Il nuovo primo ministro italiano è tra coloro che pensano che l'Italia non abbia un futuro al di fuori dell'Unione Europea. Tuttavia contesta il cammino europeo, a suo giudizio troppo improntato all’austerità.

Enrico Letta: il cambiamento che l’Italia aspettava?

Público.pt

Il nuovo primo ministro italiano è tra coloro che pensano che l’Italia non abbia un futuro al di fuori dell’Unione Europea. Tuttavia contesta il cammino europeo, a suo giudizio troppo improntato all’austerità.

Conciliatore, moderato, europeista; “il nome della convergenza”, secondo la stampa italiana, “il volto del cambiamento”. Il cambiamento che l’Italia aspettava? Enrico Letta, primo ministro scelto dal Presidente Giorgio Napolitano, è il numero due del Partito Democratico (PD).

Il percorso politico e lo stile sobrio non danno adito a facili catalogazioni. Dopo la risposta positiva dei mercati a seguito della sua nomina, ha ricevuto il voto di fiducia della Camera dei Deputati questo lunedi’ [29 aprile 2013, NdT]..

Considerato giovane nel contesto politico italiano, Enrico Letta vanta un lungo percorso politico. Cattolico, liberale di sinistra, ha iniziato nella ormai scomparsa Democrazia Cristiana, è stato vicepresidente del Partito Popolare Italiano e, su questa linea, ha fatto parte della coalizione della Margherita, che raccoglieva cattolici di sinistra, socialisti e liberali, e poi nell’Ulivo di Romano Prodi, che vinse le elezioni nel 1996.

In quel periodo era stato chiamato a presiedere il comitato del Tesoro per preparare il passaggio all’Euro e due anni dopo entro’ nel Governo come ministro delle Politiche Comunitarie, durante la presidenza di Massimo D’Alema.

E’ stato ministro dell’Industria e per due volte del Commercio. Nel  nel 2004 è stato eletto deputato europeo per la coalizione dell’Ulivo. Nel 2007 è stato uno dei fondatori del Partito Democratico. Arrivo’ fino a candidarsi  alla leadership del partito, ma perse nella sfida con Walter Veltroni. Nel 2011 aveva appoggiato il governo tecnico di Mario Monti, dopo l’uscita di Silvio Berlusconi.

Non è prossimo a Berlusconi – il cui Popolo della Libertà ha dato il benestare alla sua nomina e ha scelto cinque ministri del nuovo esecutivo per uscire dall’impasse scaturita dalle elezioni di febbraio – se non per legami familiari.

Gianni Letta, suo zio, è il braccio destro di Berlusconi, di cui è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, prima e dopo che anche Enrico Letta occupasse questo importante incarico durante il periodo di Romano Prodi.

Questo legame con un personaggio vicino al cuore della destra di Berlusconi è risultato essere un elemento a favore del nuovo primo ministro, alla luce delle sfide politiche per le quali saranno necessari i consensi. Per riformare le istituzioni, dare credibilità al sistema politico e attenuare gli effetti di una povertà dovuta all’alta disoccupazione.

Il nuovo capo del Governo italiano ha doti da “diplomatico”, è una persona capace di raccogliere consensi, mettere d’accordo posizioni opposte, dicono di lui gli amici ed e gli ex colleghi intervistati dal New York Times.

E’ tra coloro che pensano che “l’Italia non ha futuro fuori dall’ Unione Europea”, dice al New York Times Lucio Caracciolo, direttore della rivista geopolitica Limes e coautore di due libri assieme a Enrico Letta. “E’ la persona di cui ha bisogno adesso l’Italia”, sostiene Massimo Bergami, amico e decano della scuola di management dell’Università di Bologna.

A 46 anni, Letta è uno dei più giovani primi ministri d’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale e il secondo più giovane dell’Unione Europea, di soli due mesi più vecchio del primo ministro britannico David Cameron. “Pur essendo giovane, ha già accumulato molta esperienza nel Parlamento e nel Governo”, ha detto il Presidente Giorgio Napolitano.

Un’infanzia trascorsa a Strasburgo

Enrico Letta è nato a Pisa nel 1966. Ma è stato a Strasburgo, cuore del progetto europeo, che ha vissuto gran parte dell’infanzia. Si è laureato in Scienze Politiche ed ha preso un dottorato in Diritto Comunitario. Nel suo percorso l’obiettivo è sempre stata l’Europa, ricorda la Reuters.

L’età gioca ugualmente a suo favore in un paese in cui la maggior parte delle persone non si rispecchia nella classe politica e desidera un rinnovamento. Ha una solida esperienza di governo e si è guadagnato prestigio e influenza come membro della Commissione Trilaterale e partecipando a molti osservatori internazionali, come l’Aspen Institute, negli Stati Uniti. Ha creato, in modo simile, la VeDrò in Italia.

Si presenta con quest’aspetto di politico discreto, influente e conciliatore, non disposto a formare un Governo “ad ogni costo”, come ha detto prima di presentare i suoi 21 ministri, e determinato a convincere l’Unione Europea a cambiare la direzione intrapresa “troppo improntata all’austerità”, e a riportare nel proprio paese la fiducia nelle istituzioni.

La rivista britannica Economist indica almeno due qualità in una lunga lista – “intelligente e ben inserito” – ma anche due ragioni per le quali il nuovo primo ministro, con il suo “Governo d’auspicio”, potrebbe non portare a termine i cinque anni di mandato: Letta non era “il” candidato a primo ministro; e la sua nomina non riflette il desiderio di cambiamento dell’elettorato.

Può essere proprio in questo la sua forza e la garanzia che qualora dovesse cadere il Governo, il futuro politico di Letta non sarebbe scalfito. “E’ un diplomatico, e per questo motivo è difficile bruciarlo”, dice Carnevale Maffè, accademico italiano e amico di Letta, e conclude: “E’ per questo che rappresenta la scelta migliore”.

(pubblicato il 29 aprile 2013)

[Articolo originale "Enrico Letta: A mudança que a Itália esperava?" di Ana Dias Cordeiro]

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Traduzione di:
Marco PinzutiItalia Marco Pinzuti
Laureato in Informatica e da sempre appassionato di Lingue, soprattutto dello Spagnolo del Siglo de Oro, collabora per le traduzioni dallo Spagnolo, dall'Inglese e dal Portoghese. L'Inglese tecnico lo usa per lavoro.
Revisione di:
Amina IacuzioAlessandra Cerioli