Con "Bella Addormentata”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Marco Bellocchio perfeziona il suo ritratto dell’Italia. Il film si svolge nel febbraio del 2009, quando il Paese è lacerato sulla sorte di Eluana Englaro.

Marco Bellocchio: “L’Italia è cinica e depressiva”

Le Monde

Con Bella Addormentata, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia mercoledì scorso, Marco Bellocchio perfeziona il suo ritratto dell’Italia, iniziato con il suo primo lungometraggio I pugni in tasca del 1965. Il film si svolge nel febbraio del 2009, quando il Paese è lacerato sulla sorte di Eluana Englaro, in coma vegetativo dal 1992 a seguito di un incidente d’auto. Dopo una lunga battaglia legale, suo padre ha ottenuto il diritto di interrompere il sistema di alimentazione forzata che la teneva in vita.
Questa vicenda drammatica, realmente accaduta, funziona da catalizzatore nella finzione immaginata da Bellocchio, i cui personaggi si risvegliano dalla loro apatia uno ad uno, man mano che l’agonia di Eluana si avvia verso la fine. Un film di rara precisione, che colloca il regista, oggi 72enne, tra i più lungimiranti osservatori dei problemi della società italiana.

Alcune manifestazioni di dissenso hanno  segnato la presentazione di Bella addormentata a Venezia. Se lo aspettava?
I manifestanti mi accusano di aver ucciso una seconda volta Eluana con il mio film. Una frase terribile, che pronunciano brandendo l’arma dell’amore, propria dei cristiani. Tuttavia fanno parte di una frangia molto minoritaria ed intollerante della comunità cattolica italiana. Era già successo nel 2009: solo qualche attivista era arrivato in corriera a Udine, al capezzale di Eluana. Il grosso delle discussioni tra laici e cattolici era stato già effettuato  attraverso i media.

Eluana è morta il 9 febbraio 2009. Perchè ha atteso tre anni prima di realizzare il film?
Bella Addormentata nasce dalla  mia ammirazione per Beppino Englaro, padre di Eluana, un uomo discreto che per molti anni ha lottato da solo, rifiutando sempre ogni strumentalizzazione. Quando ho iniziato a lavorare su questa vicenda, sentivo di essere troppo coinvolto. Ho lasciato passare un po’ di tempo per poterci lavorare con maggiore distacco.

Il suo film colpisce per la sua grandezza e musicalità…
Mi piace circoscrivere le mie storie nel tempo. Due giorni nel film L’ora di religione (2002), qui sei.
La geografia del film, invece, è molto vasta: Udine, Roma, il Piemonte, la Toscana… Sentivo, inconsciamente, che questa pluralità di luoghi mi avrebbe permesso di parlare dell’Italia nel suo insieme.

E’ lei, [l’Italia, N.d.T.], la “bella addormentata” del titolo?
Diciamo che la maggior parte dei personaggi si sveglia o si risveglia: il senatore che si oppone al proprio partito, sua figlia che trova l’amore, una donna che rinuncia a suicidarsi… Ad un certo punto, uno di loro afferma che l’Italia è un paese cinico e depressivo. E’ quello che penso. La classe politica manca di senso civico, i giovani di entusiasmo. Ognuno pensa solo a sé stesso. La disperazione affossa il nostro presente e ci impedisce di immaginare un futuro.

In tutto il film appaiono schermi televisivi. Secondo lei quanto ha contribuito la televisione alla depressione italiana?
La televisione ha sconfitto il cinema, ed io ne sono testimone. Quando ho iniziato a fare questo mestiere, il cinema era una forza indipendente, incuteva paura e dava scandalo. Oggi l’Italia produce solo film di cassetta, legati a puri scopi commerciali. Rimane solo una manciata di autori che sopravvivono come fossero in riserva.

Nonstante la sua forma corale, il film non è neutro, prende posizione.
Diffido delle posizioni prese per principio, a priori, ma non credo alla neutralità nell’arte e i miei film riflettono le mie idee. In fondo assomiglio al personaggio del senatore, interpretato da Toni Servillo. Mi riconosco nella sua fragilità, nelle sue incertezze, nella sua moralità, nell’attenzione che rivolge a chi lo circonda.

Perchè gli ha fatto rivestire la parte di un membro di Forza Italia?
Dopo lo scioglimento del loro partito, molti ex socialisti, non fidandosi dei comunisti, hanno scelto il campo di Berlusconi con la speranza di cambiarlo dall’interno. Tra di loro c’erano persone oneste, proprio come questo personaggio.

All’inizio del film un flash televisivo mostra le difficoltà finanziarie che turbano l’Italia. Lei subisce la crisi ?
Agli artisti non hanno tagliato i viveri, li hanno ridotti. Per esempio, il gruppo Mediaset ha diminuito i suoi investimenti nel cinema. Ma, malgrado la recessione, la RAI ha co-prodotto il film e noi siamo stati in condizione di girare con un’autentica libertà nei mezzi. Vede, l’Italia è un Paese pieno di contraddizioni. Per esempio, gli studi di Cinecittà, che sono stati gestiti in maniera disastrosa, devono reinventarsi e liberarsi dal proprio passato se vogliono resuscitare. Aggrapparsi a Fellini, Ben Hur, Quo Vadis li porterà al fallimento.

E’ una situazione simile, in un certo senso,  a quella del giovane attore di Bella Addormentata, che vive nell’ombra della madre, una famosa attrice ormai al tramonto…
E’ in una posizione precaria, deve farsi un un nome nonostante la presenza della madre che considera la sua vocazione una maledizione. Ironicamente, nel cast sono presenti tre “figli d’arte”: quello di Ugo Tognazzi, quello di Michele Placido e mio figlio Pier Giorgio. Tutti e tre devono dimostrare di avere talento e smentire chi sospetta che abbiano goduto di privilegi.

I personaggi del suo film sono spesso  in contrasto con il gruppo a cui appartengono: lavoro, famiglia, partito…
E’ una situazione che considero normale. Mi piace immaginare personaggi che non accettano di essere ridotti ad un ruolo passivo, e che invece si scontrano con l’ordine precostituito.

E’ per questo che nei suoi film spesso si incontrano personaggi folli?
La follia è una forma perdente di ribellione. E’ una rivolta con cui a volte posso anche trovarmi d’accordo, ma è talmente disperata che è destinata a fallire.

[Articolo originale "Marco Bellocchio : "L'Italie est cynique et dépressive"" di Aureliano Tonet]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, dopo anni di insegnamento, si è scoperta traduttrice grazie alla collaborazione con IDE. Seleziona e traduce dal tedesco e dal francese articoli di stampa e approfondimenti culturali, notizie e curiosità, e che pubblica sul suo blog ClaTi
Revisione di:
Chiara Cavedoni