Uno sguardo alla politica d’immigrazione britannica. Come si comporterà il Regno Unito con la prossima ondata di migranti?

Italiani in Scozia

International Business Times

Cos’hanno in comune l’attore Tom Conti, il pilota Dario Franchitti, il regista Anthony Minghella, il calciatore professionista Johnny Moscardini, la cantante Lena Zavaroni e l’arcivescovo di Glasgow Mario Joseph Conti? Sono Italiani? Più o meno. Sono Scozzesi? Quasi del tutto. In realtà sono Italo-scozzesi. E questa è una storia a sé.

Quando pensiamo alla Scozia, la diversità non è la prima cosa che viene in mente. Eppure gli Italiani, per molti dei quali l’arrivo in Scozia dei loro antenati risale alla fine del 19° secolo, costituiscono una parte fondamentale e vivace della popolazione scozzese. Sono circa 100.000 in un Paese di 5 milioni di abitanti. In passato non sono stati sempre bene accolti e sono stati perseguitati, ma oggi la situazione è diversa. Ora la Scozia non solo accetta la propria eredità italiana, ma la celebra con fiere gastronomiche, festival, tour nei quartieri ed eventi pubblici, ai limiti del romanticismo secondo alcuni osservatori.

La saga degli Italo-scozzesi è recentemente tornata in primo piano perché nei prossimi 12 mesi il Regno Unito sarà profondamente toccato dalla questione dell’immigrazione. All’inizio del 2014 il Paese si troverà a far fronte ad un’ondata indesiderata di immigrati provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria, scatenata dalla scadenza della norma UE che fino ad ora limitava l’immigrazione dei cittadini di queste due nazioni balcaniche.

Si prevede che ogni anno fino al 2019 circa 50.000 cittadini rumeni e bulgari si recheranno in Gran Bretagna in cerca di lavoro. Si tratta di un’ondata di migranti in gran parte non specializzati che secondo alcuni graveranno notevolmente sull’economia del Regno Unito, ancora vulnerabile e afflitta dalla carenza di alloggi. La posizione ufficiale del Segretario di Stato per le Comunità, Eric Pickles, è che “qualunque afflusso di persone dalla Romania e dalla Bulgaria sarà fonte di problemi.”

Certo, il Regno Unito non è mai stato particolarmente ben disposto nei confronti degli immigrati. Dopo la seconda guerra mondiale, centinaia di migliaia di immigrati provenienti dall’India, dal Pakistan e dalla Giamaica si sono riversati in Gran Bretagna, che allora aveva un’estrema necessità di manodopera a basso costo, per lavorare come conducenti di autobus, addetti alle pulizie e operai di fonderia.

Tuttavia, anche dopo aver ottenuto i diritti di residenza e cittadinanza, gli asiatici e gli africani del Regno Unito hanno continuato ad essere discriminati nella ricerca di una casa e di un lavoro, una situazione che è culminata nelle sommosse a sfondo razziale dei primi anni ’80.

L’assimilazione, l’obiettivo finale dell’immigrazione, rimane un sogno lontano per molti immigrati non bianchi in Gran Bretagna; è il caso, ad esempio, dell’enorme e povera comunità bangladese dell’East End londinese o della comunità giamaicana di Brixton, nel sud di Londra.

Gli Italo-scozzesi conoscono fin troppo bene le difficoltà che gli asiatici o gli africani devono affrontare in Gran Bretagna, difficoltà che per loro sono ormai parte delle tradizioni familiari e delle storie che si tramandano. Per sfuggire alla povertà e alla carestia che affliggeva il loro Paese negli anni ’90 del secolo scorso, gli Italiani migrarono nelle isole britanniche, più ricche e potenti sul piano globale. Invece di fermarsi in Inghilterra, molti di loro finirono in Scozia, in cerca di fortuna lontano da mercati del lavoro già affollati come quello londinese. “Sono andati dove c’era la possibilità di mettere su un’attività”, dice Wendy Ugolini, docente di storia britannica all’Università di Edimburgo.

Ed è esattamente quello che molti di loro hanno fatto, aprendo piccoli ristoranti, gelaterie e botteghe di fish-and-chips. Secondo EducationScotland, nel 1905 i caffè e i take-away gestiti da italiani, soltanto a Glasgow, erano ben 337, rispetto agli 89 del 1903.

“Si può affermare senza dubbio che la comunità italiana ha contribuito alla popolarità della fish supper (slang scozzese per fish-and-chips, n.d.r.) in Scozia,” ha dichiarato alla BBC Stuart Atkinson, consigliere esecutivo della National Fish Friers Federation per la Scozia. “Ancora oggi, nella maggior parte delle città scozzesi è facile trovare un chippy italiano.” Tuttavia, nella vita degli italo-scozzesi non c’erano solo botteghe con padroni cordiali e chippies. Per via dei tratti scuri, della lingua e della loro fede cattolica, spesso gli Italiani erano considerati sporchi e miscredenti dagli Scozzesi protestanti. Non mancavano le lamentele pubbliche perché gli Italiani tenevano i negozi aperti oltre l’orario di chiusura dei pub nel giorno del Sabbath. Secondo le testimonianze del giornale Glasgow Herald, all’inizio del 20° secolo alcuni membri del clero condannarono le gelaterie italiane definendole luoghi “immorali” e “corrotti” che incoraggiavano la dissolutezza.

Ugolini sottolinea che, pur essendo bianchi, europei e cristiani, gli Italiani erano considerati “inferiori” da molti britannici che si sentivano al di sopra nell’emergente gerarchia razziale/etnica della nazione. “I Britannici si consideravano superiori e nel loro immaginario gli Irlandesi, gli Ebrei e gli Italiani appartenevano ad una categoria inferiore,” dice. “Gli Italiani erano spesso considerati “sporchi e volgari” e in qualche modo diversi o inferiori rispetto alla ‘razza bianca’.”

A quanto pare, nella Scozia di questo periodo, gli Italiani non interagivano molto con la numerosa comunità irlandese, a dispetto della fede cattolica comune. Al contrario, gli Italiani si sono spesso sentiti emarginati a causa della predominanza irlandese nella Chiesa. E le cose sono peggiorate ulteriormente. Quando negli anni ’20 il Fascismo iniziò a farsi strada in Italia e in Europa, gli Italiani in Gran Bretagna furono subito associati al movimento e la loro immagine diventò sempre di più quella di “forestieri”. Quando Mussolini dichiarò guerra agli Alleati nel 1940, gli immigrati italiani nel Regno Unito furono ufficialmente classificati come “enemy aliens”, stranieri nemici.

Su ordine del Primo ministro Winston Churchill, migliaia di uomini italiani, molti dei quali residenti in Gran Bretagna da decenni, furono arrestati, separati dalle loro famiglie e mandati in campi di internamento, alcuni di essi nell’Isola di Man. Inoltre, molte case e negozi italiani furono oggetto di attacchi e atti vandalici, come ricorda l’autore Joe Pieri nel suo libro “River of Memory”, che racconta la sua infanzia a Glasgow.

I meno fortunati tra gli Italiani furono deportati e messi su una nave, la Arandora Star, in rotta verso i campi di prigionia in Canada. In un crudele colpo di scena, nel giugno del 1940 la nave fu attaccata da un U-boot tedesco e affondò al largo della costa irlandese provocando la morte di centinaia di passeggeri-prigionieri, di cui almeno 400 erano italiani. Alcuni dei superstiti furono trasferiti su un’altra nave diretta ai campi di concentramento in Australia e affrontarono una pericolosa traversata durata due mesi.

Il naufragio della Arandora rimane un ricordo amaro per gli Italo-britannici e solo adesso, per la prima volta, i sopravvissuti e i loro figli hanno cominciato a parlarne. Nel 70° anniversario dell’incidente, Bruna Chezzi, segretaria dell’Arandora Star Memorial Fund, ha dichiarato: “Per la prima volta in quasi 70 anni, le famiglie toccate da questa profonda tragedia legata alla Guerra, e in parte legata alla tragedia dell’immigrazione, se la sentono di condividere i loro ricordi e le loro sofferenze con il pubblico, senza vergognarsi o temere di essere fraintesi.”

E oggi, mentre la Scozia e il resto della Gran Bretagna si impegnano per favorire l’integrazione e l’assimilazione degli immigrati e dei richiedenti asilo provenienti dagli angoli più remoti del mondo, gli Italiani sono perfettamente integrati nella società e sono medici, politici, imprenditori e artisti talmente inseriti nella società britannico-scozzese che il concetto stesso di identità italiana separata è diventato quasi privo di significato. Nel corso del 20° secolo, mentre la Gran Bretagna assisteva all’ondata massiccia di immigrati provenienti dal Commonwealth, in gran parte non bianchi e non cristiani, gli Italiani, gli Ebrei e gli Irlandesi, ormai integrati, si sono assimilati sempre di più nella maggioranza bianca dominante.

Ora che un’altra ondata europea è attesa, l’immigrazione tornerà a essere una questione delicata in Gran Bretagna. Se l’attuale atteggiamento nei confronti dell’immigrazione persiste, i nuovi arrivi dalla Bulgaria e dalla Romania saranno oggetto degli stessi pregiudizi un tempo applicati agli Italiani. Man mano che la popolazione in Gran Bretagna invecchia, la manodopera costituita dagli immigrati diventa sempre più cruciale per il futuro della nazione. Ma l’opinione dei britannici è: potranno avere bisogno di aiuto, ma non devono per forza ottenerlo facilmente.

[Articolo originale "Italians In Scotland: A Closer Look At British Immigration Policy; What Will The UK Do About The Next Wave Of Immigrants?" di Palash R. Ghosh]

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Traduzione di:
Margherita BeltrameUSA Margherita Beltrame
Dopo la laurea in Traduzione sono partita in giro per il mondo e non mi sono più fermata: Germania, Inghilterra, Lussemburgo e ora gli USA. Le lingue sono il mio lavoro e la mia passione, la realtà è l'ispirazione per imparare, crescere, confrontarsi. L'Italia ce l'ho sempre nel cuore, ma purtroppo non è un paese per giovani!
Revisione di:
Daniela Castrataro