Entra in carcere il luogotenente di Berlusconi.

Una giustizia lenta ma inesorabile

Cuarto Poder

Sicuramente la maggior parte di voi non sa chi sia, ma Marcello dell’Utri, a 72 anni, è entrato in carcere dopo essere sfuggito per anni e anni alle grinfie della giustizia. Braccio destro di Berlusconi, senatore della Repubblica e fondatore di Forza Italia, Marcello dell’Utri è stato finalmente condannato a 7 anni di carcere per aver fatto da tramite tra il suo capo e la Mafia. Questo Houdini della politica prima è scappato nella Repubblica Domenicana, poi è tornato dopo essere venuto a conoscenza di errori nel procedimento penale, e dopo la ratifica della condanna per associazione mafiosa da parte della Corte Suprema si è nuovamente volatilizzato.

Localizzato in un hotel di lusso a Beirut, è stato estradato diventando presto ospite del leggermente meno confortevole carcere di Rebibbia, a Roma. Come si vede, la giustizia è lenta, molto lenta, ma inesorabile.

Dell’Utri non era sconosciuto alla giustizia spagnola. La Fiscalía Anticorrupción [Procura Anticorruzione, NdT] aveva tentato di perseguirlo legalmente, assieme a Silvio Berlusconi, per vari reati di tipo fiscale ed altri reati di frode relativi a fatti commessi tra il 1991 e il 1993 nel “caso Tele 5″, cui corrispondeva una pena di oltre 20 anni di reclusione. Tuttavia, tanto Berlusconi quanto Dell’Utri, maghi nell’arte di eludere il corso della giustizia, riuscirono a fuggire dall’accusa della Fiscalía e dal giudice istruttore del processo Baltasar Garzón, in seguito alla loro elezione come eurodeputati nel 1999. Il magistrato arrivò persino a diramare una richiesta al Parlamento Europeo con il fine di sospendere “l’immunità di cui godono i deputati europei Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri“. Garzón pretendeva in questo modo di continuare le indagini sulle presunte irregolarità commesse nel periodo in cui è stato a capo dell’inchiesta Tele5.

L’allora giudice dell’Audiencia Nacional dovette ritirare le cauzioni imposte a Berlusconi e Dell’Utri e  applicare direttamente l’articolo 10 del “Protocollo sui Privilegi e le Immunità delle Comunità Europee” sospendendo ogni attività processuale nei loro confronti.

Il Parlamento Europeo, mentre la Camera è in sessione, garantisce l’immunità ai suoi parlamentari contro ogni tentativo di detenzione e contro ogni azione giudiziaria che avvenga nel territorio di ogni Stato membro diverso dal Paese di origine, all’interno del quale vengono garantite le immunità riconosciute ai membri del Parlamento del Paese. Il giudice non pensava che l’acquisizione della condizione di europarlamentare potesse condizionare le decisioni adottate precedentemente al 20 luglio 1999, data dell’elezione, ma sapeva che avrebbe dovuto ripensare il processo una volta che si fosse rivelata questa circostanza.

Nel frattempo Berlusconi passeggiava per la Spagna, e nel 2002 assisteva come ospite d’onore al matrimonio della figlia del presidente José María Aznar al El Escorial, in cui l’ex presidente del Governo italiano si lasciò fotografare con l’allora immacolato tesoriere del Partido Popular e oggi imputato e ripudiato dal suo partito Luis Bárcenas.

Per quanto si sappia, il Parlamento Europeo non si è mai pronunciato riguardo la petizione del giudice ma Berlusconi, l’implicato principale, lasciò cadere tutto nel nulla dopo la sua elezione come Primo Ministro. Questa circostanza gli conferiva un’immunità (la stessa che in Spagna impedisce di perseguire i capi di stato fino a che non perdono tale condizione) che spetta tecnicamente al capo dello Stato, dunque al Presidente Della Repubblica, non al Primo Ministro – incarico ricoperto allora da Berlusconi. La vicenda fu sospesa fino a Luglio 2006, proprio mentre il caso Tele 5 veniva giudicato dall’Audiencia Nacional senza che lo stesso Berlusconi fosse presente.

Nella sentenza si ricordava che, per perseguire penalmente Berlusconi e Dell’Utri, si era fatto ricorso ad un procedimento separato, “mantenendo nel loro caso specifico la sospensione dell’istruttoria accordata, procedendo affinché vengano rimossi gli ostacoli processuali che impediscono di dirigere l’azione penale nei loro confronti”.

Dopo le assoluzioni di tutti gli imputati in Spagna il caso rimase piuttosto circoscritto; in Italia, nel frattempo, la Magistratura chiudeva il cerchio intorno ai due soci. In un primo momento Berlusconi fu assolto e una settimana dopo Dell’Utri fu condannato a nove anni per associazione mafiosa, scesi poi a sette in seguito alla decisione presa dalla Magistratura.

Enric González spiegava così la ragione della condanna: “Marcello dell’Utri, nato a Palermo nel 1941, conobbe Berlusconi all’università. Da allora diventarono inseparabili: quando Berlusconi comprò la villa di Arcore, incaricò Dell’Utri per coordinare le opere che l’avrebbero trasformata nella residenza privata più lussuosa di Milano. Fu lo stesso dell’Utri che assunse nel 1974 il capo mafioso Vittorio Mangano come “stalliere” di Arcore, dove c’era un solo cavallo. La spiegazione, ripetuta all’infinità da Dell’Utri, non sembrava poi così inverosimile: Berlusconi era un magnate propenso all’autopubblicità e, in un’epoca durante la quale si verificavano non pochi attentati terroristici e sequestri, non esisteva migliore protezione che la presenza di un boss mafioso in casa. Mangano (condannato anni dopo all’ergastolo e ormai morto) simboleggiava in un certo modo l’alleanza con la Mafia e, dunque, un ottimo sistema di sicurezza preventiva”.

“Nonostante ciò, i giudici si ricordarono di quel peculiare “stalliere” di Berlusconi quando il pentito Salvatore Cancemi, nel 1994, citò il nome di Dell’Utri e commentò che lo stesso aveva trasferito denaro alla Fininvest verso aziende controllate dalla Mafia. Altri pentiti, come Angelo Siino,  affermarono che Dell’Utri si era incontrato più volte con il boss Stefano Bontate”.

Dopo cinque anni di processo nel Tribunale di Palermo, e dopo gli anni trascorsi fino alla pronunciazione sul tema da parte della Magistratura, è arrivata l’ora della verità per Dell’Utri.

Anche Berlusconi ha le ore contate. I suoi 34 processi, caduti in prescrizione o archiviati grazie alle sue manovre, si sono conclusi con una condanna a quattro anni per frode fiscale per il caso Mediaset. A 76 anni, non potendo entrare in prigione, la pena è stata dunque commutata in servizi sociali all’interno di un centro per malati di Alzheimer. Nonostante ciò rappresenti la conclusione di tutto, non smette di sorprendere che coloro i quali hanno trascorso tutta la loro vita ingannando il mondo e vivendo sul filo del rasoio finiscano i loro giorni cercando di schivare con non poche difficoltà le sbarre. Sono persone che hanno avuto potere economico e politico e ne hanno abusato fino all’incoscienza.

Sarebbe molto meglio che la giustizia reagisse prima e che i corrotti, oltre a trascorrere il loro tempo in prigione, restituissero tutto ciò che hanno rubato. Ma ciò significherebbe chiedere troppo e ormai bisogna abituarsi al fatto che li vedremo finire in carcere solo alla fine dei loro giorni. La giustizia è lenta si sa, molto lenta…ma inesorabile.

[Articolo originale "Una justicia lenta pero inexorable" di José Yoldi]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Facebook
  • TwitThis
  • MySpace
  • Live-MSN
  • LinkedIn
  • OKnotizie
  • Google Bookmarks
  • YahooMyWeb
  • Blogosphere News
  • Digg
  • Reddit
  • Technorati
Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola. simone.giovannini01@gmail.com http://www.proz.com/translator/1087309
Elena BergamaschiSpagna Elena Bergamaschi
Laureata in Management Internazionale, ha vissuto in Spagna dove ha frequentato l'ultimo anno di specialistica. Ha una forte passione per la lingua spagnola e latino americana, ama i viaggi non convenzionali e nel tempo libero studia arabo, corre e cucina... soprattutto dolci perché nella vita, se c'è qualcosa che non può mancare, è la dolcezza.
Revisione di:
Fabiola NardòAlessandra Cerioli