[The Guardian]
Al contrario del resto dell’occidente, “il bel paese” sdegna la rete per mantenere la sua tradizione “slow”. Ma a che costo per l’economia?
In quale parte del mondo il cittadino medio trascorre solo due ore alla settimana online?
Un isolato luogo arretrato, forse? O forse un netizen [o cybercitizen, una persona che partecipa attivamente alla vita di Internet, N.d.T.] in una terra lontana intrappolata in una bolla temporale tutta sua? Beh, quasi. Questo bastione di indifferenza digitale è l’Italia, uno dei nostri vicini più prossimi, una super-ricca nazione del G-7 e la patria degli inventori del telefono e della radio.
Alcuni pensano che questa tecno-fobia sia una cosa positiva, che conserva l’atteggiamento dell’Italia di un tempo di “trovarsi bene con gli amici e la famiglia, non con un topo”. I turisti di sicuro trovano incantevole questa vita a basso contenuto tecnologico.
Spegnendo la rete
Altri credono che abbia messo in condizioni di grande svantaggio il paese, scagliandolo nel lato sbagliato dello spartiacque digitale, dove l’Italia continuerà, almeno in termini economici, a languire come il malato d’Europa che sta invecchiando e si sta impoverendo sempre più.
E se le economie moribonde si misurano con la mancanza di abilità informatiche, connessioni ad alta velocità e commercio elettronico, allora l’Italia è davvero malata.
La quantità media di tempo che gli utenti italiani di internet trascorrono in rete è effettivamente calata fra il 2007 e il 2008, secondo un sondaggio di JupiterResearch, specialista di tendenze tecnologiche. Curiosamente, il sondaggio suggerisce che, nonostante la connettività internet sia in espansione in Italia, i residenti stanno in realtà snobbando la rete.
Forse gli italiani hanno di meglio da fare? Magari stabilire contatti faccia a faccia, fare chiacchierate vecchio stile e trovare il tempo per condividere notizie e pettegolezzi mentre si gioca a carte all’ombra di una piazza italiana - le stesse cose che attraggono in Italia ogni anno migliaia di persone sfinite dalla vita moderna guidata dalla rete?
L’informatica sicuramente rappresenta un dilemma per molti italiani, dice Paolo Di Croce, il segretario di Slow Food International, che si batte per una minore fretta nelle nostre vite indaffarate. Secondo lui, la tecnologia ha la sua importanza, ma non può adombrare, per esempio, l’importanza data alle relazioni in tempo reale o alle comunità fisiche.
“L’elemento personale nella vita italiana è qualcosa che non sarà esorcizzato. Così dobbiamo trovare il giusto equilibrio. Proprio come per il movimento Slow Food e la sua globalizzazione, la rete e le email sono diventate i nostri strumenti principali. Senza internet non potremmo esistere, ma dobbiamo usarli saggiamente” dice. “Se non puoi sopravvivere senza spedire 40 email al giorno, senza diventare schiavo del BlackBerry, questo è contro la nostra filosofia”.
Che l’Italia abbia dato vita al movimento Slow indica, in primo luogo, che ci sarà sempre qualche resistenza alle richieste di immediati risultati, efficenza, servizi disponibili 24 ore su 24 e convenienza. E non è che l’Italia non abbia un modo di opporre resistenza alle moderne preoccupazioni e pressioni dovute alla tecnologia: ha speso meno di tutti i paesi sviluppati per riparare il “millennium bug”. In quella circostanza non si è verificato alcun problema che valga la pena di riportare.
Considerando come l’uso dell’informatica abbia spesso accresciuto il nostro carico di lavoro e complicato la nostra vita quotidiana, qualcuno guarda con invidia alle procedure di lavoro meno digitalizzate e meno esigenti dal lato dello spartiacque più esigente e dipendente dalla tecnologia. Queste procedure potrebbero anche essere positive per gli affari, a lungo andare.
Proprio come la globalizzazione finanziaria ha dato modo ad alcuni di dirottare il nostro sistema bancario, l’Italia sostiene che le proprie banche siano in una situazione migliore perché le sue istituzioni meno tecnologizzate fanno le cose alla vecchia maniera.
“L’America e la Gran Bretagna affermavano che le banche italiani erano antiquate, ma risulta che noi adesso abbiamo le più solide d’Europa” ha affermato il Ministro della Finanza italiano Giulio Tremonti, in seguito alla crisi finanziaria globale.
L’Italia potrebbe soffrire per altre cose - burocrazia scricchiolante, protezionismo, inefficenza e crescita bassa - ma mostra meno sintomi della malattia che il resto dell’occidente sta soffrendo e che è dovuta all’esposizione esagerata allo stile di vita digitale o all’uso sregolato di internet.
Nel frattempo, mentre gli esperti di internet soffrono del sovraccarico di informazione, l’Italia continua con le vecchie pratiche informatiche che molti della generazione digitale troverebbero curiose - siti web infestati da Flash - vetrine non funzionali -, limitati scambi di e-mail e una burocrazia che ha portato le e-mail alle masse in modo dolorosamente lento e costoso.
Domenico Condello, consulente tecnico di una compagnia che sta cercando di portare internet su una collina non connessa, 30 miglia a est di Roma - la Comunità Montana dell’Aniene - afferma che c’è stata un’enorme battaglia per sconfiggere l’esagerata burocrazia che decide se fornire la banda larga alle regioni montane - un veloce servizio WiMax.
“La richiesta viene repressa qui” afferma. “I veloci servizi WiMax come il nostro potrebbero rivoluzionare internet in Italia”. Ma ammette che la partenza è stata lenta e che probabilmente solo i giovani saranno interessati nell’usare il servizio che sarà lanciato questo autunno.
La tiepida adozione di internet da parte dell’Italia e il fallimento delle vecchie generazione nel comprendere l’importanza dell’informatica per una economia futura hanno frustrato molti giovani cosí tanto che molto spesso semplicemente rinunciano e vanno all’estero, afferma Bernhard Warner, che dirige una agenzia di consulenza tecnologica a Roma.
Arte e storia
“Ma” aggiunge l’americano espatriato, che crede ciecamente nella sua connessione internet a alta velocità, “ci sono certamente molte cose da imparare dal modo italiano di fare le cose.”
“Non posso immaginare di vivere in nessun altro posto. Qui puoi andare oltre la tua scrivania e renderti conto che nella vita c’è qualcosa di piú della tecnologia. Essere circondati da tanta arte e storia ti fa mantenere una prospettiva fresca della vita. Sono contento della sensibilità italiana.”
Ma anche nelle città, fa notare, dove ci puó essere la banda larga, il costo lo rende un lusso per molti italiani con le loro entrate disponibili, piú basse che nel Regno Unito. “Il miglior modo di stare in contatto è il cellulare, per la maggioranza delle persone. Fino ad ora la rete è stato uno strumento per giovani professionisti ben pagati” dice Warner. E’ tutt’altra cosa rispetto ad un internet disponibile quanto “aria e acqua”, come l’Unione Europea ha recentemente qualificato essere la propria politica sull’adozione della banda larga.
Il nuovo governo italiano sotto Berlusconi probabilmente non sta aiutando. L’ultima elezione è stata tutta incentrata sul fermare la globalizzazione, proteggere un Italia che è proiettata su sè stessa, per lo piú discutendo contro il libero scambio e l’apertura dei mercati internazionali - e di internet, in quanto parte di essi.
Molti di coloro che sono in disaccordo con queste politiche hanno abbandonato la nazione, lasciando “il bel paese” [in italiano nel testo, N.d.T.] a decidere se davvero preferisce vivere nel passato - senza fretta e felicemente disconnesso.























Gli ultimi commenti.
Che vergogna…La rete ci offre possibilità immense per lavorare, per far crescere le nostra aziende, per informarci (e questo sito da un contributo importante a tal proposito) e noi? cosa facciamo? Guardiamo TG4, C’è posta per te e L’isola dei Famosi……
L’associazione di cui faccio parte ha creato da poco un blog per fare una informazione approfondita ma semplice e non banale su alcuni argomenti. Venite a trovarci, non vi deluderemo!
La rete ha una voce libera in più:
http://flumen.wordpress.com/
Notizie e opinioni giovani da persone giovani
‘Considerando come l’uso dell’informatica abbia spesso accresciuto il nostro carico di lavoro e complicato la nostra vita quotidiana, qualcuno guarda con invidia alle procedure di lavoro meno digitalizzate e meno esigenti dal lato dello spartiacque più esigente e dipendente dalla tecnologia. Queste procedure potrebbero anche essere positive per gli affari, a lungo andare.’
non sono assolutamente d’accordo: in italia non si ritarda internet per questioni di salute. Più semplicemente perchè i dinosauri che nel Bel Paese occupano migliaia di posti di lavoro non hanno voglia di aggiornarsi (questo lo so per certo). Non spenderebbero un soffio della loro energia per aggiornarsi.
Tuttavia come si sa, se il mondo fuori dalla tua piccola e ristretta finestra va avanti mentre tu rimani fermo, inizi ad accorgerti della differenza.
La soluzione che hanno trovano questi signori (CHE, RIPETO, OCCUPANO INDEGNAMENTE POSTI DI LAVORO E IMPIEGANO SECOLI A FARE COSE CHE IO FAREI IN 10 SECONDI…) è a dir poco geniale: se internet esclude noi..noi lo battiamo sul tempo ed escludiamo internet, salvando lo status quo!
Così mentre gli under 40 in italia non possono farne a meno per ragioni più o meno legate anche ai nuovi percorsi formativi, si scontrano con gente che non ne conosce l’uso e che controlla tutto il mercato del lavoro….
e tornare indietro per adattarsi ai dinosauri è davvero molto difficile…
secondo..internet è inviso in tutto il mondo alle compagnie telefoniche che cercano comunque di mettere i bastoni tra le ruote alla rete…perchè?semplice:per loro il danno economico è enorme..basti pensare che una chiamata intercontinentale via Voip costa quasi nulla..mentre costerebbe un patrimonio se fatta con una normale linea telefonica..
e questo è solo uno dei tantissimi esempi…
Il fatto è che ‘la rete’ non è un oggetto di status symbol visibile come un bel telefonino luccicante di ultima generazione. Non è nemmeno un cappotto che costa 10 volte di più di uno a pari qualità solo perché firmato da qualche stilista. Agli italiani se non lo puoi sbandierare per fare bella mostra di te, non serve.
Come produzione software siamo quasi ai livelli della Grecia, io lavoro come ricercatore informatico ed effettivamente, in Italia la maggior parte del lavoro riguarda manutenzione di codice scadente.
Senza contare ce il lavoro del programmatore all’estero è molto più retribuito e gratificante.
Nella finanziaria 2009 si parla anche di posatura cavi in fibra ottica, ha tutti i suoi giri contorti di favoreggiamento ai fornitori di servizio.
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