Il paese sta lottando per rilanciare la produzione e l’economia, sempre in recessione anche nel secondo trimestre

Le fabbriche italiane si trasferiscono all’estero per tagliare i costi

Exame

Il paese sta lottando per rilanciare la produzione e l’economia, sempre in recessione anche nel secondo trimestre

Roma – All’inizio del  mese, Fabrizio Pedroni ha augurato ai dipendenti buone ferie, dicendo loro di tornare al lavoro dopo tre settimane. La notte stessa ha cominciato a smontare la fabbrica di componenti elettrici e a mandare i macchinari dal nord Italia in Polonia.

“Se io li avessi avvisati prima di un progetto per trasferire la produzione all’estero, mi avrebbero occupato la fabbrica e mi avrebbero preso tutto” ha detto Pedroni in un’intervista telefonica del 21 agosto. “La verità è che desideravo che la mia attività sopravvivesse, ma mancavano le condizioni adatte per poter continuare a lavorare in Italia”.

La notizia che la Firem Srl, com sede a Formigine vicino Modena, si stava trasferendo nell’Est europeo, è arrivata ai 40 dipendenti troppo tardi. Il 13 agosto, 11 giorni dopo che Pedroni aveva messo in atto il suo piano, un gruppo di dipendenti che avevano notato movimenti sospetti nei dintorni della fabbrica è corso alle porte del locale in tempo per fermare l’ultimo dei 20 camion con le macchine imballate. Il trasferimento della Firem è diventato cosi’ un problema nazionale e il destino dei lavoratori rimane incerto.

La perdita della fabbrica mette in luce la lotta che l’Italia sta conducendo per rilanciare la produzione e l’economia, che continua recessiva nel secondo trimestre, anche se la maggior parte della zona euro ha ripreso a crescere. Nella classifica del  World Economic Fórum sulla produzione e sul mercato globale, l’Italia è al 128° posto, un gradino sotto il Burkina Faso, mentre la Polonia è al 39° posto.

Un’impresa familiare

Pedroni, 49 anni, ora teme per la sua vita, dopo aver ricevuto minacce contro di lui e la sua famiglia. Dice che non cambierà idea sulla scelta fatta per l’impresa, fondata da suo nonno dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non è il solo. Altre imprese italiane come la Fiat SpA e la Indesit Co. S.p.A., che fabbrica forni e frigoriferi, stanno trasferendo all’estero le linee di produzione per tagliare i costi.

Secondo Pedroni, la cui fabbrica è vicina alla sede della fabbrica di auto lusso Ferrari SpA, la decisione è stata indotta da vari fattori, che vanno dalla concorrenza straniera al costo del lavoro e alle imposte più alte.

Tensione tra i lavoratori

La Firem ha fatturato circa 3 milioni di euro l’anno scorso, ma non registra utili dal 2008, ha affermato Pedroni, che ha aperto la nuova fabbrica polacca questa settimana e non progetta di tornare tanto presto in Italia, date le tensioni con i lavoratori. Il 20 agosto non si è presentato a una riunione con i sindacati e le istituzioni locali al comune di Formigine.

La Firem “ha dato corso a un trasferimento che chiamerei clandestino”, ha detto il 19 agosto al Parlamento il deputato Matteo Richetti, membro del Partito Democratico del primo ministro Enrico Letta. “Credo fermamente nella libertà di impresa, e la possibilità di trasferire la propria impresa dove si crede rientra nelle scelte che un imprenditore può legittimamente prendere. Ma questo deve avvenire con il coinvolgimento dei lavoratori e del territorio”.

Il trasferimento della Indesit

Sebbene le grandi imprese possano non avere la capacità di spostarsi con la stessa velocità di Pedroni, anche loro stanno trasferendo all’estero almeno una parte della produzione. L’Indesit ha affermato lo scorso giugno che prevede di tagliare 1.400 posti, ossia un terzo della sua forza lavoro, perché trasferirà la produzione  in Polonia e Turchia. La Fiat, che non rifiuta il confronto con i sindacati sulla riduzione di posti di lavoro e sui trasferimenti, occupa più di 4000 persone nella fabbrica di Tychy, in Polonia.

“Molti colleghi mi hanno telefonato per dirmi che facevo bene e che ho avuto coraggio nel fare questo”, ha detto Pedroni a proposito del suo trasferimento. “Non sono il primo ad andar via, e non saro’ l’ultimo”

(pubblicato il 25 agosto 2013)

[Articolo originale "Fábricas italianas vão para o exterior para cortar custos" di Lorenzo Totaro]

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Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Alessandra Cerioli