La politica di bilancio continuerà ad avere un effetto negativo sulla crescita. Se veramente la zona euro vuole invertire la tendenza, ossia fare marcia indietro sull’austerità, c’è solo un modo efficace per riuscirvi

In Italia tante chiacchiere e pochi fatti

Economico

In Europa corre voce che l’austerità potrebbe terminare tra poco. Le elezioni in Italia hanno spaventato i leader politici degli altri paesi del Sud dell’Europa e anche la Commissione Europea  si è mostrata comprensiva. Percio’ non mi aspetto cambiamenti significativi nelle politiche transalpine, bensi’ nella forma in cui saranno vendute.

Il discorso fatto la scorsa settimana da Enrico Letta, il nuovo primo ministro, è un buon esempio della nuova strategia italiana: ha criticato l’austerità e contemporanemente ha ricordato che vuole onorare gli impegni di bilancio che il paese ha sottoscritto, come se le due cose non fossero collegate.

Non credo che l’Italia si manterrà fedele al piano di riduzione del deficit strutturale. Tuttavia, poiché la crescita economica sarà inferiore a quella prevista, la probabilità che il disavanzo nominale superi ampiamente gli obiettivi prefissati è particolarmente elevata. Il cambiamento più probabile nelle politiche correnti sarà quelllo di permettere questo “sfondamento”, almeno in parte.

Per capire nel dettaglio perché il cambiamento sarà tanto limitato dobbiamo capire la vera dimensione dell’aggiustamento di austerità nei bilanci del 2012 e dell 2013. Secondo il rapporto di aprile del Fondo Monetario Internazionale sulle prospettive economiche mondali, il deficit pubblico strutturale italiano è stato del -3,6% del PIL nel 2010 e del -3,5% nel 2011, ed è aumentato del -1,3% nel 2012. Per il 2013 è prevista una variazione del PIL del -0,2%, quindi si stima che il correttivo accumulato nel 2012 e 2013 si aggiri intorno al  3,4% del PIL. Questo correttivo estremo di  bilancio ha provocato l’attuale recessione, la cui ampiezza è stata sottostimata dalla Commissione Europea e dal precedente governo italiano.

La zona Euro ha percorso una lunga strada dai tempi del tetto inflessibile nominale del 3% del PIL. Il tetto esiste ancora, ma ora l’attenzione si concentra sul deficit strutturale. Questo è un passo in avanti, nonostante continui a essere una misura pro ciclica a causa del modo con cui viene attuata. Inoltre è possibile una revisione della procedura di infrazione contro l’Italia per il deficit eccessivo di bilancio. Cio’ darebbe al governo una maggior flessibilità, liberando quelle risorse per gli investimenti che attualmente sono immobilizzate.

Il leggero rallentamento del ritmo dell’austerità porterebbe altri vantaggi: i danni collaterali dei tagli decisi frettolosamente sarebbero minori. Il governo italiano invece di ridurre i consumi semplicemente non ha più pagato i servizi. Ora l’Italia ha bisogno che venga introdotta una nuova legge che consenta di riprendere i pagamenti, un comportamento [quello di non pagare i servizi, NdT] che definirei un’inadempienza.

L’effetto del mutamento di strategia è un poco maggiore di zero, ma anche cosi’ è minuscolo. La zona euro avanza verso un equilibrio strutturale, diversamente da quanto sta accadendo negli USA, Regno Unito e Giappone. La politica di bilancio continuerà ad avere un effetto negativo sulla crescita. Se veramente la zona euro vuole invertire la tendenza, ossia fare marcia indietro sull’austerità, c’è solo un modo efficace per riuscirvi. I paesi creditori devono attuare una politica di bilancio espansiva durante la recessione. Attualmente stiamo vivendo una situazione contraria.

Il Fiscal Compact europeo, un trattato intergovernamentale che è entrato in vigore a gennaio, sta sottraendo flessibilità ai governi mentre essi tentano di raggiungere l’obiettivo di ridurre il deficit, secondo gli accordi precedenti. Alla luce di questo Patto di Bilancio l’Italia dovrà pagare ogni anno un debito valutato in più del 2% del PIL. Per riuscirci, l’Italia deve mantenere surplus strutturali elevatissimi durante almeno una generazione.

Per porre fine all’austerità è necessario revocare il Fiscal Compact e correggere parte della giurisprudenza secondaria che regola il coordinamento delle politiche di bilancio. Non credo che questo avverrà e percio’ presumo che l’austerità verrà mantenuta. L’unica differenza è che verrà indorata la pillola. Finché esisterà l’euro ci sarà l’austerità.

(pubblicato l’8 maggio 2013 su Económico e il 5 maggio 2013 sul Financial Times)

[Articolo originale "Em Itália muito se fala, pouco se faz" di Wolfgang Munchau]

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Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Alessandra Cerioli