StampaSessantatrè governi in 68 anni, con 27 divesi Presidenti del Consiglio – e allora perché dovremmo interessarci all’Italia e al suo nuovo governo con un altro Premier, Matteo Renzi? Comprensibilmente, […]

Il giovane Presidente del Consiglio italiano va di fretta

The New Yorker

Sessantatrè governi in 68 anni, con 27 divesi Presidenti del Consiglio – e allora perché dovremmo interessarci all’Italia e al suo nuovo governo con un altro Premier, Matteo Renzi? Comprensibilmente, gli osservatori trovano la natura confusionaria della politica italiana estenuante e inutile. Sembra quasi una giostra: cambiano le persone sui cavalli dipinti, ma non appena la musica si ferma ci ritroviamo nello stesso posto. Negli ultimi 20 anni i problemi dell’Italia sono rimasti tristemente familiari: un’economia stagnante, un enorme debito nazionale, l’elevato tasso di disoccupazione, una burocrazia ingombrante e inefficiente, e un sistema politico ed educativo che scoraggia iniziative, innovazione, merito e opportunità.

Eppure ci sono motivi per ritenere che Renzi, leader del Partito Democratico di centro-sinistra, si rivelerà una delle figure più intriganti e durature nella politica italiana. A 39 anni, è il più giovane Presidente del Consiglio della storia italiana – persino un paio di mesi più giovane di Benito Mussolini, quando nel 1922 gli fu chiesto di formare un governo a seguito della sua marcia su Roma.

La questione giovanile di Renzi è importante perché l’Italia è un paese devoto alla gerontocrazia: le posizioni di potere sono occupate da uomini tra 50 e 70 anni, mentre la disoccupazione giovanile supera il 40%. Il mercato del lavoro si biforca tra i lavoratori più anziani straordinariamente ben protetti che non possono essere licenziati e i giovani che lavorano con contratti temporanei “precari”, guadagnando spesso circa un migliaio di euro al mese.

Una percentuale sorprendente di giovani oltre i trent’anni resta a casa con i genitori, in attesa di un lavoro a tempo pieno e la possibilità di sposarsi. I più ambiziosi ed energici cercano fortuna all’estero, nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti. Le università americane sono piene di giovani e brillanti accademici italiani che entrano più facilmente nel sistema statunitense rispetto a quello del proprio paese, che funziona proprio come il sistema politico nazionale: secondo i principi di clientelismo, nepotismo e anzianità.

Renzi ha il fascino di un giovane Bill Clinton o Tony Blair – svelto, intraprendente, abile e ben preparato nel dibattito pubblico. La sua tenuta standard è rappresentata da una semplice camicia bianca, cravatta e giacca; un po’ come un ex chierichetto o un atleta universitario vestiti per un colloquio di lavoro. Nel 2009, quando aveva 34 anni, è stato eletto sindaco di Firenze, sua città natale. Da sindaco girava per la città in bicicletta o alla guida della propria auto, anche dopo essere diventato il leader del Partito Democratico. Ha la sfrontatezza di chi non ha intenzione di aspettare in coda ed esprime l’urgenza di tanti giovani italiani che temono che le speranze della propria generazione vengano vanificate.

Mentre era da poco sindaco, con una base di potere solo locale, ha insistito sulla necessaria rottamazione [in italiano nel testo, NdT] dei partiti italiani. Nel 2012, sfidò il suo stesso partito candidandosi contro il suo leader, Pier Luigi Bersani, alla carica di Segretario del partito. Aveva quasi intascato una vittoria a sorpresa, ma Bersani, con l’apparato del partito favorevole, è riuscito per un certo tempo a tenere duro.

Negli ultimi 30 anni, da quando Enrico Berlinguer – il vecchio leader del Partito comunista italiano – crollò per un’ emorragia cerebrale durante una manifestazione politica, la sinistra non ha mai avuto veramente un accattivante leader carismatico. Si è susseguita, invece, una serie di grigi tecnocrati con le capacità di comunicazione da mediocri professori universitari di economia. Quando Renzi sfidò Bersani, tutti i top leader del Pd erano stati anche membri del Partito Comunista Italiano. La tradizione comunista prevedeva un lento avanzamento attraverso i ranghi, occupando una serie di posti amministrativi e politici, in attesa del proprio turno. Ricordo Bersani che mi spiegava, in un’intervista di cinque anni fa, che l’Italia è fondamentalmente un Paese conservatore e che c’erano quindi un sacco di limiti a ciò che il partito poteva fare. Per compensare il loro passato da ex-comunisti, i vecchi leader del Partito Democratico hanno fatto gli straordinari pur di apparire “responsabili”: visitando la City di Londra e Wall Street per dimostrare che non avevano nulla contro il capitalismo e che la loro gestione del sistema attuale era stata relativamente modesta – e che l’avrebbero finalmente resa un po’ più efficiente ed equa.

Renzi arrivava politicamente dall’epoca degli anni ‘90, quando sia la guerra fredda sia il Partito Comunista Italiano avevano cessato di esistere. Forse perché non ha mai amato l’idea di un’agenda socialista generica e fallimentare, emana un senso di ottimismo e possibilità. Renzi divide il mondo in termini di vecchio e nuovo, piuttosto che di destra e sinistra, insistendo sul fatto che l’Italia può cambiare radicalmente. In una recente intervista ha dichiarato: “Siamo in procinto di inviare carichi di moduli fiscali a tutte le città d’Italia. Dobbiamo continuare così, o possiamo risolvere il tutto con pochi click sulla tastiera?”

Al tempo stesso, Renzi è un centrista relativamente pragmatico nelle sue posizioni politiche. Predilige il taglio dei pagamenti previdenziali, al fine di ridurre le tasse e aumentare i redditi dei lavoratori, finanziati dai tagli alla spesa pubblica. Favorisce una maggiore diffusione dell’educazione per incoraggiare più donne ad andare a lavorare, le unioni civili per le coppie gay e lesbiche (i matrimoni tra coppie dello stesso sesso, nell’Italia Cattolica, non sono neanche un’ipotesi). Renzi è favorevole a cambiamenti nella legislazione sul lavoro in Italia per rendere più facile il licenziamento dei lavoratori, tentando di seguire il modello “flexicurity” lanciato dalla Danimarca, in base al quale le imprese individuali possono assumere e licenziare con relativa libertà, ma viene previsto un ampio sostegno finanziario e di formazione per i disoccupati.

Alcuni hanno descritto Renzi come una sorta di Silvio Berlusconi della sinistra, perché è un brillante comunicatore che non fa nulla per nascondere la sua ambizione. Dopo le elezioni nazionali del 2013 che non diedero un chiaro vincitore, divenne Presidente del Consiglio Enrico Letta, del Partito Democratico.

Anzichè giocare di squadra e sostenere il governo Letta fino alle elezioni successive, Renzi ha cominciato a muoversi quasi subito verso la conquista della segreteria del partito: c’è riuscito nel dicembre 2013. Berlusconi, precendente Presidente del consiglio, era stato sollevato dall’incarico dopo la sua condanna per frode fiscale e l’espulsione dal Senato italiano. Renzi, molto pragmaticamente, aveva intuito che nonostante tutto Berlusconi era ancora la figura più potente della destra, e che avrebbe avuto bisogno del suo appoggio se voleva riformare radicalmente il sistema politico italiano. L’accordo che ha raggiunto con Berlusconi prevede l’eliminazione del Senato italiano, per ridurre il costo e le dimensioni della classe politica italiana e rendere il sistema più funzionale. Attualmente, ci sono 945 parlamentari (630 alla Camera e 315 al Senato) – più del doppio degli Stati Uniti, per un paese con un quinto della popolazione. Una nuova proposta di legge elettorale mira a favorire la creazione di un sistema stabile di due partiti.

Molti si aspettavano che, una volta elaborata una nuova legge elettorale, Renzi avrebbe indetto le elezioni per salire al potere con una maggioranza solida. A sorpresa di tutti, ha fatto qualcosa di diverso: ha messo in scena una sorta di colpo di palazzo. Chiedendo il voto al suo partito e ottenendo una maggioranza dell’80%, ha costretto Letta a dimettersi da Presidente del Consiglio e si è affrettato a prenderne il posto. Questo abile, ma brutale gioco di potere – oltre ai suoi accordi con Berlusconi – ha colpito molti, in particolare la sinistra, poichè ha mostrato come Renzi fosse un altro classico politico italiano: con i gomiti appuntiti, brama di potere e senza scrupoli. Infatti, ci sono ragioni per essere scettici.

Ma c’è una logica precisa dietro il blitz politico di Renzi. La sua mossa ha colto il Paese di sorpresa, mettendo tutti sull’attenti, compreso Berlusconi. Ha fatto qualcosa che la sinistra non è riuscita a fare nella storia recente: prendere l’iniziativa e impostare l’agenda politica secondo le proprie condizioni. (Il fatto che Berlusconi si sia arrabbiato è un ottimo segno: come regola generale, se Berlusconi è insoddisfatto di qualcosa corrisponde di solito a una buona notizia per il Paese nel suo complesso). Renzi, con le sue durezze machiavelliche, non è necessariamente un elemento negativo: la sinistra ha in genere dimostrato di preoccuparsi troppo delle procedure, lasciandosi scavalcare e battere dal centro-destra.

Renzi ha presentato un’agenda legislativa incredibilmente ambiziosa. Gli ostacoli che deve affrontare sono enormi: riaccendere l’economia italiana e riformare i sistemi profondamente incrostati. Oltre a questo, il suo potere si fonda su un insieme di fragili alleanze politiche – anche all’interno del suo stesso partito – e a molti potrebbe piacere vederlo fallire. La sua unica, vera arma di potere è l’ondata di popolarità che la sua azione decisiva ha generato. Qualora le misure avessero un esito negativo, può candidarsi alle elezioni che probabilmente vincerebbe. Come ha dichiarato egli stesso, ieri, in un’apparizione pubblica: “Vediamo se Renzi può farcela o se cade; come Presidente del Consiglio sono stato in equilibrio su una corda tesa e tutti gli altri a guardare. È il tipico atteggiamento delle persone in attesa che gli altri risolvano i loro problemi. Sul filo ci siamo tutti insieme, e l’Italia lo deve attraversare.”

[Articolo originale “Italy’s Young Prime Minister in a Hurry” di Alexander Stille]

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Traduzione di:
Antonio
Revisione di:
Sara Angelucci