Mentre Silvio Berlusconi sembra farsi da parte, i riflettori sono puntati su Mario Monti e sui candidati della sinistra.

Chi sarà il prossimo Presidente del Consiglio italiano?

The Economist

Due domande hanno dominato la politica italiana dall’inizio dell’estate e gettano un’ombra lunga e buia sul giudizio dei mercati verso un Paese che si è impegnato molto per districarsi dalla crisi dell’euro, ma che è ancora lontano dalla salvezza.

La prima domanda è: “Sarà lui o non sarà lui?”. E così è anche la seconda.

Una riguarda Silvio Berlusconi. Nel mese di giugno l’ex Presidente del Consiglio e fondatore del movimento conservatore Popolo della Libertà (PdL) aveva accennato fermamente che si sarebbe candidato per il suo partito alle elezioni politiche della prossima primavera. Poiché gli anni di Berlusconi al governo hanno coinciso con una quasi totale assenza di crescita economica e di riforme strutturali, gli investitori erano inorriditi. E così hanno reagito anche molti italiani a cui non è piaciuto che il Governo fosse diventato lo zimbello della scena internazionale a causa delle buffonate di Berlusconi.

Il 9 ottobre Berlusconi ci ha ripensato. Intervistato su uno dei suoi tre canali televisivi, il miliardario dei mezzi di comunicazione si è dichiarato “pronto a farsi da parte”.

L’astuto stratega ha lasciato un certo margine per divincolarsi: la sua rinuncia stava nel facilitare una grande alleanza di destra. Se non dovesse verificarsi, potrebbe sempre fare dietro-front. Commentatori e rivali politici sospettano sia tutto un trucco.

Berlusconi ha avuto buone ragioni per averci ripensato. Quattro mesi fa sentiva che il suo indiscusso carisma avrebbe potuto risollevare le sorti del PdL – sempre meno popolare nei sondaggi da quando ha consegnato il testimone della leadership all’ex ministro Angelino Alfano. Più recentemente, tuttavia, sono diminuiti ancora, dato che PdL si è visto immerso in un mare di corruzione e altri scandali che hanno coinvolto i suoi dirigenti regionali e locali. Questo getta una cattiva luce su Berlusconi: ora si vede che tipo di uomini e donne hanno assunto posizioni influenti sotto la sua prolungata leadership.

Antonio Piazza, leader regionale del PdL, è accusato di aver tagliato le gomme di un automobilista disabile che ha avuto la sfrontatezza di usare un parcheggio riservato ai disabili, in cui il dignitario PdL è solito lasciare la sua Jaguar. Un altro burocrate del PdL è stato arrestato il 10 ottobre con l’accusa di comprare voti dalla mafia calabrese: la prova più allarmante della sua penetrazione della politica italiana del Nord.

Secondo un sondaggio commissionato dalla RAI, la televisione di stato italiana, Berlusconi perderebbe il sostegno degli elettori a favore dell’onorevole Alfano se gli elettori di destra fossero chiamati a votare per delle primarie.

Gran parte del successo di Berlusconi in politica è sorto dalla sua capacità di rappresentare se stesso come un estraneo alla politica: qualcuno lontano, nel linguaggio e nelle abitudini, da quegli imbrattacarte sempre pronti a intrallazzare, considerati disonesti ed egoisti dalla maggior parte degli elettori.

Ironicamente, l’arrivo in carica lo scorso novembre di un governo tecnocratico di outsider autentici, guidato da Mario Monti, è stato letale per l’immagine di Berlusconi. Rispetto al Presidente del Consiglio professore di economia, Berlusconi sembra in tutto e per tutto un intermediario professionista della capitale. Il grande disincanto nei confronti della classe politica in Italia, che ha contribuito a lanciare Berlusconi 19 anni fa, è ora riemerso più che mai per sostenere la popolarità di Monti.

Il sondaggio RAI ha scoperto che Monti è di gran lunga la prima scelta tra gli italiani come Presidente del Consiglio, davanti a Berlusconi e Pier Luigi Bersani, il leader del più grande movimento di sinistra, il Partito Democratico (PD). Questo è degno di nota, considerando i sacrifici imposti agli elettori a partire dal suo insediamento.

Questa settimana sono stati risistemati altri € 11,6 miliardi ($ 15 miliardi) negli adeguamenti di bilancio, tra cui ulteriori tagli al già oberato Servizio Sanitario Nazionale e un aumento di un punto percentuale dell’IVA anche se compensato da riduzioni nei due tassi più bassi di imposta sul reddito.

Sarà lui o non sarà lui?

Questa è la seconda domanda che incombe sull’Italia. Il commissario Monti ha più volte smentito le voci che lo vedrebbero come candidato la prossima primavera. Il 27 settembre ha chiarificato la sua posizione in merito, dicendo che spera che l’elezione dia un risultato inequivocabile a favore di una parte. Ma, in caso contrario, “io ci sarò”.

Una discesa dall’Olimpo, o meglio, i posti in parlamento riservati ai senatori a vita come il signor Monti, sarebbero una soluzione ideale per un uomo che non è esattamente amante delle campagne elettorali (anche se ha un bell’umorismo freddo, la sua oratoria è più adatta alla sala conferenze che alle campagne elettorali). Ma sarà necessario il suo intervento?

Con il PdL che implode, le probabilità di una vittoria della sinistra sono in aumento. Le elezioni primarie del PD il mese prossimo decideranno se il PD sarà rappresentato alle urne da Bersani, ex-comunista, o Matteo Renzi, giovane sindaco centrista di Firenze. Renzi ammira Monti e lo potrebbe anche volere in un futuro governo, che quasi certamente avrà bisogno dei voti dei partiti a sinistra del PD. Ciò sarebbe un problema per il Premier, anti-keynesiano dichiarato.

Di qui il suggerimento di Berlusconi nell’intervista televisiva per cui Monti dovrebbe essere il leader di un centro-destra riunificato che include il PdL, i conservatori dell’UDC e anche il partito fondato dal suo ex luogotenente, Gianfranco Fini, dopo aver disertato il PdL due anni fa.

C’è tuttavia più di un inghippo. Il pacato professore non è una scelta naturale per il partito di un uomo sotto processo con l’accusa di essere coinvolto con la prostituzione minorile di una giovane marocchina in fuga e la presunta partecipazione di questa ai famigerati festini Bunga Bunga proprio a casa di Berlusconi. Inoltre, Monti poi dà il pieno appoggio al libero mercato, mentre pochi nel PdL possono dire altrettanto.

In cerca della quadratura del cerchio, Monti potrebbe puntare invece per la Presidenza, anch’essa in palio nel 2013. Qualcuno che ha lavorato a stretto contatto con lui, afferma, però, è troppo “pragmatico” per un ruolo che offre più influenza che controllo.

Un membro del governo di Mario Monti ha ammesso che, tranne nel caso di un Parlamento senza maggioranza, è impossibile per il momento immaginare come il Commissario Monti potrebbe essere persuaso a tornare alla politica dopo la prossima primavera. Anche se così fosse, ha aggiunto: “È difficile credere che non lo troveremo in giro.”

[Articolo originale "Who will be Italy’s next prime minister?"]

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Traduzione di:
Lettore: Alessio Colonnelli
Revisione di:
Noemi Alemanni