Il 37enne sindaco è la nuova pop star della politica italiana

Chi ha paura di Matteo Renzi?

Die Welt

Il 37enne sindaco è la nuova pop star della politica italiana, in giro per il paese a bordo di un camper con l’obiettivo di spazzare via la vecchia guardia – anche all’interno del suo stesso partito. I suoi fan lo amano per questo, i suoi avversari lo temono.

Unico addobbo sul palco del piccolo teatro barocco di Mantova, sei lettere di polistirolo azzurro intenso, appoggiate sul palcoscenico che formano la parola “Adesso!”. Davanti, il 37enne Matteo Renzi, la pop star politica italiana, microfono appoggiato sul mento come Robbie Williams. Vestito proprio come Obama, jeans, camicia senza cravatta, le maniche arrotolate. Parla con scioltezza, a volte sorride, ma mai troppo. Le sue parole sono accompagnate da video clip: Obama a Ground Zero, Will Smith in “La ricerca della felicità”, la scenetta di un comico TV: “Faccio una nuova Italia con i Lego!”

Provoca un misto di emozioni e risatine. Poi Renzi si fa serio: “In ogni parte del mondo a 37 anni se sei già sposato, padre di tre figli, hai un lavoro, sei considerato un adulto normale. Qui, in Italia, sei solo un bamboccione”. E’ così che gli spettatori diventano fan e forse, come spera Renzi, presto suoi elettori. Il giovane politico, che fa parte del principale partito della sinistra liberale italiana, il PD (Partito Democratico) è sindaco di Firenze da tre anni, in precedenza è stato presidente della Giunta Provinciale per cinque anni. Ora Renzi vuole governare l’Italia e spazzare via la vecchia classe politica. Nella primavera del 2013, ci saranno le elezioni legislative. Prima ancora però deve vincere le primarie del suo partito che si terranno nel mese di novembre, e il suo avversario non è proprio ultimo arrivato, visto che è nientemeno che il 61enne segretario del partito Pierluigi Bersani. Ecco perché Renzi è in giro per l’Italia.

Tutti i loggioni del teatro di Mantova sono pieni. Sono arrivati studenti e pensionati, casalinghe e medici, operai e contadini, passanti e commercianti dei dintorni. Il maestro Emilio, da tempo in età pensionabile, commenta: “Io non condivido tutto quello che dice Renzi, ma voterò per lui, è giovane e porta una ventata di novità nella politica”. Emilio è un elettore del Pdl da anni, il partito di Silvio Berlusconi. Come molti elettori, Emilio è deluso dai politici – anche la sua Regione, la Lombardia, è stata recentemente scossa ancora una volta da uno scandalo per corruzione. Una pubblica amministrazione tentacolare e una montagna di debiti paralizzano l’economia italiana. “La nostra pubblica amministrazione costa 170 miliardi di euro”, dice Renzi. “L’autostrada Salerno-Reggio Calabria è costata quanto la sonda americana inviata su Marte. Dove sono finiti i soldi? Vogliamo ancora continuare a farci del male? Viviamo in un paese in cui non c’è più futuro. I politici scaricano tutto dove è più facile: nel futuro, il futuro è diventato una discarica per tutti i problemi”.

Renzi vuole fare piazza pulita della vecchia classe politica, aggrappata ai privilegi di potere, che non ha alcuna volontà di rinnovamento ed è la causa della cattiva amministrazione e della corruzione. Bisognerebbe “rottamarla”, ha detto una volta. Questa esternazione lo ha reso famoso. “Chi per 20 anni è rimasto ancorato ad un seggio parlamentare senza affrontare i problemi del paese, non può candidarsi nuovamente” così tuona Renzi dal palco. Applausi. Ha un che di infantile, quando tira fuori dalla tasca il suo iPhone con la custodia bianco-rosso-blu di Obama-Biden, un ricordo della Convention nazionale democratica negli Stati Uniti. Il ritmo della politica americana lo affascina, dovrebbe essere un esempio per l’Italia, per riuscire a mantenere il suo paese in Europa. “L’Europa una zia vecchia e bisbetica? No: l’Europa è una sfida, un’occasione importante. E’ la nostra casa comune, sono stati politici come Adenauer a crearla!”. Applauso entusiasta.

Di fronte al palco siede accovacciato Giorgio Gori, 51 anni, uno dei principali manager mediatici in Italia. E’ stato direttore di Canale5, quello di Berlusconi, poi uno dei più grandi produttori televisivi in Italia. Ora si occupa di comunicazione per Renzi, per entusiasmo, come dice lui. “Matteo sa come coniugare le esigenze dei cittadini con una sana politica di riforma. E’ carismatico, comunica facilmente con la gente”. Sul palco Renzi continua il suo assalto: “Qua non si tratta di chi fa il più carino, non siamo il partito dei simpatici.” Gli oppositori sfottono, dicono che Gori e Renzi hanno un filo diretto – l’iPhone, con cui ambedue sono costantemente collegati. Matteo sa usare magistralmente la lingua dei media moderni, dice Gori, e sul palco Renzi cita tempestivamente il Trattato per la libertà d’informazione, basato sul modello statunitense: tutte le informazioni dalla linea del governo devono essere trasparenti, immediatamente accessibili. Quando dopo circa un’ora sulla porta del teatro lancia un “Adesso basta chiacchiere!”, tutti vorrebbero un bis, proprio come successe 300 anni fa, quando si esibì qui il giovane Wolfgang Amadeus Mozart.

Renzi è l’enfant terrible della politica italiana. “Chi ha paura di Matteo Renzi,” ha chiesto recentemente noto conduttore televisivo ad un ospite altrettanto noto durate un talk show. Così Renzi ha già percorso 3500 km attraversando 19 province italiane, riempiendo ovunque teatri e piazze, a bordo di un piccolo camper, su cui spicca a caratteri cubitali la parola “Adesso”, scritta con un azzurro intenso, e in rosso acceso “Matteo Renzi”, i colori del Partito Democratico americano, non quello italiano. “All’inizio non bastavano le sedie, non ci aspettavamo questo successo”, spiega Veronique Orofino della squadra di Renzi. Non sono venuti solo i sostenitori del partito, ma anche gli elettori della destra. A Varese, roccaforte della Lega Nord, la sala era gremita. Proprio un bel grattacapo per il leader del PD Bersani, a cui Renzi ora fa concorrenza sul serio, in qualità di candidato di punta. Il guru dei sondaggisti, Nicola Piepoli vede già in vantaggio il sindaco fiorentino. Il sostenitore siciliano del partito di Renzi, Davide Faraone lo definisce uno tsunami che travolge gli alti vertici del partito. Questo secca moltissimo Massimo D’Alema, 64 anni, che ha minacciato i suoi compagni: “Se vince Renzi, il partito è finito”

Anche D’Alema è nel mirino di Renzi. Da un quarto di secolo, siede in Parlamento, è stato due volte Primo Ministro oltre che Ministro degli Esteri, segretario dei Giovani Comunisti, Segretario e Presidente di Sinistra Democratica e PD, è un abile tattico. Il politologo Galli della Loggia nel “Corriere della Sera” domenica ha condannato violentemente “gli alti vertici del partito che non perdono occasione per definire una possibile vittoria di Renzi come l’invasione degli Unni, e come un disastro. La loro arma di sempre: delegittimare il nemico”.

Secondo i sondaggi, il PD è la più grande forza politica, nonostante o forse proprio grazie a Renzi. La Lega s’indebolisce al nord dopo le dimissioni di Umberto Bossi. Il movimento di protesta “5 stelle” del comico Beppe Grillo sta riscontrando un discreto successo, ma non rappresenta alcuna valida alternativa al governo. I partiti di centro-sinistra, come l’IDV (Italia dei Valori) e SEL (Sinistra e Libertà), sono ai ferri corti. L’Udc di centro è indeciso. La destra del PDL (Casa delle Libertà) si sta sfasciando dopo diversi scandali per corruzione, e anche a Padron Berlusconi, di fronte al pericolo-Renzi, non viene in mente niente di meglio che considerarlo come uno con “le nostre idee”. Anche il segretario della Lega Roberto Maroni manifesta simpatia per Renzi: “Mi piace, è importante per il rinnovamento della sinistra.” Questo offre agli oppositori dello stesso partito di Renzi nuovi spazi per un attacco.

“Salve, sono Matteo.” Renzi entra per ultimo, chiude la porta del camper, si lascia cadere su una panchina, si rialza e fruga in un armadietto, torna con un’acqua minerale e una barretta di Kinder cereali. “Il mio elisir di lunga vita.” All’interno del camper di Renzi: un fotografo e la portavoce, al volante un amico, seduto accanto Roberto Reggi organizzatore della campagna elettorale. “L’era Berlusconi è superata, vinceremo. Che male c’è se anche gli elettori di Berlusconi delusi vengono ai miei comizi?”. Dice Renzi. “Rifiuto decisamente che la sinistra italiana resti arginata entro confini ideologici legati al passato. Anche la dirigenza del PD è molto conservatrice, nonostante siamo un partito democratico. Abbiamo bisogno di ridefinire i valori del partito e del paese”.

Renzi si interrompe, comunica urlando a Reggi l’argomento del prossimo comizio: “Voglio parlare di riforme!” Poi continua a parlare: “Tony Blair e Gerhard Schröder, l’Agenda 2010, ma anche i programmi comunitari, sono modelli da seguire. La cosa più importante: Agire! Realizzare obiettivi politici, non rimandare sempre tutto! Solo così possiamo ottenere anche nuova credibilità in Europa. “Diminuzione della burocrazia e del debito, riduzione delle tasse questo è in cima alla lista. “Abbiamo bisogno di dare una spinta alla crescita, sfruttando, se sono usati correttamente, anche i fondi europei. Dobbiamo concentrarci sui punti di forza dell‘Italia: la cultura, il turismo, l’ambiente. Occorre attuare la riforma del diritto del lavoro, vecchio di 40 anni. L’attenzione esagerata per la tutela dei lavoratori rappresenta un grosso problema, serve solo a pochi e crea ostacoli affinchè tutti abbiano un lavoro sicuro. “Non c’è da stupirsi che i compagni siano terrorizzati. “Perché?”, chiede Renzi. “Bersani fa politica sindacale, ma il partito deve perseguire obiettivi politici.”

Durante questo viaggio di fine estate, attraverso la Pianura Padana, da Mantova a Cremona, meta del prossimo comizio elettorale, alcuni motociclisti salutano suonando il clacson e sorpassano. “Succede spesso.” Renzi non riesce a nascondere il suo orgoglio. Durante una sosta in una stazione di servizio i clienti lo salutano. Disponibilità verso le esigenze dei cittadini, questo piace al sindaco. “Ogni sera scrivo un diario. Quello che mi dice la gente, influenzerà il nostro programma.” Renzi poi si paga il caffè di tasca sua, e nella sua città non si fa portare a spasso dagli autisti. “Ho eliminato tutte le auto aziendali. Il consiglio provinciale della città di Firenze ha solo due veicoli di servizio, entrambi frutto di donazioni, auto elettriche.”

Renzi ama le decisioni rapide. “Sono riuscito ad un solo mese dal mio ingresso come sindaco a trasformate parte del centro storico in zona pedonale, dopo più di 40 anni di discussioni.”Ha imposto che la crescita urbana sia proporzionale alla creazione di ampie aree verdi, e non superiore. «Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli, condomini o spazi verdi?” Ha ridotto la spesa pubblica, ma anche le tasse.

“Allo stesso tempo, avendo aumentato la spesa per la cultura nonostante la crisi, il turismo è cresciuto di quasi il dodici per cento. Crisi come opportunità, forse abbiamo bisogno di riflettere”. Questo probabilmente è anche il motivo del suo successo personale: “La grave crisi in Italia ha messo in allarme i cittadini. Per questo forse vogliono finalmente nuovi politici.” Solo quando si parla dei problemi pratici dell’Italia il giovane candidato si trova in difficoltà. Il grande problema del sud sotto-sviluppato, preda della mafia, lo risolve in modo un pò troppo semplicistico con una richiesta di cambiamento culturale. Ma che cosa può fermare Renzi? Mario Monti, ad esempio. Inaspettatamente, il Primo Ministro ha dichiarato che potrebbe essere necessario ritornare al governo una seconda volta, portando con sé molte forze politiche ed economiche per formare una grande coalizione. Davide contro Golia? Renzi non si spaventa: “Se vinco le primarie, allora posso governare anche l’Italia!”

[Articolo originale "Wer hat Angst vor Matteo Renzi?" di Constanze Reuscher]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, traduce e collabora con IDE dal tedesco e dal francese, affinchè la libera informazione e la cultura non vengano sommerse dalle politiche distruttive
Revisione di:
Valeria Lucchesi