Bersani, leader del PD, è largamente favorito. Ma Renzi, che fa appello al rinnovamento e all’apertura della sinistra, già appare come il vincitore politico

Primarie del centrosinistra in Italia: vince chi perde?

Público.pt

Bersani, leader del PD, è largamente favorito. Ma Renzi, che fa appello al rinnovamento e all’apertura della sinistra, già appare come il vincitore politico.

Oggi [2 dicembre 2012, NdT] in Italia si tiene il secondo turno delle primarie per designare il candidato del centrosinistra a presidente del Consiglio alle politiche del 2013. Matteo Renzi, 37 anni, sindaco di Firenze, è stato protagonista della campagna per il rinnovamento del Partito Democratico (PD). Ma chi ha i voti per vincere è l’avversario, Pier Luigi Bersani, 61 anni, segretario nazionale del PD. Il paradosso di Renzi è che gli sarebbe più facile vincere le politiche del 2013 che le primarie di oggi.

Il primo turno tenutosi domenica scorsa ha rappresentato “desiderio di politica” e “volontà di democrazia”, hanno scritto gli editorialisti, definendo la mobilitazione “la migliore risposta all’antipolitica”. Hanno partecipato al voto 3,1 milioni di italiani. Bersani ha ottenuto il 44,9%, Renzi il 35,6% e Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL, di estrema sinistra) il 15,5%. Gli altri due candidati hanno avuto pochi altri voti percentuali molto basse.

Il voto ha dato impulso politico al centrosinistra nel momento in cui la destra “berlusconiana” si dibatte in un’interminabile agonia. Le primarie precedenti furono un momento di mobilitazione e consacrazione. Quelle del 2005 servirono a lanciare il fronte dell’Ulivo e a legittimare il suo candidato Romano Prodi. Quelle del 2007 consacrarono la creazione del Partito Democratico (la fusione di ex comunisti, cattolici, liberali di sinistra) e il nuovo leader Walter Veltroni. Quelle di quest’anno sono state le prime in cui si è avuta una vera competizione.

Profili in contrasto

Renzi, che ha radici cattoliche, entrò in politica nel 1996 come sostenitore di Prodi. Passò nel Partito Popolare e aderì al PD alla sua creazione. Nel 2008 conquistò il Comune di Firenze battendo alle primarie il candidato ufficiale del suo partito e facendo a pezzi alle elezioni quello di Berlusconi. Si è imposto rapidamente sulla scena politica. Si presenta come portavoce di una nuova generazione che vuole “rottamare” la classe dirigente venuta sia dalla tradizione comunista che da quella democristiana. Il mondo è cambiato, dice. Il messaggio è rivolto agli elettori stanchi della nomenklatura del PD.

Bersani, ex dirigente comunista e ministro nei governi Prodi e D’Alema, è un arbitro esperto dei conflitti tra le varie correnti del PD. Se Renzi inquieta, Bersani cerca di mostrarsi esperto e responsabile.

Renzi annuncia un progetto: modernizzare la sinistra per attrarre gli elettori “delusi da Berlusconi” e recuperare i “delusi del centrosinistra” che oggi ingrossano le fila dell’astensione o del movimento populista 5 Stelle di Beppe Grillo.

Per la sinistra del PD Renzi non è un vero uomo di sinistra, bensì un ambiguo emulo di Clinton e Blair. O di Obama. Il politologo Luigi Ricolfi sostiene che il messaggio principale di Renzi è “l’idea di crisi come fatto che definisce un’epoca e come trasformazione definitiva del nostro modo di vivere”.

Bersani rappresenta il centro di gravità del PD, tra una sinistra sindacale ostile alle riforme di Mario Monti e un’ala modernista che le esige. Bersani è appoggiato dalla maggioranza dei dirigenti, dei parlamentari e dell’apparato: alcuni per ostilità ideologica nei confronti di Renzi, altri perché temono la frattura interna del PD.

Renzi accusa Bersani e i principali dirigenti del PD di ambiguità sulle principali riforme di Mario Monti – che considera incomplete – o sulle alleanze elettorali.

La direzione del PD – attualmente il maggior partito italiano e quello che più si avvantaggia della disgregazione del partito di Berlusconi – vorrà riproporre l’antico modello di alleanze a sinistra e a destra, con il SEL di Vendola e con l’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro di Pier Ferdinando Casini.

Renzi proclama che il PD può vincere da solo. È il grande tema della campagna. Il politologo Roberto D’Alimonte, basandosi su un’indagine elettorale, afferma che il PD guidato da Renzi potrebbe raggiungere il 44% – quindi la maggioranza assoluta – mentre con il candidato Bersani non supererà il 35%, restando dipendente dal legame con partiti che difendono politiche diametralmente opposte. Renzi ripete: né con Vendola né con Casini.

“Il PD è già cambiato”

Gli analisti considerano molto improbabile un cambio di rotta che faccia vincere il “ragazzino” che ha sfidato il segretario nazionale. Quest’ultimo conta sull’apparato. Renzi avrebbe una possibilità solo se fosse allargato il “collegio elettorale” a un numero superiore ai 4 milioni di elettori. Ma la possibilità di voto è limitata: può iscriversi solo chi ha votato al primo turno o chi presenta una giustificazione per malattia o viaggio all’estero. È stato uno dei temi che ha inasprito la campagna di questa settimana. Del resto la maggioranza degli elettori di Vendola dovrebbe appoggiare Bersani.

Ma è più interessante l’analisi dei risultati del primo turno. Bersani ha vinto soprattutto nelle regioni più povere, mentre Renzi si è affermato nelle regioni più ricche, sottolinea l’economista Tito Boeri. D’altra parte, come fa notare il politologo Ilvo Diamanti, ha avuto risultati impressionanti nelle “regioni rosse”, antichi feudi comunisti. “Il successo nelle regioni rosse traduce la grande insoddisfazione rispetto alla vocazione minoritaria della sinistra”, nota il senatore Pietro Ichino, sostenitore di Renzi. “È emerso un PD capace di rappresentare tutto il centrosinistra. Chiunque vincerà, non sarà possibile ignorare il peso dell’area liberale del partito”.

L’analista Stefano Folli riprende questa tesi. “Per Renzi è stata una giornata quasi trionfale. Si potrebbe dire che è un perdente di successo”. Bersani rischia una vittoria di Pirro. Anche se nel voto finale le percentuali saranno 60 a 40, “il PD non potrà più essere quello che è stato finora, dovrà aprirsi e modernizzarsi”. Bersani sarà candidato a primo ministro con un buon sostegno, ma non potrà ignorare il peso dei “renziani”.

Le primarie sono state una telenovela che ha appassionato il grande pubblico. Con sollievo del primo ministro, si è speculato meno sul “Monti bis”.

La Regione di Roma al voto dopo la corruzione

Gli elettori del Lazio ieri hanno saputo che andranno alle urne il 10 febbraio per scegliere un nuovo governo della Regione, dato che il precedente (del Popolo della Libertà) a settembre è stato costretto a dimettersi in seguito a uno scandalo di corruzione.

All’inizio ci sono state le denunce da parte della stampa: spese di lusso in ristoranti, hotel, gioiellerie e balli in maschera che hanno coinvolto vari consiglieri. Il 2 ottobre l’ex capo del gruppo parlamentare PDL nel Lazio, Franco Fiorito, è stato arrestato per sottrazione di fondi pubblici per circa un milione di euro. Nel frattempo la giustizia ha aperto un’inchiesta su una decina di consiglieri del PDL.

Nella stessa data potrebbero anche avere luogo le elezioni nella ricca regione Lombardia, il cui presidente Roberto Formigoni, anche lui del PDL, si è dimesso un mese fa perché avrebbe concesso la firma di contratti in cambio di ferie di lusso e il prestito di una barca.

[Articolo originale "Primárias do centro-esquerda na Itália: quem perde, ganha?" di Jorge Almeida Fernandes]

Condividi : Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • email
  • Facebook
  • TwitThis
  • MySpace
  • Live-MSN
  • LinkedIn
  • OKnotizie
  • Google Bookmarks
  • YahooMyWeb
  • Blogosphere News
  • Digg
  • Reddit
  • Technorati
Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Federica  D’andreaAndrea Torrente