Il termine “femminicidio” è ormai entrato nell’uso comune in Italia per definire qualsiasi forma di violenza estrema contro le donne, la maggior parte delle volte perpetrata in ambito familiare.

L’Italia adotta una legge contro il femminicidio

La Croix

Il termine “femminicidio” è ormai entrato nell’uso comune in Italia per definire qualsiasi forma di violenza estrema contro le donne, la maggior parte delle volte perpetrata in ambito familiare.
Il reato di femminicidio è stato di recente inserito nella normativa giuridica italiana. Le statistiche, da gennaio, riportano che in Italia ogni sessanta ore un uomo uccide una donna. In otto casi su dieci si tratta di un parente della vittima.

Ultimo in ordine di tempo, il 16 agosto: un’italiana di 38 anni morta sotto i colpi del suo compagno di 35, camionista disoccupato. La coppia, che viveva in Piemonte, litigava spesso. Tre giorni prima, a Trento, un avvocato di 45 anni ha ucciso con quattro coltellate la sua ex fidanzata di 31 perché non sopportava che lei vivesse con un nuovo compagno.

In Italia la violenza maschile sulle donne è diffusa in tutte le regioni della penisola e in tutte le classi sociali. Le 93 vittime identificate dal gennaio 2013 erano di età compresa tra 25 e i 65 anni. Nel 2012, secondo il Ministero degli interni, 124 donne sono state uccise da un parente (marito o ex-marito) e 47 gravemente ferite, nel 63% dei casi a casa propria.

“Irrazionale desiderio di possesso a tutti i costi”
Gelosia e vendetta sono indicate come i fattori scatenanti degli omicidi di donne, ma secondo alcuni esperti sarebbe più esatto dire che ciò che arma la mano di una persona violenta “è un irrazionale desiderio di possesso a tutti i costi”. Gabriella Moscatelli, Presidente dell’associazione Telefono Rosa, fondata nel 1998 per aiutare le donne vittime di violenza, insiste sulle ragioni culturali del femminicidio: ” Nella mentalità collettiva la nostra società è ancora caratterizzata da un patriarcato con forme dominanti. Lo vediamo quotidianamente, in termini di responsabilità istituzionali, politiche o imprenditoriali.”

Per spiegare meglio alcune specificità italiane, la Moscatelli ricorda che fino al 1981 se un marito uccideva una moglie infedele “il reato veniva giustificato come delitto d’onore, e l’assassino ne usciva con una pena molto leggera”. Un altro esempio: la legge sulla violenza sessuale, che punisce lo stupro come un crimine contro la persona e non solo contro la morale, è stata adottata solo nel 1996.

Un nesso tra l’escalation dei femminicidi e l’emancipazione femminile
“Il concetto di donna – moglie, fidanzata, madre o figlia – è ancora spesso legato a quello di di possesso e di controllo”. E Gabriella Moscatelli continua: “Non so quanto sia aumentata nel nostro paese la percentuale di femminicidi rispetto ai  secoli scorsi, perché si discute apertamente di questo fenomeno solo dall’inizio degli anni 2000. Ma c’è un certo collegamento tra l’emancipazione delle donne e il rifiuto della loro autonomia da parte dei maschi italiani, che sentono vacillare il loro potere di macho.”

L’Italia, a metà giugno, è stata il quinto stato a ratificare la convenzione di Istanbul, ossia la convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, che colpisce 1 donna su 3 nella penisola. E’ stato inoltre appena presentato in Parlamento un decreto adottato dal governo per garantire la protezione alle donne vittime della violenza. Esso prevede pene più severe e circostanze aggravanti, in particolare nei casi di violenza commessi davanti a un bambino o una donna in gravidanza. Prevede inoltre che ogni denuncia sporta non possa essere ritirata e rende l’azione penale obbligatoria.

La prevenzione deve essere ancora migliorata
Diventa obbligatorio anche l’arresto degli aggressori sorpresi in flagranza di molestia o abuso. Altro punto chiave è l’allontanamento dal domicilio familiare di mariti o compagni violenti. Tutte le vittime di violenza, indipendentemente dalla propria nazionalità, potranno beneficiare dell’assistenza legale gratuita.

“Questo decreto, che introduce il reato di femminicidio nel diritto italiano, rappresenta un passo importante” riconosce la presidente di Telefono Rosa. “Ma per combattere più efficacemente la violenza sulle donne è necessario andare ben oltre e molto in fretta. Campagne di prevenzione e di educazione sono necessarie sin dalla scuola materna. Anche i centri di accoglienza devono aumentare di numero”. La Moscatelli lamenta l’assenza di misure per l’arresto di uomini violenti nel decreto legislativo. “La repressione non ha senso se non è accompagnata da una mirata azione conseguente ” ricorda.

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La violenza sulle donne in Francia
In Francia in due anni sono state 400 000 le donne vittime di violenze coniugali commesse dal coniuge o ex-coniuge. Le vittime si rivolgono molto raramente alla polizia. Il tasso di denunce va dal 2% per violenza sessuale all’interno della famiglia a quasi il 20% per violenza con lesioni aggravate. Ragazze e donne residenti in ambienti umili sono le prime vittime. Il 3,8% delle donne che vivono in aree urbane sensibili denunciano violenze fisiche all’interno della loro famiglia, contro il 2,4% nei quartieri vicini.

Nel 2011, 122 donne sono morte sotto i colpi dei loro partner o ex partner. La violenza  è spesso scatenata da una separazione vissuta male (40% dei casi). Il costo di questi crimini, che avvengono generalmente in ambito domestico, è stimato in 2,5 miliardi di euro all’anno, cioè quasi 40 euro per abitante. Questa somma comprende in particolare le spese mediche, le spese legali e giudiziarie e la perdita di produzione legata alla morte o al carcere.

[Articolo originale "L’Italie adopte une loi contre le féminicide" di Anne Le Nir]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, traduce e collabora con IDE dal tedesco e dal francese, affinchè la libera informazione e la cultura non vengano sommerse dalle politiche distruttive
Revisione di:
Chiara Cavedoni