I giganti del lusso italiano stanno associando il proprio nome a monumenti simbolo che lo Stato non puo’ permettersi di restaurare. Il sindaco di Roma ha invitato anche i diplomatici stranieri a creare una fondazione per finanziare i restauri della città.

L’Italia cerca il denaro per i restauri là dove questo si trova: nei marchi del lusso

Público.pt

Il Colosseo di Roma è un simbolo dell’Italia ed ora anche del modo in cui il restauro dei monumenti sta avvenendo in questo paese. Con un’economia stagnante ed un bilancio destinato alla Cultura pari alla metà del valore che aveva nel 2008, i politici si rivolgono ai marchi del lusso per finanziare gli interventi negli edifici più emblematici.

Dall’inizio di luglio stanno ripulendo la facciata del Colosseo di Roma, e chi ha pagato l’intervento è stato il marchio italiano di abbigliamento di lusso Tod’s. La cifra concordata nel 2011 tra Diego Della Valle, fondatore del gruppo, e l’allora primo ministro Silvio Berlusconi, fu di 25 milioni di euro. In cambio la Tod’s beneficerà dei diritti di immagine del monumento-icona per 15 anni.

In un contesto  in cui i fondi italiani destinati alla Cultura corrispondono  a 1.4 miliardi di euro per il triennio 2014-2016, a Roma si stanno facendo accordi simili con marchi come Bulgari, che paga più di un milione di euro per interventi alla scalinata di Piazza di Spagna, o come Fendi, che sta finanziando per circa 3 milioni di euro il restauro della fontana di Trevi, anch’essa nella capitale. Quest’ultimo marchio pagherà circa 3 milioni di euro all’anno per stabilire la propria sede nel Palazzo della Civiltà del Lavoro, costruito tra il 1938 ed il 1943 e considerato un’icona dell’architettura fascista. Inoltre, il mese scorso la casa di alta moda Salvatore Ferragamo ha annunciato la donazione di 600.000 euro per restaurare una delle ali della Galleria degli Uffizi a Firenze.

“Le porte sono aperte a tutti i filantropi e donatori che vogliano associare il proprio nome ad un monumento italiano”, ha detto al quotidiano nordamericano New York Times Dario Franceschini, ministro italiano della Cultura. “Il nostro patrimonio gode di una lista che offre opzioni infinite, da piccole chiese in campagna al Colosseo. C’è solo da scegliere” ha aggiunto Franceschini, che in giugno ha richiesto la donazione di 31 milioni di euro per la Domus Aurea – casa di Nerone.

Questi marchi evocano l’orgoglio nazionale come movente delle donazioni – al New York Times il presidente della Salvatore Ferragamo ha affermato che è un modo di ripagare l’ispirazione che la città gli offre – e il ministro della Cultura ha annunciato che, in cambio, per tre anni le aziende avranno una riduzione sulle tasse corrispondente al 65% del valore della donazione fatta.

In giugno il sindaco di Roma Ignazio Marino ha riunito i diplomatici di tutto il mondo per chiedere un aiuto per il restauro dei monumenti della città. “Da soli non ce la facciamo”, ha detto in quella circostanza al gruppo di diplomatici dopo aver consegnato loro una lista di edifici e artefatti che necessitano di restauro. Nella lista c’erano, ad esempio, i campi da addestramento per i gladiatori vicino al Colosseo, o le 100mila (100.000) casse di oggetti di età imperiale trovati durante gli scavi archeologici e pronti per essere catalogati. Concretamente, Marino ha chiesto 200 milioni di euro.

“Credo che non sia una responsabilità solo di Roma e dei romani – tutto questo appartiene all’umanità. Una buona parte delle civiltà occidentali è iniziata qui”, aveva detto il politico romano. La sua idea è creare una fondazione con fondi stranieri, composta da accademici e storici dell’arte anche stranieri che potessero definire un piano degli interventi necessari. L’idea di Marino era che fossero questi commissari a gestire il fondo.

“Mi piacerebbe che gente da ognidove si impegnasse in un contributo non solo monetario, ma anche intellettuale”, ha affermato. “Molte persone dicono che non possiamo chiedere ai miliardari di pagare con i loro soldi il restauro delle nostre antichità. Io ho un approccio completamente diverso: cerchiamo i soldi dove possiamo trovarli”, ha concluso.

Non si sa ancora se il fondo sia stato creato o meno ma Ignazio Marino sta negoziando con la famiglia reale dell’Arabia Saudita la creazione di un fondo per i restauri a Roma, e suggerisce un’opera per inaugurare il partenariato: il Mausoleo di Augusto, che definisce “una ferita aperta nel mezzodella città” a causa del suo stato di degrado.

[Articolo originale "Itália procura dinheiro para restauros onde ele está: nas marcas de luxo" di Catarina Moura]

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Traduzione di:
Alessandra CerioliItalia Alessandra Cerioli
Collaboro con Italia dall'Estero perché condivido il progetto di un'informazione libera e completa, traduco dal portoghese. Mi occupo della stampa brasiliana, portoghese, angolana e mozambicana. http://www.proz.com/profile/2086984
Revisione di:
Amina Iacuzio