In periodo di crisi gli italiani non comprano più giornali. Visita a due edicolanti di Roma.

“Sempre e solo risparmiare, continuamente!“

Die Zeit

In periodo di crisi gli italiani non comprano più giornali. Visita a due edicolanti di Roma.

Sono le cinque del mattino, Roberto Animobono solleva la serranda dell’edicola, mentre Roberto Quintilioni srotola il tendone, entrambi in silenzio. Via Cavour, una delle principali arterie di Roma, di solito così piena di vita, è avvolta dalla lattiginosa luce dell’alba estiva. La città dorme ancora.

Seduti sotto il tendone, su cui spicca a caratteri cubitali la scritta “Edicola“, all’interno di un massiccio palazzo ottocentesco, tra un bar e una libreria, i due ogni giorno aspettano fiduciosi, seduti in mezzo alle cartoline, ai DVD e alle borse da spiaggia. Robi e Robé, così si chiamano reciprocamente, uno robusto, l’altro ancor di più, hanno trascorso insieme metà della propria vita in questo spazio ristretto – per 20 anni hanno lavorato per la Kodak, da tre anni gestiscono questa edicola. Ma quando arriva il primo cliente?

Ecco il il furgone delle consegne, i due Roberto scaricano le pesanti pile di quotidiani freschi di stampa, accatastandoli in un angolo del locale, poi aprono gli espositori dei giornali. Alle sei ecco un segnale di speranza: il gestore del bar accanto entra nel negozio per acquistare il quotidiano locale, Il Messaggero, e il Corriere dello Sport, il principale quotidiano sportivo italiano. I suoi clienti abituali li leggeranno mentre fanno colazione. “Timore per l’Europa” titola il Messaggero. Il quotidiano sportivo è preoccupato per il destino calcistico italiano. I migliori calciatori hanno lasciato il campionato, prima se n’è andato Eto’o, poi Ibrahimovic e Silva, adesso sta per andarsene Lavezzi. Vanno dove possono guadagnare di più, non certo in Italia dove c’è solo crisi.

“La crisi spunta ogni mattina“, dice Roberto, quello più magro. Tempo fa il momento di maggior afflusso dei loro clienti era tra le sette e le nove. Prima di andare al lavoro i romani, si fermavano con la macchina a lato della strada, lanciavano i soldi sul bancone, e afferrando velocemente il giornale scappavano via. “Oggi lasciano la macchina a casa”, dice Roberto, quello più grasso. La benzina è sempre più cara, quasi la metà dei romani va al lavoro con il bus o la metro. Roberto sventaglia il carnet dei biglietti che a Roma sono in vendita anche nelle edicole e dice: “Chiaramente adesso ne vendiamo di più, anche se dal mese di giugno il prezzo è aumentato del 20 per cento!”.

Se vogliamo vederla così, i due Roberto hanno evitato la crisi, che alla fine sembra averli solo sorpassati. Tre anni fa, quando la crisi era solo un lontanissimo problema delle banche, Robi e Robè si sono messi in proprio con la loro edicola. Prima avevano un giro di clienti di stampanti Kodak, Animobono con il suo carattere esuberante era la forza trainante, il tranquillo Quintilioni era quello che manteneva la calma nei momenti difficili. Guadagnavano bene entrambi, era un lavoro sicuro – finché l’azienda fotografica non si è trovata in difficoltà. Quindi i due Roberto hanno deciso di mollarla prima di essere licenziati. Questo succedeva nel 2009, quando entrambi avevano appena compiuto 50 anni. “Avevamo tre possibilità” racconta Animobono: “Aprire un bar, una tabaccheria o un’edicola”, e hanno optato per la più italiana delle tre attività, l’edicola. I romani sono affezionati alla propria edicola, punto di ritrovo per scambiare un paio di chiacchiere. A Roma ci sono piazze in cui riescono a convivere fino a 5 edicole contemporaneamente. In Italia non c’è l’abitudine di ricevere a casa il giornale, si va di persona a comprarlo. Quindi è difficile che un’edicola fallisca. I due Roberto hanno pagato 420.000 euro per 25 mq. di area commerciale nella rinomata Via Cavour.

Ma poi è successo qualcosa che nessuno aveva previsto: esattamente come per i propri politici gli italiani si sono allontanati dai giornali. Quello che hanno deciso i politici è finito su tutti i giornali. Apparentemente è come se la gente avesse deciso di punire allo stesso tempo, chi è all’origine delle cattive notizie e chi le diffonde.

L’anno scorso quasi 5000 edicole hanno chiuso battente sul territorio italiano, ora la metà di quelle romane è a rischio. “Ma non dipende solo dal fatto che la gente legge meno i giornali”, dice Animobono: c’è in corso una guerra tra boss. L’attività di distribuzione stampa nella capitale è nelle mani di due grossisti, che circolano su limousine dai vetri oscurati, con scorta e guardie del corpo, proprio come i mafiosi. Sono loro che impongono alle edicole quali e quanti periodici ordinare. Pagamento anticipato. “Roba da pazzi” dice Animobono e tira fuori dallo scaffale una rivista sulle case di campagna. “Ne dobbiamo ordinare ogni mese 20 copie, a sette euro l’una. Ma riusciamo a venderne, quando va bene, solo tre. Noi edicolanti siamo diventati il bancomat dei grossisti e delle case editrici.”

Una signora di mezza età con degli eleganti occhiali da sole entra nel negozio. Sono solo le 11, nell’edicola si sente soltanto il ronzio del condizionatore che va a manetta. La signora si sventola e chiede La Repubblica. “Il suo sguardo cade sui titoli che parlano di crisi. Dice che lavora nella più importante galleria d’arte della città, quindi significa che al momento ha poco lavoro. Il gigantesco palazzo delle esposizioni, un’attrazione turistica, è rimasto chiuso per ben cinque mesi, proprio in piena stagione turistica! La signora sbuffa sdegnata. “Il comune non può più permettersi neppure di mantenere i condizionatori in funzione. Come diavolo faremo ad andare avanti? Già ora siamo un paese senza cultura”.

Roberto, quello più grasso va fuori a fumarsi una sigaretta. Roberto, quello più magro, impreca contro il governo. “Sempre e solo risparmiare, continuamente! E la politica è la prima a dare il cattivo esempio. Cosa ce ne facciamo di migliaia di parlamentari? Perché mai percepiscono gli stipendi più alti d’Europa? E chi dovremmo votare l’anno prossimo? Ci propinano personaggi che dobbiamo tenerci per forza.” Ora l’edicola è piena, ma non sono clienti veri e propri, vengono solo per piantar grane. Se si tratta di parlare male del governo, tutti hanno qualcosa da aggiungere. Mario Monti non è meglio del suo predecessore, dicono, perchè chi ha i soldi resta intoccabile.

É il tipico rumoreggiare italiano, chiacchiere da edicola, da osteria e oratorio, e più a lungo dura, più suona deprimente. Berlusconi ritornerà, e allora usciremo dall’Europa. La Merkel ci manderà sul lastrico, dice la gente nel negozio dei due Roberto, la tedesca ci tratterà come i Greci, magari non subito, ma presto.

All’ora di pranzo, quando sono andati tutti via, i due Roberto vanno a turno a mangiare un’insalata al bar della piazza. Con gli anni hanno adeguato le proprie abitudini l’uno all’altro, come una coppia di vecchi coniugi. Questa dannata dieta prima dell’estate, borbotta Roberto, il più robusto.

„La gente diventa sempre più rabbiosa“ dicono più tardi, quando inizia il pomeriggio e ritorna la calma nell’edicola. “La maggior parte si limita a prendere il giornale e sparisce senza salutare. Non c’è più una vera comunicazione. “ Nessuno si fida più dell’altro. Sei fascista? Comunista? Da che parte stai? Berlusconi ha lasciato in eredità agli italiani non solo i debiti, ma anche una terra di sospetti.

Si vendono ancora solo un paio di riviste, pagine colorate piene di pettegolezzi su attricette, questi sono gli argomenti che interessano: chi bacia chi? Chi ha lo yacht più grande? Una fuga nelle illusioni. In una foto di prima pagina si vede Berlusconi con la potente figlia Marina, detta “la zarina“; poi c’è la figlia minore Barbara, fotografata con il fidanzato Pato, un calciatore. Poi di nuovo Berlusconi, circondato dai nipotini, in una delle sue sette ville. Ancora un paio di riviste per signore con gadget gratuiti allegati: borse da spiaggia, occhiali da sole, bikini. I pochi clienti dell’edicola non alzano nemmeno lo sguardo, hanno fretta, vogliono solo trascorrere un’estate serena e sono di nuovo già spariti.

I due Roberto ammiccano simpaticamente, anche loro hanno voglia di vacanze. Quintilioni andrà a riposarsi al mare in Italia, Animobono andrà con la moglie in Spagna. Da un paese in crisi ad un altro. “Mi terrò alla larga dai giornali” dice. Desidera una vacanza lontano dalla realtà, almeno per un paio di giorni.

[Articolo originale "Immer nur sparen und kein Ende" di Birgit Schönau]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, dopo anni di insegnamento, si è scoperta traduttrice grazie alla collaborazione con IDE. Seleziona e traduce dal tedesco e dal francese articoli di stampa e approfondimenti culturali, notizie e curiosità, e che pubblica sul suo blog ClaTi
Revisione di:
Valentina Giagnorio