Mario Monti chiede le dimissioni del presidente della regione a statuto speciale; il debito di 21 miliardi è “insostenibile”

La Sicilia, sull’orlo della bancarotta

ABC

L’Italia sta correndo il grave rischio di avere la propria Grecia in casa. La Sicilia, una delle cinque regioni italiane a statuto speciale, è sull’orlo della bancarotta. È la conseguenza di anni di corruzione e sprechi fino a limiti insospettabili, aggravati da una gestione economica disastrosa da parte dell’amministrazione siciliana, il cui debito è insostenibile: 21 miliardi di euro, secondo la Corte dei Conti.

La situazione è talmente drammatica che il primo ministro Mario Monti ha inviato una lettera al presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, dandogli un ultimatum per dimettersi immediatamente. Mario Monti teme che Palermo, capolougo di regione della Sicilia, si trasformi in un’altra Atene.

Ironia della sorte, i Romani curiosamente chiamavano il sud della penisola italiana e la Sicilia Magna Grecia, ovvero l’area abitata dai coloni greci.

Il timore di Monti è stato ripreso ieri [18.07.2012, NdT] dai giornali di qualsiasi orientamento politico. Il Manifesto (di sinistra) ha intitolato a grandi lettere: “Colonia greca”. Il Giornale (di destra) era d’accordo nell’affermare: “La Grecia d’Italia. La Sicilia è fallita”. La stessa Confidustria, unione degli industriali italiani, attraverso il presidente siciliano Ivan Lo Bello ha definito la regione come “La Grecia d’Italia”.

Bancomat
La bancarotta siciliana, prima o poi, doveva succedere. La Regione è stata sfruttata per anni da tutti i politici siciliani come una mucca da mungere quotidianamente o come un bancomat illimitato e senza controllo. Tutte le cifre che si riferiscono alla Sicilia sono scandalose. Il presidente della regione, Raffaele Lombardo, 61 anni, fondatore (nel 2005) e leader del Movimento per le Autonomie (MpA), di centro destra, guadagna più di 16.000 euro netti al mese. Ricchi stipendi anche per i consiglieri regionali, 90 in totale.

Oltre a essere la regione più indebitata di Italia, la Sicilia è anche quella con il maggior numero di impiegati statali, un esercito di dipendenti: quasi 20.000 (la Lombardia, la regione italiana più ricca, con il doppio di abitanti rispetto alla Sicilia, conta 3.000 dipendenti) e generalmente pagati profumatamente. E non scherzano nemmeno con i dirigenti: ammontano a 1.835, dei quali 192 alla sola disposizione del presidente Lombardo.

Clientelismo politico
Tutti i dati dello spreco e della corruzione in Sicilia sono noti da molto tempo, ma nulla è mai cambiato perchè la politica nella regione funziona con un sistema di clientelismo che a sua volta si ripercuote sulla politica di tutto il paese. In altre parole, più dipendenti statali e favori alla clientela, più voti alle urne.
Il problema è però diventato insopportabile, perchè il paese è con l’acqua alla gola. Il governo di Mario Monti ha imposto un rigoroso piano di austerità e chiede sacrifici ai cittadini, con aumenti di tasse a livelli mai visti prima (la pressione fiscale in Italia è tra il 45 e il 50%, la più alta d’Europa, ma senza che il paese offra servizi pubblici efficienti).

[Articolo originale "Sicilia, al borde de la bancarrota" di Angel Gómez Fuentes]

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Traduzione di:
Elena BergamaschiSpagna Elena Bergamaschi
Laureata in Management Internazionale, ha vissuto in Spagna dove ha frequentato l'ultimo anno di specialistica. Ha una forte passione per la lingua spagnola e latino americana, ama i viaggi non convenzionali e nel tempo libero studia arabo, corre e cucina... soprattutto dolci perché nella vita, se c'è qualcosa che non può mancare, è la dolcezza.
Revisione di:
Michela FarinaFrancesco Pasquarelli