StampaTutti ne parlano. Stando a quanto riportano tutte le fonti disponibili, ha messo un intero popolo in ginocchio, imperversa come un’epidemia, devasta come un tornado, uccide senza ritegno come un […]

La famiglia è il piccolo stato

Sydsvenskan

Tutti ne parlano.

Stando a quanto riportano tutte le fonti disponibili, ha messo un intero popolo in ginocchio, imperversa come un’epidemia, devasta come un tornado, uccide senza ritegno come un serial killer.

La crisi.

La profonda crisi economica dell’Italia, conseguenza di un debito pubblico che ammonta al 120 percento del pil.

Eppure la si nota relativamente poco.

Non sto dicendo che la crisi non abbia toccato gli italiani – sarebbe falso – ma i segni visibili di una depressione descritta in termini così drammatici sono in realtà pochi.

Non si vedono lunghe code ai Centri per l’impiego o nei Centri di assistenza sociale. I parchi non sono pieni di alcolizzati che cercano di dimenticare i loro guai bevendo. Le persone sono profumate, ordinate ed eleganti come al solito e i supermercati sono ancora pieni di energiche “signore” (in italiano nel testo, n.d.t.) che fanno acquisti per il pranzo e la cena. Se c’è qualcosa a cui gli italiani non rinunciano mai, è proprio ”l’apparenza” (in italiano nel testo, n.d.t.), il voler fare una buona impressione, e ovviamente la buona cucina.

Si tratta in pratica di due pilastri della società italiana: mai sembrare sciatti, mai mangiare robaccia. Pilastri che a loro volta si basano sulla più importante e stabile istituzione italiana: la Famiglia.

La famiglia è il piccolo stato, quello che conta davvero. Per chi ha visto le proprie tasse venire inghiottite in un enorme buco nero di cattiva amministrazione e corruzione, è in effetti più logico non pagare tutte le imposte, mettere da parte un gruzzoletto e aiutare i propri cari, invece di continuare ad alimentare un apparato statale inefficiente e in parte disonesto.

Per questo si va da genitori o parenti se si ha bisogno di un prestito, un pasto, una baby sitter o cure mediche. È ovvio che i giovani abitino ancora dai genitori e vengano mantenuti da loro quando studiano all’università. Il lavoro lo si trova spesso e volentieri nell’azienda di famiglia o da amici di mamma e papà. Pensa a tutto la famiglia, insomma, e allora a che serve lo stato?

Quando nel Nordeuropa non si comprende perché italiani o greci “non capiscono che è per il loro bene” e non accettano ragionevoli riforme del settore pubblico o delle pensioni, ciò dipende dalla diversa concezione dello stato.

Si è presentato un esempio tipico quando il presidente del consiglio Mario Monti ha nominato un commissario straordinario per controllare gli sprechi nel settore pubblico e il governo ha chiesto ai cittadini di inviare una mail al commissario per dare consigli.

Probabilmente per uno svedese questa è un’idea abbastanza buona, un modo di coinvolgere tutti nel lavoro di risanamento. Molti italiani, tuttavia, si sono sentiti quasi scherniti.

Già dobbiamo sopportare tutte le nuove tasse e i sacrifici economici, e adesso ci fanno pure lavorare gratis per il governo? E poi è inutile, perché tanto le nostre proposte finiscono dritte nel cestino dei rifiuti.

Rompere questo circolo vizioso è la grande sfida davanti alla quale sta il governo italiano. Non avviene in un pomeriggio, ed è impossibile farlo senza prima dare il buon esempio.

Eppure è necessario. Certo, è bello e ammirevole che la famiglia non abbandoni mai i propri membri, e poi questo sistema funziona ancora bene come ammortizzatore sociale. È senz’altro grazie alla forte solidarietà familiare che la crisi in Italia non ha colpito così duramente.

Si tratta però anche di un modello sociale arretrato, in tempi in cui le donne devono costruirsi una carriera professionale, e i giovani devono avere il coraggio di reggersi sulle proprie gambe, metter su famiglia e fare figli. Tempi in cui tutti devono avere accesso ad un mercato del lavoro dinamico e meritocratico, dove si può perdere un lavoro e trovarne uno nuovo in un lasso di tempo ragionevole.

Lo stato deve insomma smetterla di dare per scontato che la famiglia abbia sempre il ruolo di ‘ancora di salvataggio’ o ‘airbag’. E gli italiani devono poter confidare nel fatto che delle loro tasse sia davvero fatto buon uso. Sembra semplice, eppure è estremamente complicato. Ma è proprio lì che stanno i problemi.

[Articolo originale "Familjen är den lilla staten" di Kristina Kappelin]

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Traduzione di:
Giuliano IzzoSvezia Giuliano Izzo
Insegnante di lingue (italiano e spagnolo) e traduttore freelance. Lettore per passione, linguista per diletto e nomade per caso
Revisione di:
Francesca TraldiFrancesco Strino