[Neue Zürcher Zeitung]
Privilegi insolitamente generosi per i rappresentati del popolo
I parlamentari italiani non brillano certo in efficienza, ma i loro salari record superano quelli di molte altre Nazioni. Non a caso, dal dopo Guerra in poi, il parlamento a Roma è stato sciolto in media solo tutti i quattro anni, nonostante le ripetute crisi.
Il cittadino italiano riceve una pensione dopo in media 35 anni di contributi. I parlamentari italiani invece hanno provveduto meglio per sè stessi. Il diritto alla pensione loro lo ricevono gia’ dopo 30 mesi di lavoro. E in generale godono di privilegi che in Europa, se non in tutto il mondo, non hanno paragoni. Questo lo dimostra, ad esempio, un confronto fatto sui pasti dei vari parlamentari europei, che sono in stretta relazione con gli stipendi dei politici.
Costi immensi del parlamento
I pasti dei parlamentari italiani vengono stabiliti in relazione agli stipendi dei presidenti delle sezioni, pero’ rappresentano, nei confronti dei funzionari, solo una frazione dei redditi totali. Oltre allo stipendo di 5419 Euro al mese (dopo deduzioni sociali e tasse) i rappresentanti del popolo ricevono inoltre 4000 Euro per le riunioni ed una somma concordata di 4190 Euro per le spese, escluso viaggi e telefonate, per le quali ricevono un massimo di ancora 1850 Euro. Come se non bastasse gli onorevoli possono approfittare gratuitamente di mezzi pubblici e di autostrade. Inoltre hanno accesso a prezzi ridotti ad una grande varieta’ di prodotti e servizi.
La camera dei deputati a Roma spende annualmente per i suoi 630 parlamentari e 1900 impiegati piu’ di 1,4 miliardi di Euro (incluso le spese per le campagne elettorali). Questo corrisponde al doppio del prodotto interno lordo della Repubblica di San Marino con I suoi 30’000 abitanti. Al senato invece, che conta solo la meta’ dei rapresentati della camera, si spendono annualmente piu’ di 900 milioni di Euro. In poche parole a Palazzo Madama si spende il doppio del Senato Francese e fino a quattro volte più della “House of Lords” in Inghilterra, che per di piu’ conta il doppio dei membri.
Chiaramente il senato francese e la camera di Londra non hanno lo stesso peso legislativo. Ma proprio questo è un altro grande problema: il Senato di Roma ha esattamente le stesse competenze della Camera dei deputati, senza nessuna ulteriore funzione rappresentativa. Questo “sistema a due camere perfetto” corrisponde in realta’ ad un doppio gioco molto discutibile e caro.
Una nuova Tangentopoli?
Ma il parassitismo a Roma non è soltanto diffuso tra i Parlamentari. Anche altre istituzioni statali costano troppo, cominciando dai palazzi del presidente della reubblica e del presidente del consiglio fino agli enti pubblici regionali, provinciali e dei comuni, dove vengono mantenuti autisti, portaborse, guardie del corpo, segretari e consulenti esterni. Senza contare che questi lavori vengono spesso rivestiti da membri delle famiglie dei politici. Tipico per la patria di Machiavelli è anche la virtuosità con la quale i politici nascondono le loro spese enormi in una marea di bilanci.
Il ministro dell’infrastruttura ed ex-magistrato Antonio Di Pietro ha dichiarato recentemente in un intervista al giornale “L’Espresso” che esiste la possibilita’ di una “nuova Tangentopoli”, alludendo agli scandali di corruzione scoperti da lui e da altri magistrati milanesi negli anni 90. Questa opinione potrebbe essere condivisa da molti. Secondo un’ inchiesta fatta da “L’Espresso”, piu’ dell’ 80% degli italiani pensa che gli stipendi dei politici siano ingiustificatamente alti. Una simile percentuale si riscontra anche per gli stipendi dei manager di imprese statali.
Invece, riguardo agli stipendi dei manager di imprese private, meno del 40% degli italiani pensa che siano troppo alti. Questi dirigenti di industrie private guadagnano molto di piu’ di quelli statali, ma la loro produttività viene ampiamente riconosciuta. La maggioranza degli italiani crede inoltre che i costi della politica siano aumentati enormemente. A tal proposito, il giornale di economia “Il Sole 24 Ore” ha scritto recentemente che i costi del senato si sono raddoppiati nell’ ultimo decennio.
Riforme a metà
Il primo ministro Prodi ed il suo predecessore Berlusconi si sono spesso lamentati che la politica italiana sia troppo cara per quello che produce. Nonostante lo sconcerto manifestato dai due, nè l’uno nè l’altro hanno fatto molto. In teoria la legge sull’ economia interna per il 2007 prevede delle diminuizioni del 30% sugli stipendi di ministri e segretari di stato, ma vale solo per chi e’ fisicamente presente nel parlamento. Cosi questi ricevono comunque le remunerazioni addizionali per le riunioni, le quali naturalmente non vengono ridotte. Dobbiamo anche ricordare che con Prodi il numero dei ministri è salito da 14 a 17.
La coalizione di Berlusconi invece aveva ridotto i consumi dei parlamentari del 10%, ma se questo davvero abbia abbassato i costi e’ assai dubbio. Il governo di centro-destra, come quasi nessun governo prima, ha usufruito di macchine lussuose e di ulteriori guardie del corpo. Anche se il parlamento italiano e’ stato concepito come un parlamento professionale, tanti parlamentari si incaricano di altri mandati politici. Certi continuano perfino la loro vecchia professione. Ad esempio, il senatore Ghedini e il parlamentare Pecorella hanno raggiunto il colmo quando non solo nel parlamento, ma anche in privato, come avvocati, si occupavano dei problemi legali di Berlusconi.
Elezioni anticipate sporadiche
I privilegi dei politici italiani potrebbero aver contribuito al fatto che il parlamento a Roma sia stato sciolto molto meno frequentemente di quanto ci si possa immaginare. La media della legislatura dal dopo Guerra e’ di circa 4 anni nonostante maggioranze deboli e continue crisi. Solo due volte, durante la crisi di tangentopoli degli anni 90, il parlamento è stato sciolto dopo soli due anni, cioè prima dei 30 mesi di lavoro necessari per un parlamentare per ricevere la pensione. Sette delle ultime 14 legislature sono durate perfino 5 anni e altre 4 legislature 4 anni.
In contrasto alle legislature sono stati creati quasi 60 governi da dopo la fine della Guerra. Nonostante ciò, le maggioranze nel parlamento non sono state cambiate. La coalizione vincente riesce quasi sempre ad arrivare a fine legislatura scambiandosi i posti a vicenda. Cosi, per esempio, Prodi ha dovuto dimettersi nel 1998, dopo soli due anni e 5 mesi di governo, ed e’ stato rimpiazzato da D’Alema e poi da Amato. Non a caso il professore ha minacciato la sua coalizione poco tempo fa, affermando che se questa volta il governo fosse caduto di nuovo, sarebbero andati tutti a casa




















(4 voti, media: 4,75 su 5)