La controversia sui pozzi costieri nella bella Basilicata è emblematica della difficile spinta ad una maggiore autosufficienza energetica.

L’Italia cerca di aumentare la produzione di petrolio greggio del 150% nel rimpasto della politica energetica

The Guardian

Il panorama dalla terrazza dietro il municipio di Corleto Perticara è superbo quanto uno qualsiasi in Toscana, abbracciando la maestosa valle del fiume Sauro ed una linea di colline svettanti che accompagnano il fiume al mare. Ma dove un visitatore potrebbe sognare di costruirsi una idilliaca seconda casa, Rosaria Vicino, il sindaco della cittadina, si sta immaginando la linea di pompe petrolifere dei pozzi che presto punteggeranno i pendii ondulati al di là del Sauro.

A maggio, il governo apartitico di Mario Monti da Roma ha dato il via libera allo sviluppo del cosidetto giacimento di Tempa Rossa, i cui 200 milioni di barili di pesante e solforoso petrolio giacciono nel territorio del comune della Vicino (distretto). La compagnia francese Total possiede il 75% di partecipazione nella Tempa Rossa. Shell ha il rimanente 25% di interesse nel giacimento la cui capacità di produzione, ci si aspetta, dovrebbe raggiungere i 50.000 barili al giorno. “Il petrolio è essenziale per i nostri piani di sviluppo,” ha dichiarato la Vicino con convinzione. “E’ l’elemento sul quale si basano tutte le nostre speranze.”

La produzione di petrolio costiero e di gas è allo stesso modo essenziale per l’ambizioso piano del governo italiano di tagliare, entro il 2020, di 14 milardi di euro l’annuale bolletta statale da € 62 miliardi per le importazioni di energia. Questo obiettivo rientra in un piano energetico nazionale che è stato proposto e che sarebbe il primo ad essere adottato in Italia da più di 20 anni.

Una bozza diffusa per consultazione lo scorso mese vede alcuni risparmi arrivare dagli aumenti in risorse (rinnovabili) “verdi” e economie (di efficienza) “bianche”. Inoltre prevede un raddoppio di produzione di petrolio e di gas nazionale. Il governo stima che l’aumento di produttività potrebbe fornire all’Italia il 7% del fabbisogno totale di energia e creare 25.000 nuovi posti di lavoro.

La produzione di petrolio greggio in Italia ha raggiunto il suo picco nel 2005 con 115.000 barili al giorno e da allora è calata sotto i 100.000 barili al giorno – non per mancanza di riserve (i collaudati depositi costieri dell’Italia sono i più grandi d’Europa), ma per il drastico crollo di sondaggio e sviluppo, tendenza che il governo è desideroso di invertire. La finalità è dare una spinta alla produzione di petrolio greggio di quasi il 150%, e l’attivazione del giacimento di Tempa Rossa rappresenterebbe circa un terzo del cammino per raggiungere quell’obiettivo. Anche tenendo conto della bellezza della campagna attorno a Corleto Perticara, è improbabile che Tempa Rossa susciti molta opposizione a livello locale.

L’accenno ai diritti di sfruttamento fa balenare un sorriso a 32 denti sul volto del sindaco Vicino, che prontamente si dice d’accordo sul fatto che i 30 o 40 anni di profitti trasformeranno le fortune del piccolo Corleto Perticara e dei suoi 2.700 abitanti. Il denaro dovrebbe rappresentare un’ampia ricompensa per le pompe petrolifere – più spesso conosciute come “nodding donkeys” (asini che annuiscono) – e un vasto, puzzolente centro di lavorazione petrolifera che la Total ha in previsione di costruire dietro le colline, lontano dal panorama sulla cittadina.

La pittoresca, ma isolata Basilicata in cui è situato Corleto Perticara è spesso definita il Texas d’Italia. Detiene i tre quarti circa delle riserve totali del paese. Ma all’idea di svuotarli non tutti si entusiasmano quanto il Sindaco Vicino. Molti in Basilicata non sopportano il fatto che i diritti di sfruttamento derivanti dalla produzione di petrolio andranno principalmente alle autorità locali direttamente coinvolte, mentre impatteranno poco su una regione che, nonostante il suo oro nero, è ancora la quinta più povera d’Italia.

I collegamenti in Basilicata sono disastrosi. La disoccupazione è elevata e in aumento. A gennaio il governo di Monti ha approvato una clausola in un disegno di legge, apparentemente sulla liberalizzazione, che permette l’utilizzo dei diritti del futuro sfruttamento petrolifero per progetti di infrastrutture regionali. Un alto funzionario del governo ha ammesso che era designato specificatamente per placare le critiche in Basilicata. Finora non ha funzionato.

Ad agosto l’assemblea regionale ha presentato una moratoria su ulteriori sfruttamenti e produzione in Basilicata. Il giorno seguente il governatore Vito De Filippo, del Partito Democratico di centrosinistra (PD), ha dichiarato che le concessioni petrolifere che erano già state elargite erano “ai limiti della sostenibilità”. La sua opinione conta perché, così come è la situazione della legge in Italia, l’approvazione del governo è essenziale affichè i progetti futuri possano continuare.

Non ha aiutato il fatto che Tempa Rossa è impantanata in uno scandalo che è destinato a rivelarsi man mano che il giacimento viene sviluppato. Il 26 settembre quattro ex dirigenti della consociata italiana di Total, incluso il suo ex direttore generale, sono stati processati nel capoluogo regionale, Potenza, con l’accusa di aver manipolato l’offerta d’appalto per il centro di trattamento petrolifero, così l’appalto è andato ad un consorzio guidato da un costruttore locale. Il costruttore era a sua volta accusato di aver pagato 200.000 euro di tangenti ad un deputato del PD, membro del parlamento nazionale.
Gli ex impiegati della Total sono anche accusati di essere ricorsi ad un funzionario locale per ottenere dai proprietari terrieri della zona l’accettazione di offerte più basse rispetto a quella di mercato per la terra necessaria a sviluppare il giacimento petrolifero. Tutti gli accusati negano ogni addebito relativo ad illeciti.

[Articolo originale "Italy looks to boost crude oil production by 150% in energy policy shakeup" di John Hooper]

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Traduzione di:
Sabrina BrunaItalia Sabrina Bruna

Traduce dall’inglese e dal francese. La sua prima volta è stata quando ad otto anni con un’amichetta ha cercato di scrivere una letterina in inglese al bambino Joey della serie televisiva Furia cavallo del West: da allora la passione per le lingue e culture straniere non ha fatto che crescere.

È laureata in lingue, ha perfezionato l’inglese durante soggiorni come ragazza alla pari a Londra e nella cittadina di St. Albans, incontrando ragazzi di ogni parte dell’Europa e del mondo, molti dei quali sono ancora suoi amici.

Ha dato lezioni di conversazione in italiano a signore inglesi durante i soggiorni in Inghilterra, ha insegnato inglese e francese privatamente e presso istituti di lingue, ha lavorato per un lungo periodo come segretaria e corrispondente in lingue, traducendo testi commerciali e tecnici, anche se la sua vera passione rimane la letteratura: recentemente ha seguito un corso di traduzione letteraria dall’inglese che le ha insegnato molto e le ha fatto capire che questa è la strada che vorrebbe continuare a percorrere.

Revisione di:
Sara Angelucci