La grave crisi economica che ha colpito l'Italia sta provocando la recrudescenza di un fenomeno mai concluso ma piuttosto dimenticato: l'emigrazione di giovani italiani verso paesi germanofoni

I giovani italiani? In Germania!

El Imparcial

La grave crisi economica che ha colpito l’Italia sta provocando la recrudescenza di un fenomeno mai concluso ma piuttosto dimenticato: l’emigrazione di giovani italiani verso paesi germanofoni. Come negli anni sessanta gli italiani cercano lavoro al di là delle Alpi, in Svizzera, Austria, Olanda e soprattutto in Germania. Certo non viaggiano più con valigie di cartone né si sottopongono a viaggi lunghi 40 ore, ma prendono voli low-cost in orari scomodi, con bagagli 55x40x20 cm. Come nel celebre film Pane e cioccolata di Nino Manfredi, gli italiani disperati emigrano in paesi dove il crollo demografico e la necessità di mano d’opera a basso costo li rendono necessari. Gli europei del Mediterraneo, le cui economie si sono in grave crisi, ripercorrono le strade dei loro avi.

Così il flusso di italiani, spagnoli, greci e portoghesi verso la Germania aumenta costantemente. I dati del Bundesagentur für Arbeit, l’agenzia tedesca per il lavoro, confermano la tendenza: un deciso aumento di giovani provenienti dal sud dell’Europa. Una tendenza talmente marcata che alcuni economisti parlano di fenomeno strutturale. Risulta considerevole l’aumento negli ultimi anni – si calcola il 22% in più rispetto al 2011 , cioè circa 8000 nuovi italiani che pagano le tasse e la Previdenza Sociale in Germania nel 2011 – dato che la Repubblica Federale è un paese in grado di offrire impiego e opportunità lavorative.

Risulta evidente che la crisi sta spingendo giovani italiani, spagnoli e portoghesi a lasciare il proprio paese e a prendere una decisione pratica e realista: se nel mio paese non c’è lavoro, non mi resta altro che andarmene. Per questo vediamo che le scuole di lingue e il Goethe Institut riempiono le aule e aumentano l’offerta di corsi. Come afferma giustamente Klaus-Dieter Lehmann, presidente del Goethe, non si tratta di ragazzi che desiderano “leggere Schiller in lingua originale: vogliono aumentare le loro possibilità di trovare lavoro”. Per questo i giovani che prendono parte ai corsi intensivi vogliono imparare un linguaggio tecnico (giuridico, meccanico, medico…) e preferiscono studiare più il tedesco che l’inglese.

Siamo di fronte ad una situazione drammatica: giovani che stanno perdendo la speranza nel futuro e che quindi decidono di emigrare in cerca di un’opportunità. Le statistiche sono scoraggianti: secondo l’Istat, l’Istituto italiano di statistica, più di un terzo degli italiani tra i 15 e i 24 anni sono disoccupati (il 35,3 per cento). In Italia la chiamano “generazione 2.0″ o,  secondo alcuni più correttamente, “generazione 35%” (di disoccupazione). Mala tempora currunt, e sulla condizione giovanile si addensano nuvole scure. L’aumento continuo della disoccupazione, la precarietà degli impieghi a tempo determinato, i contratti spazzatura obbligano questi giovani all’esodo dall’Italia, “alla ricerca della felicità”. Questi giovani si trovano “al margine dell’esclusione sociale“ e quindi per loro emigrare non è una decisione ma una necessità, una possibilità disperata. Bisogna combattere questa situazione, bisogna evitare che i giovani finiscano per “scappare“ dal paese o finiscano a lavorare per uno stipendio indecente o in condizioni di semischiavitù.

Le organizzazioni criminali potrebbero approfittare di questa disperazione reclutando i giovani nelle proprie file, offrendo loro ipocritamente un futuro migliore. Il Governo dovrebbe preoccuparsi di creare posti di lavoro, di stabilire un criterio meritocratico nei concorsi e nei colloqui, di incoraggiare la produttività. Analogamente, dovrebbe debellare lo storico sistema clientelare e nepotista che vige in Italia, dove una raccomandazione o un aiutino è  la cosa più importante. Ciononostante i giovani, angosciati da un presente problematico e da un futuro incerto, lottano contro la gerontocrazia al potere, che si nutre di immobilismo e conservatorismo, in quello che abbiamo già definito “un paese per vecchi”. Per questo si assiste ad un allarmante aumento della disoccupazione giovanile, che, oltre ad essere una cattiva notizia, preannuncia un autunno bollente.

[Articolo originale "¿Los jóvenes italianos? ¡A Alemania!" di Andrea Donofrio]

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Traduzione di:
Michela FarinaItalia Michela Farina
Laureata in Lingue e Letterature Straniere, si occupa di Social Media Monitoring e Analisi del linguaggio naturale. Nel tempo libero insegna italiano, studia arabo e traduce dallo spagnolo.
Revisione di:
Amina IacuzioFrancesco Pasquarelli