [in italiano nel testo, N.d.T.]

Il 3 agosto 1914, Roma si dichiarò neutrale. Pochi giorni prima, il 28 luglio, l’impero austroungarico aveva dichiarato guerra grazie al via libera del Reich tedesco ottenuto all’insaputa della Serbia. Per tutta risposta arrivò la mobilitazione generale della Russia, alla quale Vienna reagì anch’essa con una mobilitazione generale. Il 1° agosto fu la volta della Germania, la quale dichiarò guerra alla Francia il 3 agosto 1914, a cui fece seguire l’invasione del neutrale Belgio. La scintilla era ormai scoccata; ne scaturì un incendio devastante che avrebbe avviluppato l’Europa durante i successivi cinque anni e che costò la morte di milioni di vite umane. L’Italia giustificò all’inizio la sua posizione a margine del conflitto con il “sacro egoismo”. Ufficialmente motivò la neutralità col fatto di non esser stata informata per tempo dell’ultimatum austriaco alla Serbia. L’alleanza perciò non poteva essere chiamata in causa. Roma cercò fin da subito di strappare a Vienna concessioni territoriali – un premio per l’ingresso in guerra al fianco delle potenze centrali.  

Pretese italiane  

L’impero austroungarico era disposto a cedere all’Italia il Tirolo di lingua italiana [il Trentino, ma non l’Alto Adige, N.d.T.] in cambio della promessa di “neutralità benevola” fino alla fine della guerra e della “piena libertà d’azione” per l’Austria nei Balcani. Ma Roma di ciò non era soddisfatta. Il Ministro degli Esteri italiano Sidney Sonnino pretese in aggiunta l’assegnazione del Sudtirolo di lingua tedesca fino al Brennero, nonché rettifiche di confine nella Val d’Isonzo e l’annessione di Gorizia. Inoltre, Trieste – il più importante porto commerciale d’Austria – e il suo entroterra dovevano diventare Libero Stato e la costa adriatica austriaca essere ceduta all’Italia. Poiché Vienna inizialmente non voleva sottostare a richieste di così vasta portata, l’Italia decise dunque, già durante i negoziati con l’Austria, di unirsi all’Intesa di Francia, Gran Bretagna e Russia, dalla quale fin dall’inizio della guerra si era fatta corteggiare. 

Scenario di guerra ai margini, ma decisivo 

Nel trattato segreto di Londra del 26 aprile 1915, l’Italia si era impegnata ad entrare in guerra al fianco dell’Intesa. La contropartita: piena realizzazione delle ambizioni territoriali in Europa più un’equa spartizione della Turchia. Germania e Austria non riuscirono così il 4 maggio a evitare la dissoluzione della Triplice Alleanza per volere di Roma, nonostante si fossero infine mosse per accogliere le richieste italiane. Il 23 maggio il Regno d’Italia dichiarò guerra all’impero austroungarico pur restando solo ai margini dello scenario bellico. L’esercito austro-ungarico, già fortemente indebolito dalle pesanti sconfitte sul fronte orientale in Galizia e nei Carpazi, fu tuttavia costretto ad aprire un nuovo fronte meridionale dalle Dolomiti all’Isonzo. Pertanto la decisione dell’Italia di entrare in guerra dalla parte delle potenze dell’Intesa si rivelò cruciale nel provocare il crollo dello stato multietnico asburgico.

[Articolo originale "Italiens Doppelspiel zwischen Dreibund und Entente (Teil 1)" di Denise von Cles]

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Traduzione di:
Alessio Colonnelli
Revisione di:
Claudia Marruccelli