Corrado Passera,  Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Trasporti, è giunto l’altro ieri [18/09/2012, NdT] in visita in Brasile, in un momento di attrito del governo italiano con la Fiat

“Austerità e crescita devono marciare insieme”

Folha de São Paulo

Per il Ministro italiano i paesi europei sono riusciti a lavorare di nuovo insieme per combattere la crisi economica

Corrado Passera,  Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Trasporti, è giunto l’altro ieri [18/09/2012, NdT] in visita in Brasile, in un momento di attrito del governo italiano con la Fiat. Il primo ministro Mario Monti chiede che l’azienda, la quale aveva annunciato di voler abbandonare gli investimenti in Italia, chiarisca il suo piano. Il ministro ha detto che il problema è locale e che non avrà ripercussioni in Brasile.

Passera, giunto con un gruppo di imprenditori in Brasile per incrementare il commercio bilaterale di circa 9 miliardi di euro, chiede maggiori investimenti delle imprese brasiliane in Italia. Il ministro, considerato il più importante del governo Monti, fa sapere che le elezioni previste per il prossimo aprile si faranno. Ma non ha voluto confermare se si candiderà a capo del governo.

Passera si è incontrato con il vicepresidente Michel Temer, con i ministri Fernando Pimentel (Ministro dello Sviluppo, Industria e Commercio Estero) , Paulo Sérgio Passos (Trasporti), Paulo Bernardo (Comunicazioni) e Márcio Zimmermann (Ministro ad interim per le Miniere e l’Energia).

Folha – C’è domanda da parte dell’industria italiana per un miglioramento delle relazioni bilaterali commerciali, come la riduzione della burocrazia e delle imposte?
Corrado Passera – Dato che qui abbiamo già una comunità consistente di imprese, possiamo aiutarne altre minori a venire. Stiamo creando meccanismi di appoggio tramite l’agenzia per il commercio internazionale. Abbiamo preso accordi col governo brasiliano per accelerare la creazione di un comitato di affari con rappresentanti dell’industria brasiliana e italiana. Non abbiamo riscontrato grande preoccupazione o lamentele dell’industria italiana qui.
Nel nostro paese la burocrazia è molto forte. Semplificare i procedimenti e avere uffici che concentrano le informazioni sull’esportazione può essere d’aiuto.

Qualle risultato hanno avuto le misure prese per fronteggiare la crisi, specialmente quelle del suo ministero?
Il paese ha reagito con molta energia. È stato nominato un nuovo governo, detto tecnico, con l’appoggio della maggioranza del Parlamento. Sono state prese decisioni molto severe per garantire al mercato la solidità dei conti pubblici.
Abbiamo fatto una riforma fiscale importante e abbiamo elaborato un’agenda per la crescita e per risolvere le debolezze nella competitività.
Per esempio abbiamo lanciato un grande programma per le infrastrutture che ha sbloccato 35 miliardi di euro di investimenti. Abbiamo aperto alla concorrenza settori come quello del gas e dei trasporti pubblici. Abbiamo fatto due leggi per semplificare la burocrazia.
Sono solo esempi del concetto fondamentale secondo cui austerità, crescita e sviluppo devono marciare insieme. L’uno senza l’altro non sarà sufficiente. Ciò che il Brasile ha fatto per lo sviluppo ma al contempo in favore di  un’amministrazione rigorosa, le misure prese per combattere la povertà, ma anche per la crescita, sono degne di nota. La credibilità e il ruolo di primo piano che il vostro paese ha conquistato erano impensabili due o tre decenni fa.

Un mese fa lei ha dichiarato che vedeva “l’uscita dalla crisi, ma tutto dipenderà da quello che saremo riusciti a realizzare”? Che cosa manca ancora da fare? Il peggio è passato?
E’ sempre necessario fare questa affermazione con cautela, ma è certo che il nostro paese ha recuperato molto in termini di credibilità. Ha garantito, grazie a una serie di riforme strutturali, il controllo dei conti pubblici, il che agevola una nuova fase di crescita.
Ovviamente c’è molto lavoro da fare e il comportamento dell’Europa sarà rilevante perché molti dei problemi che abbiamo avuto nel 2011 e nei primi mesi di quest’anno dipendono dal modo in cui è stata gestita la crisi del debito pubblico.
Per un lungo periodo non è stato fatto il dovuto, e la crisi è peggiorata. Da giugno in avanti abbiamo visto fatti molto importanti. Si è deciso di intervenire con risorse comuni dei paesi europei. In seguito la Banca Centrale Europea è intervenuta garantendo anche con fondi propri. La causa del nostro alto debito pubblico si aggrava in termini di spread quando l’Europa non garantisce la stabilità dell’euro, ed è ciò che sta accadendo in questo momento.

Il governo mantienene le previsioni sul PIL?
Sì, negativo quest’anno, pari a zero il prossimo anno e poi in crescita.

Quando?
Ancora non si può dire.

Di quanto?
Quanto saremo in grado di fare. Fare previsioni a lungo termine è sempre rischioso.

Con l’uscita di Sarkozy e l’entrata di Hollande, le relazioni tra Francia e Germania sono mutate. Hollande si avvicina più del suo predecessore all’Italia, alla Spagna e ad altri paesi europei. La Germania sembra più isolata. Ciò comporta un beneficio per l’Italia?
Non è dovuto a questo. Le relazioni tra i tre paesi oggi sono molto più salde. Grazie ad una gestione congiunta in questa fase difficile, la crisi si è alleggerita. Tutti hanno contribuito, Merkel, Hollande e Mario Monti, che sicuramente ne è stato un importante attore.
Gran parte del merito si deve anche all’altro Mario, Draghi [della BCE], che è intervenuto in modo sostanziale e coraggioso per evitare l’instabilità dell’euro che stava danneggiando l’Europa intera. Mi sembra che i paesi europei abbiano ritrovato una capacità di lavorare insieme che sembrava un po’ perduta.

Quali misure o decisioni relative alla Fiat verranno prese nella riunione di sabato prossimo [22/09/2012, NdT] tra il premier Monti, lei e l’impresa?
Lo annunceremo dopo la riunione. La Fiat è una grande azienda italiana, internazionale, e il suo successo in Brasile ne testimonia il peso.
L’anno scorso aveva presentato un progetto di sviluppo. In seguito ha dichiarato che quel piano non avrebbe potuto essere realizzato secondo le previsioni.
Abbiamo fissato questa riunione per conoscere con chiarezza i piani dell’impresa, che è tanto importante per il (nostro) paese.

Non è un atteggiamento un po’ interventista negli affari dell’impresa?
Vogliamo solo essere messi al corrente, dato che avevamo ricevuto il piano dell’impresa e poi l’azienda ha fatto dichiarazioni non più in linea con quel piano. Credo che sia giusto informare tutti, incluso il governo e le parti sociali, se ci sono cambiamenti.

Cio’ puo’ avere ripercussioni sulla divisione brasiliana?
Assolutamente no. Il Brasile ha la sua strategia e non posso immaginare che sia legata ai piani di altre parti del mondo.

Con l’avvicinarsi delle elezioni, come vede lo scenario e l’appoggio al governo tecnico di Monti?
Il governo continuerà a lavorare fino alla fine, ha un programma da portare a termine nei prossimi mesi. Finora il Parlamento ha dato un appoggio molto forte al lavoro del governo. Speriamo che la conclusione del programma goda ancora di quest’appoggio, e nella primavera prossima gli italiani decideranno con le elezioni chi siederà in Parlamento.

Saranno ad aprile?
Il presidente della Repubblica, di concerto col primo ministro, decide quando si devono tenere. Potrebbero essere ad aprile o in questo periodo dell’anno.

Potrebbero essere rimandate, come in Belgio?
Non credo che questa ipotesi sia presa in considerazione.

Si candiderà?
Non ho preso questa decisione. Qualora dovessi prenderla, lo dirò pubblicamente. Ora devo svolgere il ruolo di ministro tecnico del governo.

[Articolo originale "“Austeridade e crescimento precisam andar juntos""]

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Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Silvia De Cagna