Agenzie di rating e speculatori di borsa profetizzano: grazie a Mario Monti l’Italia ce la farà. E l’Europa ne prende buona nota con sollievo. Troppo presto, forse. Perché funzionari di partito romani meditano un piano altamente esplosivo: sfiduciare il governo “del risparmio” di Monti e andare alle elezioni anticipate in autunno.

Funzionari di partito tramano contro Monti

Der Spiegel

Agenzie di rating e speculatori di borsa profetizzano: grazie a Mario Monti l’Italia ce la farà. E l’Europa ne prende buona nota con sollievo. Troppo presto, forse. Perché funzionari di partito romani meditano un piano altamente esplosivo: sfiduciare il governo “del risparmio” di Monti e andare alle elezioni anticipate in autunno.

E’ proprio il capo degli analisti dell’agenzia di rating Fitch, David Riley, a vedere improvvisamente un futuro roseo per l’Italia, da lui stesso indicata, sino a un paio di mesi fa, come la minaccia più consistente per l’euro. In una recente intervista televisiva ha sostenuto che, se l’Italia continuerà a operare come ha fatto finora, uscirà dalla crisi già il prossimo anno: tutto ciò grazie a Mario Monti, il cui governo gode sui mercati di “un’altissima credibilità politica”.

Questo plauso suona bene, ma c’è da considerare il rovescio della medaglia: l’esecutivo Monti scade a marzo 2013 e il professore di economia intende tornare all’università. Gli italiani saranno chiamati a scegliere un nuovo governo e solo dopo l’esito delle elezioni – mette in guardia Riley – si deciderà il destino del paese. Gli investitori sono infatti riluttanti a impegnare denaro in Italia, non avendo chiaro chi governerà il prossimo anno. “I rischi politici sono maggiori di quelli economici” sostiene il dirigente dell’agenzia Fitch.

Un clima poco positivo nel paese

Molti la pensano così sia in Italia che oltre frontiera, a Berlino, Parigi o Bruxelles. E’ vero che “Super Mario” ha perso popolarità tra i suoi connazionali – a causa dell’ aumento delle tasse, di manovre restrittive, della disoccupazione crescente e di un prezzo della benzina che supera i due euro al litro. Ma, stando ai sondaggi, più del 30% dichiara di avere ancora fiducia in lui. Nessuna forza politica ha un simile consenso. Al contrario, la maggior parte degli italiani ne ha abbastanza dei dirigenti dei vari partiti. “Ci hanno messo solo nei guai” è quello che si sente dire nelle discussioni private e in quelle pubbliche, sia di destra che di sinistra, “mandiamoli tutti a casa!”.

Nonostante le critiche e il clima di tensione che regna nel paese, la maggior parte degli italiani sarebbe ben contenta se il governo provvisorio di Monti durasse ancora un po’.

Di ben altro parere sembrano però i funzionari dei partiti – per altro così poco amati. Si considerano insostituibili e intendono riprendersi il potere, anziché sottostare continuamente alle prescrizioni del governo Monti: è chiaro che molti di loro non vogliono aspettare neanche sino a primavera. La Lega Nord, che si batte per l’autonomia del nord del paese, partner di Berlusconi sino alla caduta del governo lo scorso autunno, chiede già da tempo elezioni anticipate. Ma si è lasciata alle spalle gli anni migliori, stretta com’è nelle maglie dello scandalo per la gestione “privata” delle finanze del partito. Neanche le proteste che ha sollevato contro l’esecutivo Monti sono state prese sul serio. Ora però si discute di “elezioni in autunno” anche nei due grandi blocchi politici che finora hanno sostenuto il governo Monti: il PDL, il partito del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi e il PD, il Partito Democratico, forza politica degli ex comunisti, oggi su posizioni più social democratiche. Seppure per ragioni molto diverse, le due parti si aspettano dalle elezioni molti vantaggi.

Andare alle elezioni, prima che esploda la bomba

Gli strateghi del PD vedono finalmente l’opportunità di tornare a essere la forza più importante del prossimo parlamento. Ma i sondaggi elettorali per ora attribuiscono al partito di sinistra circa il 25% delle preferenze. I colloqui con i possibili partner di coalizione, tra cui l’UDC – il partito cristiano democratico stimato al 9% del consenso – sono apparentemente a buon punto. Ora il personale dirigente scalpita e vuole arrivare al centro del potere.

Le possibilità di vittoria della controparte, il PDL di Berlusconi, non sono migliori, anzi. Al momento, al partito viene attribuito il 20% dei consensi. Ma la forza politica, tra divisioni interne e scarsità di concetti, deve pensare più che altro a limitare i danni. “Oggi possiamo arrivare a 125 o 130 seggi” – riferisce una fonte anonima vicina a Berlusconi al quotidiano romano “La Repubblica” – “chi può dire cosa succederà domani”. Il cosiddetto “processo Ruby”, nel quale Berlusconi è accusato di abuso di ufficio e rapporti con una minorenne, è una bomba a orologeria che può esplodere da un momento all’altro. Perciò meglio votare prima che poi.

Entrambi i due grossi partiti temono inoltre che possa ulteriormente aumentare l’affluenza al Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo, dopo quello che si annuncia come un inverno difficile dal punto di vista economico, con la crescente disoccupazione. Già nel corso dell’elezioni regionali di maggio 2012, Grillo ha ottenuto una percentuale di voti tra il 10% e il 20% nel nord e centro Italia, usando toni altamente anti europei. Al momento è dato al 15% e dunque di poco staccato dai partiti di cui sopra e dunque al secondo posto nella classifica dei partiti.

Elezioni in novembre

Questi complotti non sono l’unico argomento a tener banco nei circoli riservati dei partiti: all’interno di ogni formazione si stanno sondando attentamente le possibili alleanze, in vista delle elezioni autunnali. E in questo gioco, tanto critico quanto scottante, non mancano di certo le idee: una di queste consisterebbe nell’inscenare una “crisi politica”, per arrivare prima allo scontro tra partiti e poi a sfiduciare Monti, al quale non rimarrebbe che dimettersi, dando così via libera a nuove elezioni.

Nelle discussioni spunta per altro anche una data: il quotidiano “La Repubblica” sostiene che si potrebbe andare al voto il 25 e 26 novembre. La riforma elettorale, a lungo dibattuta, sembra non essere più un ostacolo: i rappresentanti di tutti i partiti sostengono che è a buon punto, quasi pronta. Già nel corso della prossima settimana dovrebbe essere presentato il modello, da approvare velocemente in parlamento.

Le notizie riguardanti le manovre architettate dalla casta politica italiana mettono in allarme sia la sede dell’UE a Bruxelles che le capitali europee. In un documento redatto dall’UE stessa si dice, quasi con tono ammonitore, che “il maggior pericolo per l’Italia” è insito nel fatto che, con un nuovo governo, “parti delle difficili riforme strutturali messe in moto dal governo Monti potrebbero subire uno stallo”.

Sembra poi che nell’ambito dell’ipotetica unione di centro sinistra PD-UDC si stia ragionando a un progetto piuttosto insolito: sfiduciare Monti anzitempo perché possa continuare a governare – cinque anni, legittimato democraticamente. La cosa in effetti appare semplice e logica. PD e UDC vincono le elezioni, organizzano una coalizione di maggioranza in parlamento e offrono il ruolo di presidente del consiglio a Mario Monti. Ipotesi non del tutto avulsa dalla realtà in quanto i potenziali vincitori delle elezioni non hanno nelle loro fila dei candidati convincenti. Ma c’è un intoppo, per Monti come per i partiti.

Un secondo governo Monti

Oggi Monti è sostenuto dalla destra, dalla sinistra e dal centro. Solo così le sue proposte di legge piuttosto impopolari – messe in atto per sistemare il paese altamente indebitato – vengono sottratte allo scontro dei partiti politici. Se Monti diventasse l’uomo della coalizione di centro sinistra, in parlamento la destra sarebbe subito contro di lui. Berlusconi e i suoi potrebbero così rivitalizzarsi con l’opposizione a Monti. Al contrario la sinistra dovrebbe far propria una politica che spesso è tutto tranne che di sinistra. Altrimenti come si riuscirebbe ad abbassare i costi del lavoro, alzare la produttività economica, snellire l’apparato statale? Tutto ciò porterebbe in breve tempo a uno scontro con i propri sostenitori e a uno spazio d’azione sempre più ristretto per il riformatore Monti. Entrambi – i partiti e Monti – soffrirebbero, perderebbero credibilità e non farebbero progredire l’Italia.

Anche per Monti non deve essere una prospettiva allettante. Il professore preferisce seguire i consigli del dirigente dell’agenzia Fitch, Riley, che gli ha suggerito – dopo i necessari programmi di tagli – di dedicarsi alla crescita economica e di portare avanti più riforme possibili per stato ed economia. Già questo venerdì Monti metterà a punto con i suoi ministri un’ “agenda per la crescita”, con misure molto concrete che, per quanto possibile, dovrebbero essere approvate in tempi brevi in parlamento.

E’ impossibile sapere oggi se chi verrà dopo Monti continuerà sulla linea da lui tracciata o meno. Per questo nelle borse si dice con disinvoltura: “Se Monti se ne va, salirà lo spread” – e quindi gli interessi per i paesi in crisi. Ma questo fatto riuscirà a impressionare gli strateghi di partito?

[Articolo originale "Parteifunktionäre kungeln gegen Monti" di Hans-Jürgen Schlamp]

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Traduzione di:
Elena AcquaniGermania Elena Acquani
Dopo anni di attività nel settore alberghiero/congressuale, si dedica ora a tempo pieno al lavoro di traduttrice dal tedesco (e dall'inglese). Si occupa di traduzione letteraria (al momento saggistica e opere teatrali), di traduzioni legate al turismo (brochure, newsletter aziendali ecc.) e di traduzione giuridica per enti e privati.
Revisione di:
Valeria Lucchesi