[El Comercio]
La prima impresa italiana è il crimine organizzato, la mafia, presente soprattutto nel meridione, con un fatturato di 130 miliardi di euro all’anno ed un utile netto che raggiunge i 70 miliardi, secondo un rapporto presentato oggi dalla associazione degli imprenditori Confesercenti.
i mattatoi, le aste del pesce, la ristorazione, il setoore del turismo e dell’edilizia, i panifici e perfino le pompe funebri.
Proprio come nel sistema imprenditoriale di ogni [altro] paese, le quattro grandi mafie italiane Ndrangheta (Calabria), Camorra (Campania), Cosa Nostra (Sicilia) e Sacra Corona Unita (Puglia) “si suddividono in piccole e medie imprese, tra di loro autonome, ma con una stessa struttura gerarchica”, si legge nel documento.
Lo studio spiega, per esempio, che nella provincia di Napoli, sono stati trovati fino a 1.300 forni e 2.500 panetterie illegali e che il loro è il pane più venduto, “nonostante sia più caro che nel resto dei negozi”.
Si è inoltre calcolato che le infiltrazioni mafiose nella vendita del pesce, esclusa la pesca illegale, raggiungono i 2 miliardi di fatturato, per un totale di 8.500 transazioni interessate.




















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Caro Licio,
qualche nome da suggerirmi per sostituire Giulio come capo di tutti i capi. Ormai è troppo rincoglionito e non ha seguito nemmeno il tuo consiglio per farsi una bella barbetta come ce l’hai tu. A me veniva in mente o Marcello o Renato.
Ma se la prima impresa italiana è il ‘crimine organizzato’ ditemi voi quando il nostro paese imparerà ad essere onesto.Gli evasori, gli abusi continui le truffe, gli attentati rimasti tutt’oogi misteriosi…..Tanzi,Cragnotti e compagnia bella insegnano, tanto per fare qualche nome.Eppure abitano nelle loro ville tranquilli….e i ladri di polli invece stanno nelle patrie galere in attesa di giudizio…che paese è mai questo, meglio stare al’estero.