Aniello Arena, protagonista di "Reality", è un grande attore. Ma la prosecuzione della sua carriera dipende più dai magistrati che dai produttori.

L’eroe di Reality? Vive in prigione

Le Monde

Uno dei monumenti più spettacolari di Volterra, paese toscano inerpicato su una collina, è la Fortezza dei Medici, un edificio medievale imponente. Non è visitabile, a meno di essere avvocato o parente di un detenuto. La fortezza è una prigione, in cui sono rinchiusi i condannati a pene lunghe. In questa prigione, da vent’anni, Armando Punzo dirige una compagnia teatrale, la Compagnia della Fortezza.

Nei primi anni Duemila, un nuovo attore e un nuovo spettatore sono arrivati a Volterra. Aniello Arena, condannato nel 1991 dopo una sparatoria mortale nella periferia di Napoli, è stato trasferito alla fortezza. Matteo Garrone, allora giovane regista, vi accompagnava suo padre, critico teatrale ospite abituale del festival organizzato ogni anno in paese.

Dieci anni dopo, il 26 settembre, a Roma, il regista – divenuto uno dei più famosi del Paese – e il detenuto si sono ritrovati per la prima di Reality, presentato nel maggio scorso a Cannes, dove la giuria presieduta da Nanni Moretti gli ha attribuito il Grand Prix. Aniello Arena è il protagonista, nel ruolo di un pescivendolo un po’ furfante che cade nella rete della celebrità fugace che offrono i reality.

“La mia mentalità era viziata”
A 33 anni, il napoletano non pensava né alle prime né ai festival. “Il primo spettacolo, nel 2002, era ispirato all’Opera da quattro soldi di Brecht. Avevo voglia di farlo, ma mi vergognavo a stare in scena. La mia mentalità era viziata, mi chiedevo cosa avrebbero pensato quelli che avevano conosciuto il vecchio Aniello” ricorda l’attore nella sala della Compagnia della Fortezza, ai piedi delle mura della prigione dove ritorna ogni sera.
Armando Punzo, che fa da interprete, si ricorda che la sera della prima ha dovuto prendere Aniello Arena per mano per farlo uscire dalla sartoria dove si era rifugiato. L’attore debuttante ha allora cominciato il suo monologo di fronte agli spettatori che si spostavano da una scena all’altra: “Ho visto che alcuni si fermavano, ascoltavano, erano sempre più numerosi.”

Tre anni dopo, Punzo ha chiesto a Matteo Garrone di curare le riprese delle prove di un altro spettacolo, in cui Arena era truccato da clown. Poco tempo dopo, il regista ha chiesto al detenuto di recitare in Gomorra, cronaca di una città messa sotto scacco dalla camorra. Era pronto a dargli il ruolo più importante, quello del trafficante di rifiuti tossici, che alla fine è stato assegnato a Toni Servillo. Il magistrato incaricato di seguire Aniello Arena aveva infatti negato il permesso di uscita necessario, racconta Matteo Garrone, perché l’argomento era troppo simile alla biografia dell’attore.

Fra Totò e Robert De Niro
Secondo Armando Punzo, non era ancora giunto il momento per Arena di beneficiare delle disposizioni della legge Gozzini, che accorda 45 giorni di libertà all’anno ai condannati che rispondono a particolari condizioni.
C’è mancato poco che queste condizioni non fossero rispettate nemmeno al momento di girare Reality. Aniello Arena ha comunque iniziato le prove, trovando subito una grande intesa con Loredana Simioli, che fa la parte di sua moglie nel film. Due settimane prima del primo ciak, il giudice ha negato l’autorizzazione di uscita, ritenendo che le riprese non presentassero tutte le garanzie di sicurezza necessarie. “Mi sono rivolto ad un importante magistrato che conosco” ricorda Matteo Garrone, incontrato a Parigi. “Ma per qualche giorno abbiamo provato con un altro attore. Loredana stava male, non trovava i suoi punti di riferimento.” La giustizia, o l’aggancio di Garrone, hanno prevalso, e finalmente Aniello Arena si è ritrovato, per la prima volta in vita sua, su un set cinematografico.

La Compagnia della Fortezza pratica un teatro che si basa sul rapporto diretto con il pubblico: i monologhi. Questo aveva affascinato Aniello Arena: “Il contatto diretto”. Questa volta, era necessario affrontare quello che [lui stesso] definisce “lo sguardo freddo” della telecamera, e recitare con attori di grande esperienza. L’attrice che copre il ruolo della madre fa parte della compagnia di Eduardo De Filippo, grande maestro del teatro partenopeo. Niente di tutto questo intimorisce Aniello Arena, che il suo regista colloca “fra Totò e Robert De Niro”.

“Molta compassione per il suo personaggio”
Eppure le circostanze in cui si sono svolte le riprese avrebbero potuto risultare destabilizzanti. Matteo Garrone ha fatto costruire il set principale del film – una piazza nel centro di Napoli – in un parcheggio “miracolosamente silenzioso” di un quartiere periferico, La Barra, che è proprio quello in cui Arena è cresciuto. Anche se sono passati vent’anni dalla sua condanna, il regista pensa che l’attore sia stato turbato da questo ritorno, verso cui l’interessato presta poca attenzione.

Lo stesso ruolo era paradossale per un prigioniero, poiché si trattava di diventare un uomo che spende tutte le sue energie per farsi rinchiudere nella casa del Grande Fratello. Arena confessa che, quando ha scoperto la trasmissione alla sua prima edizione, è stato impressionato da questa assurdità. Ma ciò non gli ha impedito di recitare mettendo “molta compassione per il suo personaggio”, come gli fa notare Matteo Garrone.

Armando Punzo ha fondato tutto il lavoro con la sua compagnia teatrale sull’idea che ciascuno, e nel suo caso ogni detenuto, è capace di recitare. Ma, messo alle strette, conviene che il lavoro di Aniello Arena sia fuori dal comune. Un grande attore. Ma non un attore come gli altri: la prosecuzione della sua carriera dipende più dai magistrati che dai produttori.

[Articolo originale "C'est en prison que vit le héros de "Reality"" di Thomas Sotinel]

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Traduzione di:
Chiara CavedoniItalia Chiara Cavedoni
Lavora in teatro, anche se con l’aria che tira non sa se potrà farlo ancora per molto. Traduce dal francese
Revisione di:
Luca Ribetto