Si tratta di Nichi Vendola, leader di un partito di sinistra che, con le sue dichiarazioni, ha dato il via alla polemica

Governatore italiano reclama il matrimonio gay: “Voglio sposarmi”

Clarin

Si tratta di Nichi Vendola, leader di un partito di sinistra che, con le sue dichiarazioni, ha dato il via alla polemica.

“Ho 54 anni e voglio sposare il mio compagno secondo il rito civile e secondo quello della mia Chiesa. Come persona e come cristiano voglio poter vivere una discussione vera e chiedere al mio Stato e alla mia Chiesa (quella cattolica) per quale motivo progetti d’amore non possono essere liberati da un tappo di Medioevo che tante volte ha ferito la nostra vita”: Nichi Vendola, uno dei più popolari governatori delle Regioni italiane (Puglia, nel suo caso) e leader di un partito di sinistra, ha sconvolto il panorama politico con una protesta in pubblico, durante una festa del Partito Democratico, che mette faccia a faccia la componente ex comunista con il settore cattolico della forza politica numero uno – secondo i sondaggi – favorita alle elezioni politiche del prossimo marzo.

La protesta di Nichi Vendola – che ha fatto molto scalpore ma ha anche suscitato aspre polemiche, mentre ampi settori politici e sociali continuano a discutere le idee di apertura e riforma ravvivate dalla morte, quattro giorni fa, del cardinal Carlo Maria Martini – cade proprio nel bel mezzo delle accese discussioni che, su questo tema, stanno movimentando mezza Europa.

L’Argentina è stata il decimo paese a riconoscere legalmente, nel 2010, il matrimonio paritario. Da allora il consenso nei confronti del cosiddetto matrimonio gay è aumentato in maniera considerevole. In Europa il governo francese presenterà una legge simile il prossimo mese su iniziativa del Presidente François Hollande. La Chiesa francese ha reagito qualificando il matrimonio paritario come uno “shock di civiltà”.

Dalla Chiesa cattolica viene la resistenza maggiore, che si estende anche agli altri campi in cui il Vaticano sta perdendo influenza nelle società più aperte. L’aborto, la fecondazione assistita, il testamento biologioco e la “dolce morte”.

In Germania, la cancelliera Angela Merkel è riuscita a bloccare l’approvazione dei matrimoni gay. Ha ricordato che nel suo paese esiste già dal 2001 una legge sulle unioni civili che comprende anche gli omosessuali, ma non è un matrimonio. In Gran Bretagna il governo conservatore ha annunciato che appoggerà una legge sul matrimonio paritario.

In Francia esistono i PAC, le unioni civili. In Spagna, prima che il governo dell’ex premier Rodríguez Zapatero approvasse la legge sul matrimonio paritario, il governo conservatore ultracattolico di José María Aznar aveva cercato di alleggerire la pressione con una legge sulle unioni civili e la Chiesa cattolica, sempre inflessibile, optò per una blanda opposizione al fine di evitare il peggio, che accadde ugualmente.

L’Italia è il grande baluardo, per molti l’ultimo, dell’egemonia della Chiesa in Europa. È la vera patria del cattolicesimo, che si diffuse sotto l’Impero romano e raggiunse gran parte del mondo. Qui c’è il Vaticano e per mezzo secolo ha governato la Democrazia Cristiana, telecomandata dal Papa e dai vescovi italiani su tutti i temi sensibili.

Ecco perché il grido di Nichi Vendola – leader del partito Sinistra, Ecologia e Libertà, con il 7% circa dei voti – ha suscitato grande scalpore. Vendola è nella coalizione del Partito Democratico, è un tranquillo omosessuale che vive da molti anni con il suo compagno canadese, è cattolico praticante e presidente della regione Puglia e la sua popolarità è in ascesa.

Durante una festa del Partito Democratico, Vendola ha avuto uno scontro con Rosy Bindi, presidente del PD nonché leader palese dei “cattolici democratici”, secondo molti addirittura una sorta di suora laica. Rosy ha detto a Nichi che il matrimonio gay non è riconosciuto dalla Costituzione italiana, ma ha accettato che il partito proponga le unioni civili.

Un passo in avanti, dato che il Vaticano aveva sempre osteggiato ogni iniziativa, perfino una timida legge (i DICO) durante il governo di centrosinistra di Romano Prodi (2006-2008), legge che ebbe l’effetto di mobilitargli contro tutto il Vaticano, all’epoca – e fino a poco tempo fa – in stretta alleanza con il conservatore Silvio Berlusconi. Il Vaticano e Berlusconi ne approfittarono per togliere a Prodi il potere.

Il passo in avanti di molti settori cattolici verso l’approvazione delle unioni civili come alternativa al matrimonio paritario sembra ottenere consensi rapidamente, sostenuto da un’opinione pubblica ansiosa di aperture nel campo della vita sociale, nonostante la strenua opposizione di un Vaticano dominato dagli ultraconservatori di Papa Benedetto XVI.

Una decisione della Corte Costituzionale, sancendo il diritto di una coppia omosessuale a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico, ha risolto in gran parte il problema. Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico e probabile primo ministro dopo le elezioni di marzo 2013, ha promesso ieri [04.09.2012, NdT]: “daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale”.

[Articolo originale "Un gobernador italiano reclama el matrimonio gay: “Quiero casarme”" di JULIO ALGAÑARAZ]

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Traduzione di:
Francesco PasquarelliItalia Francesco Pasquarelli
Amante della movida madrilena e di Calderón de la Barca, del Colosseo e di Trastevere, da sempre contendono le sue attenzioni la capitale spagnola e la Città Eterna.
Revisione di:
Elena BergamaschiAmina Iacuzio