Lo scrittore americano ebbe vari incidenti cinematografici in Europa, ma brinda alla collaborazione con Fellini.

I film italiani di Gore Vidal: Roma, Caligola e un Ben-Hur gay

The Guardian

L’autobiografia di Gore Vidal “Palinsesto” fu scritta per lo più a Ravello nel 1994. Non descrive molto la vita di Gore a Roma, dove lui e il suo compagno Howard Austen si erano trasferiti in un attico 30 anni prima, tranne che per l’osservazione: “Non avevo mai avuto prima l’esperienza di vivere la vita di paese finché non mi sono stabilito in questa vecchia strada romana”. Invece della folla da “dolce vita”, a Gore piaceva frequentare i “paesani”. Tra gli italiani che amava incontrare c’era Italo Calvino, di cui era un grande ammiratore.

Quando Kenneth Tynan venne a Roma, Gore mi arruolò per aiutare lui e Howard a preparare una lista di ospiti per una festa in suo onore. Tra le molte celebrità italiane che vennero c’era Federico Fellini, che Gore aveva incontrato quando entrambi lavoravano a Cinecittà: Gore lavorava a “Ben-Hur” e Fellini (che Gore chiamava Fred) a “La Dolce Vita”.

Ben-Hur fu uno dei molti incidenti cinematografici di Gore nella Hollywood tiberina. Il suo tentativo di alludere nella sceneggiatura ad un precedente legame gay tra Ben (Charlton Heston) e Messala (Stephen Boyd) non convinse né il regista, William Wyler, né Heston.

Anni dopo, quando Vidal raccontò di questo episodio nel documentario “L’armadio di Celluloide” (1995), Heston scrisse una lettera indignata dicendo che la revisione della sceneggiatura fatta da Gore era stata respinta da tutti. Eppure l’interpretazione di Gore, anche se non ufficialmente accettata, è riconoscibile per gran parte del film.

Un’avventura cinematografica romana anche più disastrosa per Gore fu quella di Bob Guccione della rivista Penthouse, che gli commissionò di scrivere ciò che poteva diventare il Caligola di Gore Vidal. Il regista Tinto Brass lo trasformò in una specie di film porno e dopo essere stato ulteriormente modificato diventò il “Caligola di Bob Guccione”, visto che sia Vidal sia Brass non erano contenti del risultato.

Nel 1971 Gore ebbe la soddisfazione di contribuire al film di Fellini “Roma”. Nella sequenza finale, cenando al tavolo di una trattoria in una strada rumorosa con degli amici romani, tra cui il sottoscritto, Gore ci invitò a brindare con lui: “Quale posto migliore di Roma nel quale aspettare la fine del mondo!”. Alcuni mesi dopo volò da New York a Roma a sue spese, per doppiare personalmente la sua battuta.

[Articolo originale "Gore Vidal's Italian films: Roma, Caligula and a gay Ben-Hur" di John Francis Lane]

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Traduzione di:
Loredana SpadolaSvezia Loredana Spadola
Napoletana e ricercatrice in un’azienda farmaceutica a Göteborg. Lettrice vorace.
Revisione di:
Valentina Micheli