Purtroppo c’è ancora il sospetto che questi giudici siano stati  assassinati perché contrari alla trattaviva e che percio’ siano stati traditi da qualche servitore infedele dello Stato.

Borsellino, Falcone e la mafia in Italia

El Imparcial

Nel 2012 ricorrono gli anniversari di due eventi importanti che hanno cambiato la storia recente dell’Italia: Tangentopoli, con l’indagine Mani Pulite, un’operazione giudiziaria che si proponeva di indagare una fitta rete di corruzione e ricatti che coinvolgeva le piú alte sfere dello Stato, e la morte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nel caso di quest’ultima ricorrenza, nonostante siano trascorsi due decenni, continuano ad esserci molti punti oscuri e veritá da scoprire. Falcone e Borsellino sono morti a due mesi di distanza l’uno dall’altro pagando con la vita il loro valore e il coraggio di affrontare la mafia siciliana. Ciononostante, come ho già scritto in precedenti articoli, il mistero sui torbidi fatti accaduti alimenta il sospetto che questi due giudici non solo affrontarono la mafia, ma si opposero a possibili trattative fra esponenti della criminalitá organizzata e personalità di primo piano del Governo di allora.

E adesso, per presunte ragioni di Stato, non si é ancora trovata la veritá. Purtroppo c’è ancora il sospetto che questi giudici siano stati  assassinati perché contrari alla trattaviva e che percio’ siano stati traditi da qualche servitore infedele dello Stato.

I due uomini di Legge mostravano la loro totale e ferma avversione sulla possibilitá che lo Stato italiano e la mafia negoziassero e raggiungessero un accordo: alcune concessioni sul regime penitenziario in cambio della fine dell’ondata di attentati che affliggevano il paese in quegli anni. Falcone e Borsellino si sarebbero opposti categoricamente a tale scambio e diventarono nemici pubblici della mafia.

Vale la pena di ricordare le parole di Borsellino: “politica e  mafia sono due poteri che vivono del controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra, o si mettono d’accordo”. Forse proprio per tale motivo la sua agenda rossa, dove scriveva le sue riflessioni e scoperte, scomparve dal luogo dell’attentato. Dall’altro lato, sulle possibili relazioni fra mafia e politica, Falcone affermava: “chi accarezza una tigre finisce per perdere un braccio”.

Entrambi persero la vita e resta il dubbio che quegli attentati non fossero solo affari di mafia.
Il silenzio dello Stato macchia la sua immagine e la credibilitá delle sue istituzioni: inoltre, non bisogna dimenticare che “la mafia uccide, il silenzio anche”.

Ancora oggi rimane vivo il dubbio che le loro morti siano state vane: sono servite a scatenare un’ondata di protesta di una opinione pubblica nazionale indignata e a far conoscere al mondo l’ampiezza del dramma della mafia in Sicilia. Ma resta molto da fare in questa guerra, e la fine delle organizzazioni criminali sembra non arrivare mai.
Ogni volta che lo Stato riesce a decapitare i vertici della mafia, decimando le sue forze, le organizzazioni criminali sembrano capaci di riorganizzarsi e di impadronirsi di una parte del territorio.

Perció é arrivato il momento di cominciare un’opera di risanamento sociale e di recupero del territorio e di garantire allo stesso tempo una presenza dello Stato che non si limiti a militarizzare le aree contagiate dalla mafia. Si tratta di indagare sulla connivenza stretta della politica, di fare luce sulla zona grigia dove il potere mafioso e quello politico si toccano e si fondono.  Si tratta di vincere l’“immensitá del male”, espressione coniata dal geniale scrittore siciliano Andrea Camilleri per descrivere le possibili infiltrazioni del mondo criminale in uno Stato deviato ed anomalo.

Falcone e Borsellino sono stati due esempi da seguire per  intelligenza (capirono la necessitá di attaccare la mafia nel suo potere economico), valore e sacrificio. Per questo pensare che i giudici siano stati ammazzati e traditi dallo stesso Stato che servivano rappresenta un’ipotesi vergognosa. Ma scoprire la veritá sarebbe la maniera migliore per onorare la memoria di  questi eroi nazionali, due magistrati che ebbero il merito di lanciare una battaglia aggressiva contro la mafia e che, oggigiorno, rappresentano le figure emblematiche di questa lotta.

Si dimostrerebbe una volta per tutte che lo Stato italiano ha la reale intenzione di combattere la mafia. Falcone e sua moglie, Borsellino e la sua scorta meritano che si conosca la veritá: non basta sapere che, citando le parole di Falcone “gli uomini passano, le idee rimangono. Continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” Hanno bisogno di risposte e che la guerra alla mafia continui.

[Articolo originale "Borsellino, Falcone y la mafia en Italia" di Andrea Donofrio]

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Traduzione di:
Teresa ScolamacchiaMessico Teresa Scolamacchia
Traduce dallo spagnolo
Revisione di:
Elena BergamaschiMichela Farina