Matteo Renzi si presenta voglioso di fare e intenzionato ad aprire una nuovarotta in Italia, ma anche nell’UE. Eppure dal punto di vista politico-economico, per adesso sono altri i toni che emergono.

Lo spavaldo maestro dell’autopromozione

WOZ

Matteo Renzi si presenta voglioso di fare e intenzionato ad aprire una nuova rotta in Italia, ma anche nell’UE. Eppure dal punto di vista politico economico, per adesso sono altri i toni che emergono.

 Il premier italiano Matteo Renzi sa come strappare concessioni ad Angela Merkel: basta presentarsi sicuri di sé. “Abbiamo dimostrato di essere un paese forte che non va in giro col cappello in mano, che il rispetto invece se lo guadagna”, ha detto la scorsa settimana dopo il vertice UE di Ypres. I suoi sostenitori e la stampa a favore del governo festeggiano la vittoria di Renzi, che è quindi anche una vittoria per l’Europa. Essa indica un cambiamento di rotta nella politica-economica e finanziaria dell’UE: via dall’orientamento unilaterale verso la stabilità a favore di una maggiore flessibilità fiscale per promuovere la crescita e l’occupazione. Pochi giorni prima dell’inizio del “semestre italiano” alla presidenza UE, questo cambio di rotta è un segno del ruolo importante dell’Italia e del suo giovane primo ministro, il cui Partito Democratico alle elezioni del parlamento europeo a fine maggio ha festeggiato un insperato successo con quasi il 41% dei voti. Tuttavia nell’“Agenda strategica per la comunità in tempi di cambiamento” stabilita a Ypres il tono è ben altro. Crescita, occupazione e competitività sono obiettivi validi quanto la stabilità. Invece di definizioni concrete, il documento contiene vaghe dichiarazioni di intenti. Un cambio di rotta questo certo non lo è, come la Merkel stessa ha dichiarato: “Il patto di stabilità e crescita esistente rimane valido; contiene sufficiente flessibilità per riuscire ad affrontare in ugual misura i problemi di stabilità e di crescita.” Al tempo stesso la cancelliera ha sottolineato l’impegno di tutte le economie nazionali sulle “riforme strutturali” da attuare. 

È un tema che anche Renzi affronta ogni giorno. Gli ammonimenti da Berlino e Bruxelles vengono da lui usati come argomenti aggiuntivi per attuare queste riforme nel suo paese. Quindi a seguito della sua spavalda affermazione al vertice UE – quella del “cappello in mano” – ha parzialmente rettificato la sua posizione dichiarando: “Ora la palla è nella nostra metà campo. In Italia abbiamo l’obbligo di far passare delle riforme se vogliamo che l’Europa ci conceda flessibilità.” In realtà, l’UE ha messo per il momento in stand-by le ripetute richieste dell’Italia circa la gestione flessibile dei rigorosi requisiti di austerità. Unica eccezione: determinati investimenti, ritenuti strategicamente importanti, non verranno conteggiati in rapporto al debito pubblico. Tutto ciò, ad ogni modo, risulta già nel patto di stabilità e crescita (Fiscal Compact) del 2012. Renzi ha fallito nel suo tentativo di rinviare il pareggio di bilancio di un anno, in contrasto con quanto richiesto dall’UE. L’Italia fin dal 2015 non dovrà presentare ulteriori indebitamenti, in linea con le “raccomandazioni” della Commissione Europea: già quest’autunno il paese sarà costretto a risparmiare almeno dodici miliardi di euro. Con ogni probabilità, i bilanci del welfare, istruzione e cultura subiranno ulteriori tagli. A fronte di tali misure, solo una di esse rappresenta un provvedimento a beneficio di molti: le imposte sul reddito annuo fino a 25.000 euro sono ridotte di ottanta euro al mese. Il sogno di stimolare così i consumi per rilanciare l’economia non si è ancora avverato. Anche il cosiddetto “Jobs Act”, il programma per creare posti di lavoro, è stato sospeso. Dall’annuncio “ogni mese una riforma” Renzi si è allontanato quatto quatto. Ora ha presentato un programma di “mille giorni”, la cui attuazione comincerà a settembre. Cinque le aree al centro della questione. Da riformare sono la pubblica amministrazione, il mercato del lavoro, l’istruzione, la sanità e la giustizia. Non è ancora chiaro da dove verrà reperito il denaro necessario.

Il problema nazionale più urgente è la disoccupazione in costante crescita; adesso è del 14%, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è al 46%. Il governo finora ha puntato sull’espansione del lavoro precario favorendo la diffusione di contratti sempre più a tempo determinato. Un modo per ravvivare le statistiche, ma che nella sostanza non influisce sull’impoverimento di ampie fasce della popolazione, in particolare al sud. Un impatto di una certa portata nella riforma delle istituzioni Renzi lo ha però ottenuto. Con Silvio Berlusconi si è accordato per l’introduzione di una nuova legge elettorale che discrimina palesemente tutti i partiti minori. Il Senato, la seconda camera del Parlamento, dovrebbe essere abolito nella sua forma attuale. Questo indebolisce il controllo parlamentare sul potere esecutivo, ma favorisce la governabilità – nel senso invocato da Renzi, che reclama nuovi valori fondamentali di efficienza e velocità. Così l’Italia può diventare un modello per altri paesi e il motore di un’Europa migliore. Nuovi approcci finora non se ne vedono. Anche nel semestre italiano ora iniziato, nell’UE tutto procede come prima, persino ai confini dell’unione: il regime di protezione dei rifugiati dell’agenzia Frontex dovrebbe essere rafforzato, come richiesto da Renzi a Ypres. Nessuna obiezione al riguardo da parte della cancelliera tedesca.

[Articolo originale "Selbstbewusster Meister der Selbstdarstellung " di Jens Renner]

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Traduzione di:
Alessio Colonnelli
Revisione di:
Claudia Marruccelli