L’ex primo ministro è ancora in forma. È stato nella tana del lupo, al programma di un giornalista che lui stesso aveva obbligato a lasciare la televisione pubblica,  portando il conduttore alla disperazione.

Lo spettacolo di Berlusconi dal vivo, urlato e colorito

Público.pt

L’ex primo ministro è ancora in forma. È stato nella tana del lupo, al programma di un giornalista che lui stesso aveva obbligato a lasciare la televisione pubblica, portando il conduttore alla disperazione.

Silvio Berlusconi è più vecchio e meno potente. È ancora milionario, uno degli uomini più ricchi d’Italia, ma ha perso il consenso politico e la sua candidatura alle politiche del 24 febbraio incontra qualche difficoltà, dato che i sondaggi non danno più del 25% alla sua coalizione con la Lega Nord. Certo è che è ancora in forma, fedele alla strategia “quanto più visibile, tanto meglio”.

Giovedì sera [10.01.2013, NdT] è entrato nella tana del lupo, su La7 (l’unica rete televisiva privata che non gli appartiene), partecipando al programma del nemico Michele Santoro, giornalista che fu allontanato dalla televisione pubblica a causa delle critiche che gli rivolgeva. È stato un “one man show”, del tipo a cui gli italiani da anni sono stati abituati.

“Ha mentito (come sempre), ha fatto promesse (come sempre), ha detto tutto e il contrario di tutto (come sempre), ha accusato i ‘comunisti’ (come sempre). Sono venti anni che pratica quest’arte, e di certo non si sarebbe privato del piacere di farlo un’altra volta. Santoro è sembrato offendersi, come se aspettasse veramente un mea culpa, un atto di contrizione, un miracolo” ha scritto il corrispondente di Le Monde, Philippe Ridet.

Ma il programma, che dura tre ore, è proprio deragliato dopo l’arrivo di Marco Travaglio, intervenuto per elencare il coinvolgimento dell’ex primo ministro con personaggi legati alla mafia e indagati (o condannati) per vari reati, ed è stato qui che, secondo vari editorialisti, Berlusconi ha sbaragliato Santoro. Berlusconi ha risposto leggendo le condanne per diffamazione che lo stesso Travaglio accumula, e ha portato Santoro all’esasperazione.

“Basta! Basta!”, “E’ una cosa vergognosa”, ha urlato il conduttore. “Lui è un diffamatore professionista” ha risposto Berlusconi. “Ma un condannato per diffamazione è un diffamatore professionista?” ha chiesto Santoro. Tra gli applausi e il rumoreggiare del pubblico, Berlusconi si è alzato per pulire la sedia [dove, fino a poco prima, era seduto Travaglio, NdT]. “Questo non era negli accordi. Avevamo detto che non avremmo parlato di condanne” continua Santoro. “Ma lui non è entrato nel merito dei processi?” gli ha ribattuto Berlusconi.

“Ma Santoro, chi pensava di aver invitato? Forse Padre Pio?” si chiede Philippe Ridet.

Travaglio è un altro nemico giurato di Berlusconi. Il giornalista, che firmò con Peter Gomez un pamphlet su Berlusconi distribuito nel 2003 a tutti i parlamentari europei all’inizio del semestre di Presidenza italiana, sostiene che questi entrò in politica solo per salvarsi dalla bancarotta e dalle condanne giudiziarie.

Nel libriccino, vecchio già di dieci anni, si elencano i processi che Berlusconi aveva sulle spalle: quindici (e si continuano a contare). Le imputazioni sono varie: falsa testimonianza, corruzione, finanziamento illecito dei partiti, evasione fiscale, concorso in strage, concorso esterno in associazione mafiosa, prostituzione minorile, abuso di potere… Condanne dopo i ricorsi: zero.

L’ultima puntata di Servizio Pubblico ha battuto tutti i record di audience, con quasi 9 milioni di spettatori e il 33,5% di share, e alla fine a vincere è stato Berlusconi.

[Articolo originale "O espectáculo de Berlusconi, ao vivo, a cores e aos gritos" di Sofia Lorena]

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Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Marco PinzutiFrancesco Pasquarelli