![]()
Alfonso Bialetti ha inventato la caffettiera che permette di farsi un delizioso caffè espresso a casa. L’idea gli è venuta guardando la moglie fare il bucato.
Un espresso è roba da professionisti, roba da apparecchi che con sibili e sbuffi, uniscono e trasformano acqua e polvere in un delizioso caffè. Perché le tradizionali caffettiere casalinghe non riescono a tenere il passo con la tecnica del vapore, ecco quindi che gli italiani preferiscono bere il caffè al bar.
Così succede anche ad Alfonso Bialetti che negli anni ’30 è proprietario di una piccola officina di carpenteria metallica di Crusinallo. Di tanto in tanto però si fa il caffè a casa, sulla stufa in un pentolino di metallo col vecchio sistema a filtro, lento e lungo, e il caffè … non è un gran che. Così il signor Bialetti ha tempo di leggersi in pace il giornale e osservare la moglie Ada che fa il bucato. Le casalinghe di allora usavano un sistema che consisteva nel versare più volte, sul bucato contenuto in un mastello, la liscivia bollente facendola scorrere attraverso un tubo che si poteva muovere, in modo da distribuirla su tutta la biancheria.
Ecco che nasce l’idea
Bialetti l’ha già visto fare innumerevoli volte, però un giorno gli scatta qualcosa. Heureka! Proprio questo semplice sistema di acqua in pressione potrebbe andar bene per fare il caffè. Bialetti per anni lavora con accanimento sulla sua idea. Diversamente dai produttori per macchine professionali, egli utilizza un materiale sconosciuto fino ad allora per gli elettrodomestici: l’alluminio. Leggero e duttile, ma robusto e inattaccabile dalla ruggine. Nell’Italia degli anni ’30 era considerato il metallo moderno per eccellenza che al tempo stesso manteneva intatto il valore dell’artigianato tradizionale.
Nel 1933 Bialetti mette sul mercato la sua prima macchina da caffè espresso per uso domestico. Il sistema è semplice come quello adottato per fare il bucato: si mette la macchinetta sul fornello, nella sua parte inferiore l’acqua si riscalda e quando bolle il vapore sale con forza attraverso un filtro colmo di polvere di caffè pressata. Il liquido fuoriuscito si raccoglie nella parte superiore della macchinetta, un altro filtro trattiene la polvere di caffè usata nella parte centrale. Per la forma ottagonale della sua Moka Express, Bialetti si ispira alle caffettiere d’argento in stile Art-déco.
Messa a punto, specializzazione, pubblicità
Tecnica semplice, buoni risultati, prezzi vantaggiosi, bella da vedere – sembra perfetta. La svolta per il successo però non arriva. Bialetti è un artigiano, non è un pubblicitario. La sua invenzione viene proposta solo a livello regionale, poi arriva la guerra, tutto l’alluminio disponibile viene requisito dai militari e Bialetti deve interrompere la produzione.
Nel 1946 il figlio Renato torna a casa dalla prigionia tedesca e rileva l’azienda. Punta tutto sulla Moka Express, mette da parte tutti gli altri prodotti, arricchisce l’assortimento alla grande, con nuove Moke da due fino a dieci tazze e incrementa la produzione a 1000 pezzi al giorno.
Quando scoppia il boom economico degli anni ’50, Bialetti figlio fa partire una massiccia campagna pubblicitaria. Fa pubblicare annunci sui giornali, mandare in onda spot radiofonici, è uno dei primi imprenditori italiani ad investire nella pubblicità televisiva.
In occasione della più importante fiera del paese, quella di Milano, Bialetti tappezza ogni anno la città di enormi cartelloni pubblicitari con le foto della sua caffettiera e nel 1956 Renato fa installare negli spazi della fiera una versione gigante della Moka.
Ce l’hanno in casa nove famiglie su dieci oggi. La Moka Express è venduta in tutto il mondo a oltre 280 milioni di persone, la forma non è cambiata, è diventata un classico. Anche il personaggio della pubblicità, l’uomo con i baffoni, un omaggio al fondatore dell’azienda, Alfonso. “In casa un espresso come al bar”, questa è la promessa.
















Dicono che il caffè fatto con la moka ha molta più caffeina di quello che fanno al bar ma è più leggero (io non ne bevo). Con la macchinetta con le cialde ti puoi fare un buon caffè anche a casa.
Caffè solubile 75 mg in una tazza da 190 ml
Caffè filtro (caffè americano, caffè percolato) 85 mg in una tazza da 190 ml
Caffè espresso 30-50 mg in una tazzina da 30 ml
Tè 50 mg in una tazza da 190 ml
Bibite energetiche(con caffeina o guaranà) 28-87 mg in un bicchiere da 250 ml
Cola (dietetica o normale) 8-53 mg in un bicchiere da 250 ml
Altre bibite analcoliche 24 mg in un bicchiere da 250 ml
Cioccolata 5,5-35,5 mg in una barretta da 50 gr
Io sono comunque per il classico caffè tedesco, lungo, appena imbiancato da una nuvola di crema di latte, da sorseggiare con calma in buona compagnia, accompagnato magari da una golosa fetta di torta o per chi è a dieta da un buon libro.
O.o caffè tedesco? E ti piace?
Io l’unica volta che l’ho preso (in vacanza) sono stato quasi male…. aveva lo stesso odore del lucido per pelle… e anche lo stesso colore! :D
Personalmente viva la moka….. con il “Pellini Top” (ovviamente solo quando la Coop lo mette in offerta! XD)
Il Filterkaffee, così come il the inglese, fa parte integrante di uno stile di vita, la Gemütlichkeit, parola intraducibile per noi italiani, ma che riassume un insieme di abitudini, sensazioni e tradizioni tipici tedeschi.
Naturalmente molti italiani, per non dire quasi tutti, lo considerano una “ciofeca”, per parafrasare qualcuno, ma il bello sta qui: i tedeschi come al solito amano lo stile di vita italiano, ma non ci stimano; gli italiani invidiano lo stile di vita tedesco, ma li detestano :-))))).
Evviva la diversità e abbasso la globalizzazzione :-)))))