Un uomo è seduto alla finestra, sente il profumo del mare ma non lo vede...

Una favola estiva italiana

Der Spiegel

Gli italiani si godono la dolce vita, mentre il resto dell’Europa si affanna per ripagare i propri debiti? Sciocchezze! Gli italiani sono alle prese con la crisi e i pregiudizi, che il resto dell’Europa fomenta ad arte. Ma ora basta con i luoghi comuni.

Un uomo è seduto alla finestra, sente il profumo del mare ma non lo vede. La sua casa, di quattro piani, sottile come un fazzoletto, è disposta in seconda file rispetto al lungomare di Meta di Sorrento, nel Golfo di Napoli. Qualche nave passa lì di fronte e saluta con il solito suono di sirena, inchinandosi a lui, com’è tradizione nel suo ambiente, e come anche lui ha fatto in quella fatale notte invernale. Adesso è seduto dietro le imposte chiuse, che il sole tramontando nel mare di Capri tinge ogni sera di rosso sangue; quasi non osa farsi vedere in giro, a volte si fa solo un giretto in motoscafo nei dintorni.

Nessuna compassione per Francesco Schettino, il Capitano Dilettante, che la gelida notte del 13 gennaio ha fatto naufragare sugli scogli la nave da crociera “Costa Concordia” e che deve convivere con la colpa di aver causato la morte di 32 passeggeri. Anche a Meta, paese natale di Schettino posto tra il Vesuvio e Capri, nessuno prova compassione, anche se spesso è stato detto così. Nessuno dei suoi concittadini giustifica la sua viltà e le sue scuse, neanche i comandanti in pensione del Circolo Nautico in piazza, nemmeno il parroco nella Chiesa dei Naviganti di Meta.

Solo una persona crede ad un complotto organizzato contro Schettino. Qualcuno ce lo ha messo lui lo scoglio lì in mezzo al mare, dice quest’uomo. Ma poi lui stesso si mette a ridere. E’ un amico d’infanzia, dice, una volta gli venne un crampo mentre nuotava in mare, Schettino era in canoa lì intorno e lo riportò a nuoto a riva salvandolo. Gli amici d’infanzia devono dirle queste cose, soprattutto se gli è stata salvata la vita.

Dalla mia visita a Meta ho imparato due cose.

Primo: l’Italia è un pò come Francesco Schettino, che a mala pena esce di casa. Attualmente è la prigione più bella d’Europa. In questa estate, la seconda in tempo di crisi, molti italiani si sentono come in gabbia e isolati, abbandonati dal nord, ridicolizzati. Tuttavia: della crisi si parla ormai da anni, da quando sono venuta qui per studio 20 anni fa. E: gli italiani sanno di essere loro stessi responsabili della crisi. Sono già pronti per un risanamento generale della loro società con tutti i loro mali e malattie, si stanno dando da fare e ci stanno riuscendo.

Secondo: pregiudizi e realtà devono essere accuratamente tenuti distinti. Gli italiani hanno perfettamente ragione ad essere irritati per l’immagine stereotipata, che il mondo dà di loro. Lo spendaccione, lo scroccone, l’ozioso frequentatore dei Club Med, gentaglia fallita del sud. E ancora: un capitano irresponsabile, che abbandona la nave mentre sta affondando, dando stupidamente la colpa al ponte scivoloso, a causa del quale sarebbe caduto finendo nella scialuppa di salvataggio. E’ questa più o meno l’immagine di tutta l’Italia?

Queste immagini sono seducenti ma nonostante ciò errate: l’italia non è ancora KO. L’Italia non sarà ridotta in pezzi e rottamata come sta facendo ora una ditta americana con il relitto della nave al largo dell’isola del Giglio. L’Italia è viva, partecipa finanziariamente ai pacchetti di salvataggio come terza potenza economica nell’eurozona, e può darsi che proprio la crisi abbia riportato in vita l’Italia, “viva la crisi”, anche se può sembrare assurdo.

Quindi estate sul Mediterraneo. Un’estate all’italiana con un incredibile debito di 1.9 mila milioni di euro, un livello di disoccupazione giovanile al sud che supera il 50% e un pericolo di infezione, che può partire dalla Grecia sull’orlo del fallimento e dalle banche spagnole. Ma gli italiani non restano in spiaggia a sonnecchiare, gli italiani meditano sui propri compiti, non solo perchè glielo ha chiesto il premier Mario Monti.

Gli italiani sono diventati degli esperti

Gli Italiani in estate si concedono solo cinque o sei giorni di ferie, di più non possono permettersi e in spiaggia parlano per lo più dello spread. Si sentono frasi del tipo: “Buongiorno come va? Grazie, non c’e male, lo spread è sceso a 300”. Oppure: “Tutto bene?”. “Beh, potrebbe andare meglio, lo spread è salito a 575”. Lo spread, qualsiasi italiano oggi conosce il significato di questa parola straniera, che in questo caso è la differenza tra i tassi di interesse italiani e tedeschi sui titoli di stato. E una specie di termometro che indica il livello di febbre del paese, più basso è, meglio è. La cura ha fatto effetto: gli italiani sono diventati esperti, sono sul chi va là, ma non sono disinteressati o in preda al panico come talvolta noi tedeschi.

E cosa fanno i politici italiani? Da tempo sono al lavoro sulle attese riforme strutturali, in maniera relativamente veloce e con relativo successo. Da quando è in carica Mario Monti, questo Professor Hasting della politica romana, accurato nel chiarire gli equivoci, tenace nel tentativo di porvi rimedio, la barca Italia non affonda più così rapidamente.

Monti è un po’ come il suo loden verde scuro, il suo segno distintivo dopo essersi insediato al governo nel mese di novembre. Preciso, affidabile, onesto e rassicurante. Gli italiani si sono dovuti abituare a quest’uomo che ama dire: “Il politico pensa alle prossime elezioni, l’uomo di stato alla prossima generazione”. Oggi ne sono fieri.

E in questi giorni si avverte persino un sollevato affetto, quando gli italiani nei loro discorsi citano le frasi di Monti riportate dal “Corriere della Sera”, della prima e forse ultima intervista privata del presidente: la sua ammissione, visto che in precedenza era sempre stato molto riservato, della sua infatuazione per Audrey Hepburn nel film “Vacanze Romane”. Un mare, anzi un oceano tra lui e il suo predecessore. Tra il loden un po’ demodé e quelle ragazze, che travestite da infermiere ballavano per Silvio Berlusconi avvinghiate al palo della lapdance.

L’anti-politica fa bene agli italiani

Quando mi sono trasferita a Roma due anni fa, sono rimasta sbalordita da questa rumorosa spacconeria. Non avevo nulla contro la decadenza tardo romana o la sensualità dei cattolici – anche perchè ho scelto io di venire a Roma. Quello che tuttavia ho trovato era un paese paralizzato, aggressivo e provinciale. Il paese dei miei sogni di un tempo non esisteva più. Nuotavo contro corrente. Mentre giovani laureati romani se ne andavano a Berlino, alla ricerca di un futuro, io lasciavo Berlino per trovarmi in una città, che si aggrappa al suo passato, senza essere arrivata al presente.

Ma poi è iniziato un piccolo miracolo, la vecchia politica è stata mandata in ferie d’ufficio, sono comparsi senza essere eletti i tecnici, all’ultimo minuto. L’anti-politica fa bene agli italiani, il miracolo continua, è diventato un bel sogno estivo. Se Monti potesse, anche lui andrebbe in spiaggia a discutere dello spread con gli italiani, ma non non può, lavorerà tutta l’estate e se lo aspetta anche dai 630 parlamentari.

Naturalmente ci sono sempre italiani in ferie al mare, solo che sono diventati consapevoli della crisi. In questo secondo anno di crisi con una meticolosità mai avvertita finora coloro che praticano lo sci nautico a grande velocità si tengono distanti dalle coste, si arriva a Rimini o ad Ostia in maniera ordinata e viene rilasciato lo scontrino per ogni acquisto, per gli ombrelloni, il gelato, lo spritz al bar. “Vacanze etiche”: questa è la nuova tendenza per le vacanze estive.

Anche quest’anno i vicini europei fanno gruppo comune. Ci si muove tutti insieme, uniti come i passeggeri di tutto il mondo e i soccorritori italiani della “Costa Concordia”. Certo, non sono i viaggiatori colti dei grandi viaggi quelli che arrostiscono sulle spiagge italiane. Non ci sono Goethe, Winkelmann o Lord Byron – anzi: anche i turisti cercano l’ispirazione, sole, aria e stile di vita. Vogliono immergersi nella bellezza e nella Dolce Vita a completamento della loro efficienza.

Il cittadino medio italiano è a dieta e sopporta con coraggio

Non tutti i tedeschi riescono a lasciare in valigia la loro germanicità. Un ristoratore della Sardegna racconta di una coppia, che recentemente voleva liberare i pesci dall’acquario del ristorante. L’uomo ha trovato l’azione di salvataggio alquanto strana. Coerenza tedesca contro la adattabilità italiana, si è fatto convincere, ha venduto ai tedeschi, per 500 euro, naturalmente con scontrino, due aragoste che i due hanno liberato in mare.

Gli italiani fanno i compiti, e per questo vogliono essere rispettati e lodati dai vicini e dai mercati. E se lo sono guadagnato. Poichè gli italiani non vivono a scrocco e non si fanno mantenere dal ricco nord, questo è un altro pregiudizio. Il pinco pallino, il cittadino italiano medio, è a dieta e sopporta coraggiosamente, e non lo grida in piazza e blocca tutto, come i suoi vicini di sventura di Atene, anche questo è un miracolo. Sotto l’ombrellone e con l’insalata di pasta la Germania torna ad esser nuovamente argomento di discussione. Perchè ci disprezzate, la Merkel è davvero così severa quando deve cedere? Queste sono le domande. L’Italia è come la Grecia? Gli italiani sono i nuovi spagnoli? Che arroganza, che luoghi comuni. Solo se restiamo uniti siamo europei. Senza gli stati del sud l’Europa è insignificante, fallita, i tedeschi lo dimenticano volentieri. Anche la crisi è una opportunità per imparare dal sud.

Eppure la favola estiva continua in Italia. Una piccola ombra tuttavia oscura il limpido cielo. Si fa sentire l’ultimo stereotipo dell’italiano, oltre al comandante Schettino. Secondo una sua stessa dichiarazione sarebbe il primo capo di governo ad avere riconosciuto la crisi e vuole ritornare alla lira. Dice che il popolo lo vorrebbe nuovamente come candidato, perciò è pronto. Ma non è ben chiaro se il popolo davvero eleggerà in primavera per la quarta volta Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Sarebbe la fine di un bel sogno estivo.

[Articolo originale "Es lebe die Krise" di Fiona Ehlers]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, traduce e collabora con IDE dal tedesco e dal francese, affinchè la libera informazione e la cultura non vengano sommerse dalle politiche distruttive
Revisione di:
Mirko Bischofberger