In due libri recentemente tradotti in spagnolo, il filosofo italiano Roberto Esposito, nome chiave della biopolitica, illustra un pensiero legato ai dibattiti contemporanei.

A favore della differenza

La Nación

In due libri recentemente tradotti in spagnolo, il filosofo italiano Roberto Esposito, nome chiave della biopolitica, illustra un pensiero legato ai dibattiti contemporanei.

“L’Italia è la frontiera tra due mondi culturalmente contrapposti: l’Europa e il Mediterraneo, il Nord e il Sud. È un paese fatto di fratture, di crepe”. Questa evocazione del paese natale del napoletano Roberto Esposito (1950), uno dei teorici più importanti della biopolitica, riassume le ragioni che spiegano il profondo interesse della filosofia italiana per la politica, ma anche il suo modo di intendere la politica stessa: uno spazio di discussione che si regge su contrasti che devono essere smascherati..

Come Wittgenstein e Marx, Esposito ha la fortuna di essere duplice. La moltiplicazione del pensatore italiano si sostiene con l’esistenza di due Esposito contrapposti: uno critico e decostruttivo e l’altro propositivo.

L’uno si sviluppa intorno al concetto dell’impolitico attraverso tramite Martin Heidegger e Simone Weil, mentre l’altro a partire dal conflitto tra comunità e immunità tramite Michel Foucault. La recente pubblicazione in spagnolo di due volumi appartenenti a queste tappe permette di capire non soltanto i legami tra Esposito I e Esposito II, ma anche il modo in cui i dibattiti e gli avvenimenti contemporanei hanno segnato per sempre il suo pensiero.

Così come Nove pensieri sulla politica – pubblicato nel 1993 – segna il passaggio dalla prima alla seconda fase, il recente Terza persona. Politica della vita e filosofia dell’impersonale – presentato in Italia nel 2011 – si apre alla proposta di un nuovo vocabolario.

Esposito I – quello che indaga sulla decostruzione del vocabolario politico moderno – esce allo scoperto con Categorie dell’impolitico (1988). In questo caso, l’idea dell’impolitico è negativa: non è una scappatoia dal politico e tantomeno il suo superamento.

Si tratta dell’incapacità del pensiero politico di affrontare la dimensione caotica della realtà politica. È chiaro che l’esaurimento progressivo delle categorie politiche moderne non significa la sua scomparsa definitiva, ma la prova che si crea al suo interno una crepa. Quest’altra cosa non sarà la depoliticizzazione spinta stimolata dal liberismo.

Per esporre i motivi del suo spirito decostruttivo, Esposito evoca in Nove pensieri sulla politica una frase chiave di Simone Weil: “Possiamo prendere tutti i termini, tutte le espressioni del nostro vocabolario politico, e aprirli; al loro interno troveremo il vuoto”.

La questione dell’impolitico – aggiunge lo scrittore napoletano – gira intorno a quale significato attribuire a questo “vuoto”. Non è la fine della politica, è il suo principio. È in questo modo che in tutto il volume le categorie della politica, democrazia, responsabilità, sovranità, mito, opera, parola, male, Occidente, comunità e violenza – queste ultime considerate un binomio – vengono analizzate con il fine di mostrare la recente frattura tra politica e pensiero.

La filosofia, sottolinea Esposito, non dà conto di questo perché essa stessa ne è la responsabile attraverso la negazione del conflitto. L’argomento centrale del testo viene alla luce, ad esempio, quando si mostra che l’idea di democrazia non si oppone al mito – come pretendevano Schumpeter o Weber – ma si genera un altro mito che riafferma la relazione dello stesso mito con il totalitarismo. È dunque necessario demistificare il concetto di democrazia tramite il suo smantellamento semantico.

Se Nove pensieri chiude la questione dell’immunità è perché è proprio lì che Esposito I ha intravisto la necessità di inventare Esposito II: vale a dire, fondare una strategia propositiva fondata sulla trasformazione della biopolitica in una politica della vita, e non solo sulla vita; vale a dire, una matrice capace di contrapporre principi per generare vita.

Ed è per raggiungere questo obiettivo che durante gli anni successivi si concentra su due nozioni: comunità – intesa come elemento relazionale – e immunità – cioè l’elemento refrattario -, una relazione paradossale ma necessaria dove il predominio dell’immunità risulta fondante della modernità e non il suo mero effetto.

Le categorie moderne sono presentate come un tentativo di rendere immune il corpo sociale dal comunitario, e quando l’immunità arriva a questo estremo attacca la vita.

L’11 settembre 2001 segna l’inizio della radicalizzazione della crisi immunitaria a partire dalla richiesta di sicurezza, e questioni come l’ossessione per gli effetti dell’immigrazione non fanno che rivelarla in tutte le sue conseguenze. Oggi è necessario, afferma Esposito, restituire la comunità alla differenza e l’immunità alla contaminazione.

È all’interno di questo nodo concettuale che Terza persona si concentra su un paradosso: quanto più si cerca di delimitare le caratteristiche delle persone, per mezzo della propria reificazione, tanto più vengono spersonalizzate. La ricerca affrontata da Esposito dell’idea di persona – nella Dichiarazione dei diritti umani del 1948, nel diritto romano, nel pensiero cattolico, in quello liberale, nella psicoanalisi e nella bioetica – presuppone una stessa logica di esclusione: coloro che godono di un diritto risultano definiti per contrasto rispetto a quelli che ne vengono esclusi.

Diventa urgente la costruzione di un nuovo dizionario politico capace di analizzare la relazione tra gli esseri umani e sviluppare una biopolitica della vita capace di stabilire un rovesciamento nella relazione tra le forze.

Una delle virtù dello stile argomentativo di Esposito consiste nell’uscire da qualsiasi schema sospettato di narrazione sostitutiva; è capace di mantenersi in una zona paradossale dove la contingenza del pensiero – come quella dell’azione politica stessa – non attenta alla sua efficacia. È lì dove, al di là di possibili obiezioni puntuali, il suo lato decostruttivo e costruttivo – o i suoi alter ego I e II – si uniscono in modo edificante.

[Articolo originale "En favor de la diferencia " di Cecilia Macón]

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Traduzione di:
Elena BergamaschiSpagna Elena Bergamaschi
Laureata in Management Internazionale, ha vissuto in Spagna dove ha frequentato l'ultimo anno di specialistica. Ha una forte passione per la lingua spagnola e latino americana, ama i viaggi non convenzionali e nel tempo libero studia arabo, corre e cucina... soprattutto dolci perché nella vita, se c'è qualcosa che non può mancare, è la dolcezza.
Revisione di:
Francesco PasquarelliAmina Iacuzio