Senza elezioni, istintivamente e con qualche spintone Matteo Renzi è passato dal Partito Democratico al governo. Nonostante una coalizione fragile e una opposizione spinosa, che non gli rendono la vita facile,  il giovane politico tuttavia è molto amato anche tra gli intellettuali di spicco.

A tutto vapore senza meta

Neue Zürcher Zeitung

Senza elezioni, istintivamente e con qualche spintone Matteo Renzi è passato dal Partito Democratico al governo. Nonostante una coalizione fragile e una opposizione spinosa, che non gli rendono la vita facile,  il giovane politico tuttavia è molto amato anche tra gli intellettuali di spicco. Sono accadute molte cose in Italia in oltre due anni, ma poco è cambiato: malgrado l’alternanza di quattro capi di governo, sono rimasti la burocrazia e la corruzione, una crescente povertà economica, la disoccupazione giovanile, i suicidi causati dalla conseguente disperazione da fallimento. Nonostante si sia dimesso, la stretta al collo di Silvio Berlusconi sul Paese non si è del tutto allentata. Mario Monti ed Enrico Letta sono solo sbiaditi ricordi. Nel nuovo teatro politico si muove quasi da solista solo l’impetuoso Matteo Renzi, alimentando soprattutto speranze e dominando i titoli dei giornali.

Euforia della alla disperazione?
Chi nelle ultime settimane ha cercato nei media italiani i comunicati stampa provenienti dall’estero  ha dovuto pazientare.  Matteo Renzi, 39 anni, dopo aver vinto le primarie del Partito Democratico (PD) a dicembre, convinto nel mese di gennaio il centro-sinistra e nel mese di febbraio oltre la metà di tutto l’intero spettro politico, dopo aver preso il posto di Letta, suo collega di partito, ha potuto giurare fedeltà alla Repubblica italiana alla presenza del Presidente Napolitano, 88 anni. Poco dopo i recenti titoli della stampa italiana hanno ripreso a titolare qualcosa di nuovo sugli eventi sanguinosi in Ucraina. Lo spirito di iniziativa di Renzi ha convinto molti italiani che da tempo conoscono solo una turbolenta paralisi. Anche Massimo Cacciari filosofo notoriamente scettico e burbero, osserva con simpatia su “L’Espresso” che qualcosa di nuovo sta emergendo: “L’Aut-Aut che liquida gli eterni e-e della politica italiana”. Anche se i commentatori internazionali e gli esperti economici sono un po’ meno fiduciosi, l’ottimismo e lo stile esuberante e semplice del giovane politico, ex sindaco di Firenze, viene percepito in maniera abbastanza positiva dai suoi compatrioti. Il suo governo, un gruppo variopinto di quattro partiti, è formato da solo 16 ministri, la metà esatta sono donne “principalmente bionde e giovani,” sottolinea ironico su “L’Espresso” l’editorialista Michele Serra. Ma il nuovo stato d’animo assomiglia a una sorta di euforia della disperazione o dell’ultima spiaggia, dopo tutto quello che l’Italia ha sperimentato nel corso degli ultimi due decenni.

Silvio Berlusconi è sceso in politica nella primavera del 1994, per salvare il suo impero mediatico e arricchire se stesso (a volte in maniera fraudolenta), in un Paese che tuttavia che andava alla rovina  sia dal punto di vista economico che della moralità politica. Il suo regno è stato interrotto più volte da una litigiosa opposizione di sinistra ma senza risultati apprezzabili. Poco prima del crollo economico dell’Italia, nell’autunno 2011, Berlusconi è stato sostituito dallo sfortunato tecnocrate Mario Monti. Nel febbraio 2013, le elezioni hanno poi portato ad una situazione in cui esiste ancora adesso un unico blocco, composto da tre schieramenti politici molto simili tra loro ma  costantemente in lotta: il ribelle e chiassoso Movimento Cinque Stelle (M5S) del comico Beppe Grillo, il populista-conservatore Popolo della Libertà (PdL) di Berlusconi e il socialdemocratico Partito Democratico (PD). Questo è il patto governativo che è riuscito a mantenere negli ultimi dieci mesi il primo ministro, il pacato e avveduto Enrico Letta, trovandosi alla fine inerme e ad un punto morto in una coalizione ribollente. Il governo dello sbiadito Enrico Letta è stato molto turbolento, nonostante la paralisi: Berlusconi è stato espulso dal Senato dopo la condanna per frode fiscale, il suo partito si è diviso, una fazione maggioritaria si è raggruppata riprendendo la vecchia denominazione di Forza Italia (FI), una minoranza separatista ha fondato il Nuovo Centro Destra (NCD) rimanendo nel traballante governo di coalizione. Quasi contemporaneamente, Matteo Renzi ha vinto le primarie del PD sollevando talmente tanto polverone nel suo stesso partito, che hanno deciso di metterlo al posto di Letta. Così il sindaco di Firenze è diventato velocemente Presidente del Consiglio,  con tanta energia e pochi scrupoli, ma soprattutto senza regolari elezioni. Persino il quotidiano del Vaticano “L’Osservatore Romano” ha scritto che si è trattato di un “peccato originale” del nuovo governo.

Renzi, notoriamente cattolico, è stato subito perdonato dalla Chiesa,  per aver agito “in buona fede” al fine di contrastare le “emergenze che affliggono l’Italia”, come si legge su “L’Avvenire”, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, mentre il suo Presidente, l’Arcivescovo Angelo Bagnasco, ha dichiarato pacato: “Preghiamo per il nuovo governo.”  Tuttavia anche Letta, il predecessore e rivale di Renzi all’interno al partito, aveva agito in buona fede ma con meno energia. Anche lui arriva da un ambiente di sinistra-cattolica e ha molto in comune con Renzi, ma non l’euforico temperamento.

Circo delle Pulci della coalizione
Proprio come in precedenza era toccato a Letta, ora è Renzi che deve tenere insieme il circo delle pulci di una coalizione eterogenea e accontentare tutti: deve rimettere di nuovo in moto un’economia pesantemente danneggiata, diffidando dai colpi trasversali del suo partito, il PD, deve accontentare i capricci di Angelino Alfano della nuova formazione di destra NCD e non può scherzare rischiando di perdere con le truppe di Berlusconi, dal cui voto in parlamento probabilmente dipende la sua permanenza, perché i turbolenti membri del M5S di Grillo per principio votano contro tutto e tutti. Le opinioni dei commentatori più accorti, vanno ben oltre questi aspetti. Certo è, che Matteo Renzi, vuole far ripartire a tutto vapore la nave dello Stato. In quale direzione si andrà, non si sa ancora. “Sempre avanti senza meta!”, come avrebbe detto Robert Musil in questa situazione. Matteo Renzi si propone come un socialdemocratico di ultima generazione, i suoi modelli internazionali sono Obama e Blair. In Italia, vicino all’ideologia del filosofo Norberto Bobbio. Nella conclusione della recente riedizione del suo famoso libro, “Destra e Sinistra” (1994) Renzi ha scritto: “Quella sinistra tanto cara a Bobbio, la sinistra social-democratica e anti-comunista, ha insomma vinto la sua partita.” Ma oggi la situazione è ben diversa, i blocchi ideologici non sono più così chiaramente identificabili e il divario sociale prevale ora soprattutto tra vecchi e giovani. Quindi non c’è da sorprendersi se Renzi ha trovato un vasto entourage non solo tra i centristi,  ma anche tra le guide spirituali dei giovani che parlano di una lotta della classe intellettuale delle generazioni.

Nostalgia del futuro
Sintomatico di questa tendenza è il tanto discusso libro ” Intellettuali del Piffero ” ( editore Marsilio, Venezia , 2013 , 18 euro ) di Luca Mastrantonio, 33 anni , un editorialista di spicco del ” Corriere della Sera” . Qui si tagliano i vestiti addosso, con energia e molto sarcasmo nei confronti degli agli “intellettuali del Piffero” soprattutto della alla vecchia generazione, come a Umberto Eco , Dario Fo , Andrea Camilleri , Gianni Vattimo , e a molti altri che vogliono sempre mettere il becco su tutto, partecipando ad antiquate rubriche giornalistiche e decrepiti talk show, senza una scintilla di speranza per i giovani. Un capitolo nel libro di Mastrantonio parla anche di ” lotta di classe delle generazioni “,  molto ben recepito tra l’altro in un discorso di Matteo Renzi , quando non era ancora capo del PD , così come quello del giovane teorico del suo partito ,  un certo Pippo Civati, 38 anni, e il suo libro ” Nostalgia del futuro” (2009) . Ora Civati ​​è ora combatte Renzi , con obiezioni spiritose e tweet pepati . La sottile teoria politica potrebbe spesso dargli ragione, ma non la pratica, nel mucchio disordinato della coalizione di governo.

Il sagace libro di Luca Mastrantonio sulle false sirene intellettuali è un divertente Who’ Who ​​della moderna Repubblica dei letterati d’Italia. Al suo interno si passa in rassegna con energia e si illustra  allegramente il consiglio dei ministri delle vanità , ma l’autore non si limita alle critiche e al disprezzo, esamina anche alcune personalità portanti dal punto di vista intellettuale e provenienti da diverse generazioni, come Claudio Magris (74), Aldo Busi (66) e Valerio Magrelli (57). Ma soprattutto  richiama l’attenzione su nuove speranze come il sociologo Giuliano da Empoli (40), a lungo giovane eminenza dietro l’ascesa di Matteo Renzi. Già nel 1996, all’età di 23 anni, Empoli nel suo libro “Un grande futuro dietro di noi”, aveva denunciato  un radicale ripensamento sulla riduzione del debito pubblico. A quel tempo, Berlusconi era al potere da appena due anni e nessuno poteva immaginare che l’orrore sarebbe durato quasi due decenni. Ma nemmeno questo incubo si è completamente concluso. Berlusconi, ufficialmente condannato in ultima istanza, per ragioni misteriose non è agli arresti domiciliari: è  ancora alla guida del suo grande partito FI, assolutamente ostile ai separatisti di destra liberali del NCD, ma parla di “opposizione costruttiva”. Ricatto sarebbe la parola più corretta, perché Berlusconi farà di tutto per fare concessioni a Renzi solo per far cadere  il suo principale partner di coalizione Angelino Alfano, il suo ex delfino che lo ha tradito fondando NCD. La tragicommedia italiana non è poi così lontana dalla sua conclusione, a prescindere dal successo discutibile di Matteo Renzi. Inoltre, dietro ogni successo si nascondono i  piccoli teppisti della parola del M5S da Beppe Grillo, secondo cui ogni salvezza viene da Internet, comprese le purghe contro i suoi stessi membri che osano criticare il vangelo del sacro Web.

“Il nostro Gorbaciov”
In considerazione di tanto pericolo il Salvatore forse non cresce abbastanza, a dispetto degli applausi che  Matteo Renzi ottiene a sorpresa anche da certi settori politici: un editorialista del quotidiano di Berlusconi “Il Giornale” lo chiama persino  “il nostro Gorbaciov”. Il Papa e Romano Prodi gli hanno dato la loro benedizione e anche dalle righe logico-politiche del quotidiano indipendente (ma finanziato da Berlusconi) “Il Foglio” hanno osannato il nuovo governo, come “il migliore oggi possibile.” Con così tante forze in gioco, potrebbe accadere al Paese quello che si legge nella “Repubblica dei dotti” di Arno Schmidt, di girare in un circolo vizioso: da una parte si grida “Indietro tutta” e dall’altra “Avanti a tutto vapore”.

[Articolo originale "Mit Volldampf in unbekannte Richtung" di Franz Haas ]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, traduce e collabora con IDE dal tedesco e dal francese, affinchè la libera informazione e la cultura non vengano sommerse dalle politiche distruttive
Revisione di:
Valentina Giagnorio