[El Periódico de Catalunya]
Torrenti d’immondizia sotto il Vesuvio
Nel mezzo di nuovi scontri, Napoli chiede a Berlusconi di essere tirata fuori dalla crisi della spazzatura
25/5/2008 – NÁPOLES
Viste dalle alture del Vesuvio, le falde montagnose che discendono sino a Napoli e alla costa, appaiono macchiate da torrenti di una lava diversa da quella che sepolse Pompei nell’anno 79 dopo Cristo. Sono montagne d’immondizia di tutti i colori, accatastate nelle curve, alle uscite dei paesi, all’interno delle vie o abbandonate agli incroci stradali. Ci sono luoghi dove sono accumulate da anni ed hanno provocato emergenze periodiche nella regione, l’ultima lo scorso inverno.
Ieri, centinaia di persone si sono rese protagoniste di scontri con la polizia – con nove persone ferite – per la possibilità che in uno dei loro quartieri si apra una discarica. La scorsa settimana, i napoletani, esasperati, hanno vuotato cassonetti e sparso immondizia sulle carreggiate delle strade. È stato proprio nei giorni precedenti la celebrazione del primo Consiglio dei Ministri della maggioranza conservatrice che ha vinto le elezioni. Oltre all’immondizia recente, si accumulano da anni i sacchi di quella compattata che aspettano un impianto di incenerimento. In Campania, la regione di Napoli, non ce ne sono.
Le felicitazioni
Questa regione è ora un gigantesco ed incomprensibile immondezzaio a cielo aperto, nel quale, come spiegano alcuni intellettuali napoletani, si sta sommergendo un intera classe politica, quella della sinistra italiana, che in 15 anni non ha saputo risolvere il problema. Ci sta provando ora Silvio Berlusconi, con metodi discussi tanto dai militari (che dovranno vigilare le future discariche come se si trattasse di basi missilistiche), quanto per i magistrati (dato che la competenza sull’immondizia sarà a carico di una squadra giudiziale che assomiglia molto ai tribunali speciali delle dittature). “Almeno si tratta di un primo passo”, ha commentato Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, figlio di Napoli ed ex comunista, di fronte alle critiche della UE che sperava in una soluzione a lungo termine.
Anche Antonio Bassolino, presidente progressista della Campania, ha felicitato il primo ministro conservatore. “Chapeau a Berlusconi”, ha detto, come se lui non avesse occupato negli ultimi 15 anni importanti incarichi locali. I Verdi, alleati della maggioranza progressista nei due anni del Governo di Romano Prodi, si sono opposti alla costruzione di qualsiasi tipo di inceneritore, mentre in questa settimana il Governo di Berlusconi ha approvato che se ne costruiscano cinque, suddivisi nelle cinque province. Nessuno si sorprende a Napoli che i progressisti abbiano cominciato a perdere una dopo l’altra le ultime elezioni.
Torri d’avorio e briciole.
La borghesia e gli intellettuali della città “vivono chiusi nelle loro torri d’avorio e di schiena alle classi plebee, che quando alzano la testa possono essere temibili”. Lo spiega Ciro, un cameriere che sembra più che altro un filosofo e che serve caffè vicino al Palazzo Reale dei Borboni. Arriva alla conclusione che la Democrazia Cristiana, che governò la città fino agli anni 90, distribuiva solo briciole alle classi basse, “però avevano un sapore squisito”. “ Questi di adesso, i progressisti, non danno nulla”, affermano alcuni clienti che, all’udire la conversazione hanno girato le loro sedie con il desiderio di partecipare, di dire quello che pensano, che qualcuno li ascolti per una volta, fosse solo un cronista di provincia. Tutti dicono che lo scorso aprile hanno votato per il partito comunista (questo è un quartiere “rosso”), però, sia corretto o meno, portano mostrano uno spirito napoletano che bolle di irritazione e scontentezza. “Perchè dobbiamo passare da un emergenza all’altra, sempre totali e drammatiche, sempre permanenti? — chiedono –. Siamo stanchi”.




















