Il leader del M5S e i suoi seguaci moltiplicano le invettive brutali contro gli altri partiti italiani. Al punto da creare malessere al proprio interno.

Beppe Grillo, dalla provocazione all’insulto

Libération

Il leader del M5S e i suoi seguaci moltiplicano le invettive brutali contro gli altri partiti italiani. Al punto da creare malessere al proprio interno.

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, 88 anni, è soltanto un “boia”, la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, dovrebbe essere portata “in un campo Rom” e “trombata dal capo villaggio”, le deputate del PD hanno un lavoro soltanto perché sanno “fare i pompini”. Quanto allo scrittore e giornalista Corrado Augias, che ha paragonato M5S agli squadristi di Mussolini, è meglio bruciare i suoi libri e pubblicare su Facebook le foto delle braci.
Un anno dopo il suo successo alle politiche, dove aveva ottenuto più del 25% delle preferenze, 8,6 milioni di voti, il movimento di Beppe Grillo sembra aver scelto la fuga in avanti. Insulti, provocazioni, ostruzionismo, le giovani truppe del comico (108 deputati e 54 senatori) hanno trasformato il Parlamento in un campo minato, le cui deflagrazioni sono amplificate dai militanti su internet.  In particolare sul blog del comico genovese, che prima fa pubblicare commenti in modo sfrenato, salvo poi bloccare, a volte, quelli più violenti. Grillo ha infatti preso le distanze dai militanti incendiari o dagli insulti sessisti verso la Presidente della Camera.

Pugni
Dopo diverse scene di scontri fisici in Parlamento, con tanto di pugni, in cui gli eletti del M5S hanno tentato di assaltare il banco di Laura Boldrini e sono stati duramente respinti, il provocatore è andato a Roma per invitare i suoi rappresentanti alla calma: “Offrite dei fiori alle persone che avete offeso” ha proposto. “Accarezzate i partiti in silenzio, come si fa con i morti”. Li tranquillizza: “In Italia e’ in corso un colpo di Stato. Non si può fare finta di niente”.
Questa estremizzazione ha subito un’accelerazione con l’entrata in gioco di Matteo Renzi. Il giovane sindaco di Firenze ha vinto le primarie per la segreteria del PD. Il Rottamatore [in italiano nel testo, N.d.T.] (colui che vuole “rottamare” la vecchia classe dirigente del partito) mira chiaramente a recuperare con il suo dinamismo e la sua modernità una parte dei voti di Grillo, in particolare fra i più giovani e i più indignati dai “privilegi della casta”. “Matteo Renzi ha messo in ombra il movimento. La moltiplicazione delle azioni di rottura e delle provocazioni permette loro di tornare al centro della scena” osserva l’esperto del M5S del quotidiano La Stampa, Jacopo Iacoboni.

“Fascismo”
Beppe Grillo è contrario inoltre al progetto di legge elettorale elaborato dal nuovo capo del PD. Matteo Renzi, non esitando per questo a bussare alla porta di Silvio Berlusconi – che dopo la condanna definitiva per frode fiscale e la decadenza al Senato, sembrava invece fuori dai giochi – si dà da fare per fare approvare più velocemente possibile una riforma in direzione maggioritaria e bipolare per – dice – mettere fine all’instabilità politica.
“Questa legge non è nata contro i piccoli partiti, ma per tagliare fuori il terzo polo, cioè Grillo” ha ammesso il Ministro della Difesa, Mario Mauro. “Criminali”, “corrotti”, urlano gli eletti del M5S, che reclamano anche l’impeachment del Presidente Napolitano.

All’interno del movimento, questa deriva estremista provoca qualche dissapore. “Non c’è nessun colpo di Stato in corso” ha corretto un senatore 5 Stelle. “Non voterò Cinque Stelle alle europee” ha anche minacciato un deputato del movimento dopo gli scontri alla Camera. “Non possiamo mandare a Bruxelles gente così”.
Alcuni eletti sono amareggiati dal fatto che gli insulti e la radicalizzazione voluti da Beppe Grillo e dal suo mentore, Gianroberto Casaleggio, oscurino il loro lavoro quotidiano contro la mafia, per la protezione dell’ambiente o i diritti degli immigrati. Quando hanno presentato un emendamento per abolire “il delitto di immigrazione clandestina”, il comico ha infatti tentato di bloccarli, spiegando che quella proposta era impopolare. Malgrado tutto, fino ad oggi pochi eletti hanno lasciato il movimento. E le accuse di “fascismo”, lanciate con troppa facilità da una buona parte della stampa e dagli avversari politici, sembrano rafforzarli.

Diversi intellettuali vicini alla sinistra, che avevano visto di buon occhio il successo degli indignati di Grillo, hanno preso le distanze. “Sono molto deluso” ha infatti ammesso il filosofo Remo Bodei. “La superficialità e l’arroganza di molti deputati e senatori grillini ha prevalso”. “I grillini se ne fregano. Hanno sempre avuto molta diffidenza verso gli intellettuali” minimizza Jacopo Iacoboni. “In un anno, il M5S non si è veramente trasformato in una forza politica. I suoi componenti escludono per esempio di vedere se si può convergere con Renzi su alcune proposte. Vogliono risolutamente restare antisistema”.
Le europee,dove il M5S spera di cavalcare l’onda anti-euro, saranno una prova. Per il momento, in una situazione di crisi economica e sociale drammatica, i Cinque Stelle restano attorno al 20% nelle intenzioni di voto, nonostante le provocazioni e gli insulti.

[Articolo originale "Beppe Grillo, de la provoc à l’outrance" di Eric Joszef]

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Traduzione di:
Chiara CavedoniItalia Chiara Cavedoni
Lavora in teatro, anche se con l’aria che tira non sa se potrà farlo ancora per molto. Traduce dal francese
Revisione di:
Silvia Olivieri