Non è con imbecilli complessi di superiorità che l’ “Europa per bene” deve guardare ai gravi problemi che influiscono sulle persone che vivono nei paesi del Sud

Dall’Italia sino a noi

Diario de Noticias

Quando, nel novembre del 2011, la credibilità delle finanze italiane andava così male che faceva temere la possibilità di un aiuto finanziario forse non sostenibile vista la sua dimensione (soprattutto se la Spagna si fosse trovata contemporaneamente nelle stesse condizioni), Bruxelles aveva indicato in Mario Monti la soluzione per rimediare alle dimissioni di Berlusconi, incapace di realizzare le riforme interne necessarie a impedire l’aumento degli interessi sul debito pubblico.

Poco più di un anno dopo, completato quanto gli era stato richiesto, Monti è uscito di scena affinché si tornasse al normale confronto democratico. Attraverso le elezioni, come dovrebbe essere. E si è candidato a tornare al comando.

I risultati si sono visti e non sarebbero potuti essere più chiari nel giudizio sulla politica di austerità. Il 10% ottenuto da Monti non è neanche sufficiente a dare la maggioranza a un’eventuale coalizione con lo scoraggiato vincitore, di sinistra ma europeista, Bersani.

Intanto una certa Europa, nordista, elitaria, a volte autistica, classifica ancora Silvio Berlusconi e Beppe Grillo come “pagliacci”, nonostante siano stati votati da più del 50% degli elettori italiani.

La democrazia, quando i risultati non vanno a genio all’intellighenzia dominante, a volte viene vista come vaneggiamenti del popolino.

Ma non è con imbecilli complessi di superiorità che l’ “Europa per bene” deve guardare ai gravi problemi che influiscono sulle persone che vivono nei paesi del Sud. Sarebbe meglio cercare di comprendere.

L’Italia no è propriamente un’unità territoriale solida da nord a sud, dalle Alpi sino al tacco dello stivale, Sardegna e Sicilia comprese. E’ una Repubblica difficile da governare, ancora segnata profondamente dalla storia, per via dei diversi regni e città-stato da cui discende e con una qualità della vita e organizzazione che si possono ammirare positivamente viaggiando dal sud al nord o di cui sorprendersi negativamente facendo il percorso inverso.

Tra Milano e Napoli non ci sono molti punti di contatto, oltre alla lingua e alla pizza. In questa Italia sono spariti quasi del tutto i partiti importanti. Si sono succeduti gli scandali. E’ stato assassinato un primo ministro (Aldo Moro, democristiano) durante gli anni del terrorismo (nel decennio tra il 1970 e il 1980). Adesso il maggior partito è quello del comico Grillo e le altre tre forze maggiori risultano essere aggregazioni di varie formazioni.

Tutte queste difficoltà, nel frattempo, solo di rado sono riuscite a frenare lo sviluppo del paese, una potenza economica che a livello internazionale continua ad avere un posto di rilievo a in tutte  le statistiche.

Ciò che è avvenuto in Italia in questi giorni deve allora essere analizzato con attenzione, e sotto tanti punti di vista, dall’Unione Europea.

Nessuno può garantire che fenomeni populisti come quelli di Berlusconi, in un’area politica, la destra, o quello di Beppe Grillo, senza altra ideologia che non sia esorcizzare tutto ciò che fa Berlusconi, non possano, col tempo e dopo anni di sacrificio, iniziare a far mutare regimi apparentemente più stabili – come, ad esempio, sembrano ancora essere la Spagna e soprattutto il Portogallo.

Ma affinché tutto questo prosegua (e forse dovrebbe essere considerato un valore da parte dell’Unione Europea) è necessario, nel nostro caso, che le condizioni del piano di aiuto economico vengano riviste in termini di obiettivi e di tempo (rivedendo il gioco di parole, semantico, che sul termine “tempo” Pedro Passos Coelho [primo ministro portoghese, NdT] si è messo a fare per essere ascoltato dai mercati).

Il problema non sta nel questionare intorno all’austerità. E’ evidente che essa era ed è necessaria per tutti i paesi che hanno deficit cronici elevati e in aumento.

Il problema sta nel trovare un buon punto di equilibrio tra il ritorno alla responsabilità che per un certo periodo è andata persa e la necessità di combattere l’impoverimento galoppante di larghe fasce della popolazione, con tutto ciò che questo comporta in termini di aumento dell’insicurezza nazionale ed europea.

Questo punto è stato messo da parte in Portogallo alcuni mesi fa quando la volontà è diventata ostinazione. E’ urgente trovarlo di nuovo. E negoziarlo con i creditori.

[Articolo originale "De Itália até aqui" di João Marcelino]

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Traduzione di:
Marco PinzutiItalia Marco Pinzuti
Laureato in Informatica e da sempre appassionato di Lingue, soprattutto dello Spagnolo del Siglo de Oro, collabora per le traduzioni dallo Spagnolo, dall'Inglese e dal Portoghese. L'Inglese tecnico lo usa per lavoro.
Revisione di:
Amina Iacuzio