Una ventina di gruppi in 12 regioni propone di spezzare i legami con Roma

Sale in Italia la marea separatista

El País

Una ventina di gruppi in 12 regioni propone di spezzare i legami con Roma

Seduto sull’uscio della sua libreria veneziana – un labirinto organizzato attorno ad una gondola piena di libri – il vecchio Luigi Frizzo accarezza un gatto nero e commenta, a proprio vantaggio, le notizie del giorno. I giornali italiani di mercoledì [2 aprile 2014, Ndt] riportano la storia di un consigliere calvo della Campania che aveva inserito tra i rimborsi spese una fattura per una tintura per capelli.

L’altra notizia, appena sentita alla radio, è che la polizia ha arrestato questa mattina 24 separatisti con l’accusa di aver pianificato azioni violente – tra cui l’irruzione a Piazza San Marco con un carrarmato  rudimentale – per proclamare l’indipendenza della regione Veneto. “E’ qui la differenza”, spiega il libraio veterano, che ha vecchi compagni di lotta tra gli arrestati, “a noi ci arrestano con l’accusa di rivendicare quello che eravamo già mille anni fa, la Serenissima Repubblica di Venezia, mentre questa tribù del sud, questi arabi, si tingono i capelli che non hanno con i soldi dello Stato. No, non siamo uguali. L’Italia non esiste. E, se esiste, noi non siamo italiani”.

Questo “non siamo italiani” del proprietario di Acqua Alta – considerata una delle librerie più originali del mondo – si sente sempre con maggiore frequenza lungo tutto lo stivale. Non solo in Lombardia o Veneto, in da anni cui partiti xenofobi come la Lega Nord o la Lega Veneta traggono vantaggi elettorali da questa disaffezione alimentata da stereotipi, ma anche in Sardegna o in Sicilia.

Si tratta in molti casi di un’insoddisfazione cronica e condivisa per un paese che non funziona, adornata da un sentimento di superiorità storica ed economica. Il paragone con un passato remoto – la Serenissima esistette dal IX secolo fino al 1797 – si trasforma in una strategia verso un futuro di prosperità, sempre più impossibile da raggiungere se si continua a stare uniti e “mescolati”. Un vecchio sogno di indipendenza, fino ad ora più romantico che reale, che mercoledì mattina è stato presentato dalla polizia italiana con un volto più feroce di quanto ci si potesse immaginare.

Mentre centinaia di giapponesi salutavano la primavera passeggiando in gondola tra i canali di Venezia, la Polizia arrestava 24 persone – tra cui l’ex parlamentare della Lega Veneta, Franco Rocchetta – per aver pianificato un assalto a Piazza San Marco in ricordo di quanto avvenuto la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997, quando un gruppo di indipendentisti salì sul campanile e issó la bandiera della vecchia Repubblica di Venezia. Di fatto, due di coloro che sono stati arrestati, Luigi Facci e Flavio Contin, avevano partecipato anche a quell’azione ed erano stati  condannati a tre anni di servizi sociali. Ma stavolta secondo la polizia l’attacco sarebbe stato sferrato da uomini armati che avevano già costruito una specie carrarmato, montando su una ruspa un cannone da 12 millimetri.

Sebbene l’operazione riguardi in tutto una cinquantina di persone e le imputazioni siano di “terrorismo, sovversione dell’ordine democratico e fabbricazione e possesso di armi da guerra”, alcuni dettagli dell’accaduto – il carrarmato fatto in casa, gli anziani guerriglieri, le riunioni sovversive nei ristoranti più eleganti della regione, i solenni e allo stesso tempo folcloristici giuramenti di fedeltà eterna – hanno un non so che di comico che molti analisti italiani non hanno potuto fare a meno di sottolineare. Come il fatto stesso che i diversi movimenti separatisti – lombardi, veneti, sardi e anche siciliani – si stiano riunendo attraverso una piattaforma creata per potersi poi separare meglio…

Tuttavia, basta dare uno sguardo al numero e alla localizzazione dei movimenti secessionisti – una ventina in 12 regioni – così come al contenuto delle intercettazioni fatte dalla polizia – “questa volta le armi sono più grandi e sparano veramente, bisogna instaurare un clima di terrore” – per far capire come questa propensione, molto romana tra l’altro, di sminuire con una battuta problemi realmente seri possa risultare in questo caso molto temeraria. Soprattutto perché, come avverte Roberto Cesare, un piccolo industriale di Venezia, lo scontento è giá alto.

“Questa è una delle regioni più ricche e soprattutto più produttive” spiega mentre fa la coda all’Ufficio delle Imposte, “e so che può suonare come poco solidale e anche xenofobo. Ma mentre il sud Italia trascina la sua arretratezza grazie alle sovvenzioni, all’evasione fiscale, ad un’economia parallela –  per non dire mafiosa – che consiste col vivere alle spalle dello Stato, qui i piccoli imprenditori come me – gente che da anni ha dai 20 ai 30 dipendenti – si stanno suicidando perché sono incapaci di far fronte ai debiti e il credito non arriva piú. Molti di noi sono così disperati da abbracciare qualsiasi idea, cosa impensabile alcuni anni fa.”

L’intervento della polizia, che accusa i detenuti di contatti con la mafia albanese per l’acquisto di armi, avviene solo pochi giorni dopo che, con un referendum indetto da un gruppo secessionista attraverso Internet, l’89% dei votanti (circa due milioni secondo gli organizzatori) si era mostrato a favore dell’indipendenza. “Anche se il referendum non era legale” ammette tranquillamente Luigi Frizzo sulla porta della sua libreria “ci ha dato la possibilità di dire ciò che pensiamo”. Noi siamo veneti e gli italiani sono stranieri. Siccome lo Stato italiano non usa la democrazia e già ci ha bocciato due referendum, il prossimo passo sarà una rivolta fiscale. Siamo disposti a non pagare le tasse allo Stato italiano. E le assicuro che farà più danni di un cannone da 12 millimetri”.

(pubblicato il 5 aprile 2014)

[Articolo originale "La marea separatista sube en Italia" di Pablo Ordaz]

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Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola. simone.giovannini01@gmail.com http://www.proz.com/translator/1087309
Revisione di:
Alessandra FurvisElena Bergamaschi