Una moglie deve essere sempre fedele al marito, sempre, anche dopo la morte del coniuge. Alla vedova di un mafioso è categoricamente proibito risposarsi o avere una qualsiasi relazione sentimentale, e se lo fa paga con la vita

Alla vedova di un mafioso è proibito innamorarsi

El Mundo

Una moglie deve essere sempre fedele al marito, sempre, anche dopo la morte del coniuge. Alla vedova di un mafioso è categoricamente proibito risposarsi o avere una qualsiasi relazione sentimentale, e se lo fa paga con la vita.

È quanto stabilisce il cosiddetto codice d’onore della mafia, una sintesi di brutalità e maschilismo assoluti che sfortunatamente è ancora in vigore.

Soprattutto in Calabria, territorio della potentissima ‘Ndrangheta, un’organizzazione criminale che continua a mantenere una struttura familiare in cui molte volte, se una donna osa disonorare il marito defunto, sono i suoi stessi parenti che si occupano di lavarne il peccato col sangue mandandola all’altro mondo.

Oggi in Calabria ci sono circa una ventina di omicidi irrisolti dietro i quali vi è il sospetto che si celi il macabro codice d’onore della ‘Ndrangheta, secondo quanto ha di recente pubblicato il settimanale L’Espresso.

Castigo esemplare

Solo ora, ad esempio, inizia a farsi strada l’ipotesi che dietro le tre donne uccise a colpi di pistola 18 anni fa si nascondesse l’intento di questa organizzazione mafiosa di dare un castigo esemplare alla vedova di uno dei suoi membri che aveva osato iniziare una nuova relazione. Ed è stata proprio la testimonianza di un’altra donna – Giuseppina Pesce, figlia e nipote di boss mafiosi – a permettere di riaprire le indagini sul triplice omicidio.

Accadde il 18 marzo 1994. Quel giorno Maria Teresa Gallucci, vedova quarantenne di Francesco Alviano, sua madre Nicolina Celano, 74 anni, e la nipote Marilena Bracalia, 22 anni, furono massacrate a colpi di pistole calibro 22 e 33 special.

Le tre donne erano originarie di Rosarno, in Calabria, ma erano fuggite nella cittadina genovese di Pegli per cercare di seminare la ‘Ndrangheta. Maria Teresa aveva commesso un errore imperdonabile per la mafia: rimasta vedova a 25 anni, si era innamorata di nuovo.

Sebbene la donna e il compagno avessero cercato di mantenere segreta la relazione, non ci riuscirono. Il pretendente di Maria Teresa fu colpito da nove proiettili in una rappresaglia. E la ragazza scappò…

Nonostante ciò, la ‘Ndrangheta le stava alle calcagna e quel 18 marzo 1994 la uccise, senza considerare che, per portare a termine la sua vendetta, dovesse eliminare anche la madre e la nipote.

In un primo momento la polizia sospettò che il delitto potesse essere opera del figlio primogenito di Maria Teresa, all’epoca ventenne, sempre in adempimento del codice d’onore della mafia. Ma non c’erano prove, così finirono per mettere agli atti la faccenda e l’archiviarono.

Solo ora la testimonianza di Giuseppina Pesce ha permesso di riaprire il caso di questo triplice omicidio. Giuseppina Pesce ha dichiarato a due giudici, che la interrogano da giorni in un bunker a Roma, che, in effetti, era previsto che fosse il figlio di Maria Teresa Gallucci a commettere il crimine, ma all’ultimo momento il giovane si tirò indietro e quindi furono i mafiosi Domenico Leotta e Francesco di Marte gli autori della strage.

Ad ogni modo, le tre donne furono assassinate dalla ‘Ndrangheta perché una di esse aveva osato innamorarsi.

[Articolo originale "La viuda de un mafioso tiene prohibido enamorarse" di Irene Hdez. Velasco ]

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Traduzione di:
Francesco PasquarelliItalia Francesco Pasquarelli
Amante della movida madrilena e di Calderón de la Barca, del Colosseo e di Trastevere, da sempre contendono le sue attenzioni la capitale spagnola e la Città Eterna.
Revisione di:
Teresa ScolamacchiaMichela Farina