La Francia, che prima o poi sarà presa di mira dai mercati finanziari per la sua incapacità di tenere sotto controllo i propri conti, dovrà decidersi a seguire il percorso avviato dall'Italia.

Guardate l’Italia francesi, e tremate

Les Échos

La Francia, che prima o poi sarà presa di mira dai mercati finanziari per la sua incapacità di tenere sotto controllo i propri conti, dovrà decidersi a seguire il percorso avviato dall’Italia.
Pochi giorni fa, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento delle riforme strutturali avviate in Italia. L’istituzione in realtà ha dato la propria approvazione al governo Monti, ricordando al paese che la trasformazione in corso e la messa in atto degli sforzi richiedono costanza.
Tra le righe, però l’OCSE è preoccupata che l’Italia possa interrompere i propri sforzi nel 2013, quando il Presidente del Consiglio lascerà l’incarico. Il ritorno della politica fa paura, così come la possibilità che l’amministrazione decida di bloccare ogni passo in avanti già fatto. Secondo il quotidiano Il Sole 24 Ore, quasi 350 dei 400 testi adottati dal Parlamento, da quanto l’ex commissario europeo è alla guida del Paese, non hanno ancora ricevuto le autorizzazioni amministrative necessarie per la loro attuazione.

La riforma del lavoro, che mira a ridurre il divario tra lavoro precario e impiego tutelato, viene percepita in modo pessimo da parte dei sindacati e della classe politica, ancora molto conservatori. Proprio in questo periodo, alcuni gruppi stanno cercando di organizzare un referendum sull’abrogazione della legge in questione. Questo imbroglio [in italiano nel testo, N.d.T.] italiano dovrebbe farci riflettere sul futuro della Francia nel breve e medio termine.

Attualmente, il nostro Paese gode ancora di bassi tassi di interesse che consentono di contenere la crescita del debito. Ma come giustamente dice  Nicolas Baverez [membro del comitato di etica imprenditoriale della Confindustria francese, N.d.T.], “i mercati trattano la Francia come una piccola Germania, mentre [in realtà] è una grande Italia”.  A partire dall’anno prossimo, la Francia diventerà il primo stato emettitore di debito all’interno dell’Unione Europea, togliendo all’Italia una corona che in realtà sembra più un cappello d’asino.

Nelle prossime settimane, la crescita francese risulterà al di sotto delle stime di bilancio. Ciò richiederà di trovare nuove entrate (ma come potremmo aumentare ulteriormente la pressione [fiscale]?) o di incidere, in conclusione, sulle spese dello Stato. Con la popolarità del governo Ayrault che si sta sciogliendo come neve al sole, la sua capacità di attuare riforme in contrasto con la sua ideologia, respinte a più riprese, può essere messa in discussione. Se lo sostituisce un “Monti”, come  reagiranno i nostri sindacati, la nostra amministrazione e i nostri politici? Riformare l’Italia è difficile. Riformare la Francia potrebbe esserlo ancora di più.

[Articolo originale "Regardez l'Italie, tremblez pour la France" di Laurens Lafont]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, dopo anni di insegnamento, si è scoperta traduttrice grazie alla collaborazione con IDE. Seleziona e traduce dal tedesco e dal francese articoli di stampa e approfondimenti culturali, notizie e curiosità, e che pubblica sul suo blog ClaTi
Revisione di:
Luca Ribetto