L’omicidio di un bambino di tre anni da parte della ‘Ndrangheta porta Francesco a scomunicare tutte le mafie.

Il Papa contro il sincretismo mafioso

Carta Capital

Nata nel secolo XIX, la mafia calabrese ha esteso i suoi tentacoli sul nord Italia, in Canada, in Germania e in Austria. Per avere un’idea della sua forza economica, ha già riciclato denaro alla Borsa di Francoforte. La mafia calabrese, in dialetto ‘Ndrangheta, ha condannato a morte per vendetta Nicola Campolongo, 3 anni, soprannominato Cocò e residente nella piccola città di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. All’interno dell’auto del nonno e tutore Pino, che guidava accanto alla sua compagna marocchina, il piccolo è stato freddato con un colpo in testa. Per eliminare le prove il veicolo è stato incendiato al fine di bruciare il corpo di Cocò, del nonno e della donna. Far sparire il corpo di un bambino ucciso per vendetta non è raro nella storiografia mafiosa: Giuseppe Di Matteo, il figlio 12enne di un boss di Cosa Nostra pentito, venne sciolto nell’acido dopo che il padre Santino aveva confermato in tribunale le accuse presentate ai pm antimafia siciliani.

Di fronte a queste atrocità le mafie, per conquistare il controllo sociale in regioni di tradizione cattolica, utilizzano la religione, si infiltrano nella Chiesa e ne distorcono i valori morali. Per di più, attribuiscono alle loro cupole il dono dell’infallibilità. Come racconta Roberto Saviano su Repubblica, la cupola che comanda la ‘Ndrangheta è chiamata “santissima” e il suo potere è considerato nella comunità come conferito da un ordine superiore. Nel caso di un omicidio, conclude Saviano, il fatto è accettato come legittimo, poiché è visto come determinato da chi pratica solo il bene.

Per secoli le mafie ‘Ndrangheta e Cosa Nostra si strutturarono sulla base di una cultura cattolica distorta e rimaneggiata per nascondere la morale ambigua e anticristiana che mettono in pratica. Nelle zone controllate dalla ‘Ndrangheta, durante il battesimo in chiesa, il bambino viene sdraiato tra un coltello e una chiave. Se tocca la chiave, significa che diventerà un uomo d’onore, in caso contrario uno sbirro. Nelle cerimonie di iniziazione, come ha rivelato il super boss Tommaso Buscetta, al candidato viene punto il dito indice e il sangue viene versato sull’immagine di San Michele Arcangelo.

Per evitare delazioni alla Giustizia i matrimoni si fanno tra parenti di primo grado, una cosa, in generale, proibita dalla Chiesa. Diverse opere si occupano del tema in profondità: Il Vangelo e la Lupara, di Augusto Cavadi, e La Mafia Devota – Chiesa, Religione, Cosa Nostra, di Alessandra Dino. L’uccisione del piccolo Cocò ha sensibilizzato papa Bergoglio che si è recato in visita a sorpresa in Calabria per affrontare il fenomeno della criminalità organizzata di stampo mafioso. Per la prima volta nella storia della Chiesa è stato usato il codice di diritto canonico per scomunicare i mafiosi, i collaboratori esterni e coloro che vi aderiscono per opportunismo.

Scomunicati tutti i mafiosi, è stato l’anatema di Francesco. La scomunica è una pena che causa l’allontamento fisico dalla Chiesa, dalla comunione e dai sacramenti. La pena è sorta nel secolo IV, si è perfezionata nel XV secolo, ed è stata codificata e tipificata nel canone 843. Secondo il papa, i mafiosi sono stati scomunicati “perché adoratori del male”. Così, Bergoglio ha messo un punto fermo nello sfruttamento da parte della mafia dei valori della Chiesa e ha dichiarato l’incompatibilità dell’essere cristiano e mafioso. La professoressa Alessandra Dino riporta nella sua opera la presenza alle processioni religiose, in prima fila, dei capi mafia che si caricano sulle spalle l’altare del santo.

Bergoglio lo scorso marzo ha avvertito: “Mafiosi, convertitevi o andrete all’inferno. Ve lo chiedo in ginocchio: smettete di fare il male”. Dal momento che il primo avvertimento è rimasto inascoltato, in Luglio Francesco è partito con la scomunica, la pena più grave. Ha prima visitato il carcere calabrese di Castrovillari e ha pregato per i genitori di Cocò, che sono in prigione. Non si è dimenticato nemmeno dei preti scomodi uccisi dal potere mafioso. Come don Giuseppe Puglisi, ammazzato in Sicilia, e don Lazzaro Longobardi, assassinato in Calabria lo scorso Marzo.

Flash. “Il papa chiude l’epoca della Chiesa ambigua”,  ha sottolineato don Ciotti, sacerdote di grande prestigio e punto di riferimento nella lotta alla mafia.

[Articolo originale "O papa contra o sincretismo mafioso" di Wálter Maierovitch]

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Traduzione di:
Andrea TorrenteBrasile Andrea Torrente
Giornalista multimediale e autore del blog Scappo in Brasile, vive in Brasile dal 2009 dove lavora per testate brasiliane e italiane. È traduttore freelance portoghese-italiano. Per contatti: torrente.andrea@gmail.com
Revisione di:
Alessandra Cerioli