La Confederazione Italiana degli Agricoltori ha detto no ai semi geneticamente modificati per fini alimentari. “In Italia la posizione non è ideologica, è di buonsenso”, dichiara il dott. Norberto Bellini.

L’Italia dice no ai prodotti transgenici

ABC Color

SAN JUAN BAUTISTA, Misiones. La Confederazione Italiana degli Agricoltori ha detto no ai semi geneticamente modificati per fini alimentari. “In Italia la posizione non è ideologica, è di buonsenso”, dichiara il dott. Norberto Bellini.

La gente in Italia chiede alimenti naturali, tipici, salutari, controllati e certificati, prosegue il dott. Bellini, vicepresidente dell’Associazione Solidarietà E Sviluppo (ASES) in Italia.

Bellini rivela per e-mail che, dopo quel che è accaduto a Villa Florida [Paraguay, NdT] tra Mons. Mario Melanio Medina ed il presidente Federico Franco, si è aperta in Paraguay un dibattito sugli organismi geneticamente modificati (OGM).

“Ogni paese è libero di scegliere il tipo di agricoltura che vuole”, dice. Aggiunge che la Confederazione Italiana degli Agricoltori, ente che collabora allo sviluppo delle zone rurali di Misiones, vuole rendere nota la sua posizione in relazione all’uso delle sementi modificate.

La Confederazione Italiana sostiene che il patrimonio della biodiversità animale e vegetale del mondo è così ampio e completo da doverlo preservare e selezionare.
“Non ha senso fare investimenti di grandi capitali per creare nuovi prodotti”, comunica la nota degli italiani riuniti nella confederazione agricola.
Ha aggiunto che, in Italia, l’80% dei cittadini intervistati sul problema ha detto “no” ai semi transgenici per fini alimentari.

Il settore agroalimentare italiano – secondo Bellini – non usa OGM perché in Italia è proibito. Aggiunge che per i consumatori mangiare alimenti “hi-tech” equivarrebbe a chiedere ad un calciatore di giocare con una palla quadrata e che in Italia le persone chiedono alimenti naturali, salutari, controllati e certificati.
“L’esportazione di prodotti agricoli made in Italy muove ogni anno 30 miliardi di euro”, afferma Norberto Bellini.

Aggiunge che in Italia predomina il principio di prudenza e di protezione dei consumatori perché esistono dei rischi per l’ambiente e per la salute umana e animale.
In secondo luogo, non esiste certezza scientifica provata della “sicurezza” di questi prodotti OGM. In terzo luogo, bisogna considerare l’impatto negativo che alcuni esperimenti hanno sull’ambiente naturale.
Al posto di usare sementi modificate bisognerebbe finanziare il recupero e la rimessa in produzione di biodiversità quasi estinte, dando vita ad un’agricoltura sostenibile con alimenti sicuri.

Il dott. Bellini informa che alcuni paesi europei, anni addietro, si lasciarono convincere ad usare gli OGM, ma oggi stanno rallentando sotto la pressione dei cittadini e le preoccupazioni di carattere ambientale. Spiega inoltre che in Europa la superficie coltivata con semi OGM è di soli 114.000 ettari, che rappresentano appena lo 0,06 % del territorio agricolo dell’Unione Europea.

Aggiunge che la multinazionale BASF ha annunciato di voler sospendere la ricerca sulle biotecnologie vegetali in Europa e mettere fine alla commercializzazione della patata “Amflora” presente in Germania, Svezia e Repubblica Ceca. La decisione – spiega Bellini – segue ad un sondaggio tra i cittadini europei, per questo l’Unione Europea non vede di buon occhio alimenti geneticamente modificati.

Ma la BASF ha dichiarato di voler concentrare la ricerca e la commercializzazione di questi prodotti in America, dove non c’è un grande rifiuto per le coltivazioni transgeniche.
“Come si suol dire, ora la palla passa al continente americano, che prenderà le sue decisioni”, conclude Norberto Bellini.

[Articolo originale "En Italia dicen no a transgénicos" di Rafael Marcial Montiel]

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Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola.
Revisione di:
Michela FarinaFrancesco Pasquarelli